Un maestro indù mostrò un giorno ai suoi discepoli un foglio di carta con un punto nero nel mezzo.

«Che cosa vedete?» chiese. «Un punto nero!» risposero.

«Nessuno di voi è stato capace di vedere il grande spazio bianco!», replicò il maestro.

Come è noto a tutti, il mondo è attraversato  e impastato di luce e di tenebra, di bianco e di nero, di bene e di male.

Il tema del bene e del male è una domanda antica e sempre nuova, che ancora oggi scuote le coscienze dell’uomo e suscita in lui altre domande.

Due colori possono rappresentare e descrivere questi due elementi: il bianco e il nero. Due immagini – come si dice nella citazione sopra proposta: il foglio e il punto.

Come spesso succede, però, il secondo prevale sul primo: è questa la legge che fa riempire di cronaca nera i giornali e le televisioni. Un solo delitto ha più peso di mille atti di generosità e d’amore, secondo i parametri dell’informazione. Anche noi siamo pronti a cogliere la pagliuzza nell’occhio dell’altro e ignoriamo la luminosità sorridente di tanti sguardi. È normale elencare tutte le amarezze dell’esistenza e ignorare la quiete e le gioie che pure accompagnano la maggior parte dei nostri giorni.

Il nostro pensiero si fissa con più facilità sui punti neri del cielo della storia che non sulle distese di azzurro e di luce. Certo, non si deve essere così ottimisti o ingenui da ignorare il male che pure costella le vicende umane, ma non è giusto considerare come marginali la meraviglia delle albe e dei tramonti, lo stupore del sorriso dei bambini, il fascino dell’intelligenza, il calore dell’amore. Il sì è più forte del no.

E in questa linea vorremmo aggiungere un’altra nota. Ce la offre Pirandello, nel suo dramma Il piacere dell’onestà (1918), quando il protagonista dichiara: «È molto più facile essere un eroe che un galantuomo. Eroi si può essere una volta tanto; galantuomini si dev’essere sempre».

Anche nel bene può, quindi, vigere la stessa legge: il punto più luminoso dell’eroismo attira tutta l’attenzione, facendo dimenticare che è ben più mirabile il tenue filo di luce che percorre tutte le giornate di un genitore dedicato alla sua famiglia, forse con un figlio disabile. C’è un eroismo quotidiano che non fa suonare le trombe davanti a sé, ma che ha in sé una grandezza ben più gloriosa.

Il bene e il male, pertanto, coinvolgono sia la dimensione individuale sia la dimensione collettiva o, se si vuole, sociale. Tuttavia, non bisogna mai dimenticare la sapienza e la verità di quel proverbio antico che chissà quante volte abbiamo ascoltato: «Fa più rumore un albero che cade che la foresta che cresce».

Spesso ci concentriamo soltanto sul negativo, dimenticando che questo non vuol dire che il positivo non ci sia … ma è ben nascosto, protetto, custodito e sta a noi guardarlo, costruirlo o tirarlo fuori con delicatezza, da persone e situazioni.

Tornando al piccolo apologo iniziale, possiamo dire che mentre il punto nero è limitato e chiuso, solo il foglio bianco è illimitato in estensione e aperto verso nuove prospettive e orizzonti. Malgrado il male presente nel mondo, alla fine è sempre il bene dei piccoli gesti che ci permette di andare avanti con speranza, certi che il male sarà sconfitto e il bene regnerà.

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Nicola Montereale
Nicola Montereale è nato a Trani (BA) il 1 Febbraio 1994 e vive ad Andria. Ha conseguito la maturità classica presso Liceo Classico “Carlo Troia” di Andria, e negli anni 2007-2010 è stato alunno presso il Seminario Diocesano. Attualmente studia presso l’Istituto Teologico “Regina Apuliae” di Molfetta. Inoltre, è autore di un saggio di ricerca, pubblicato nel 2013 e intitolato “Divinità nella Storia, Dio nella Vita”.

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