Provenza francese, XVI secolo. Nella regione montuosa delle Alpi marittime, tra Nizza e Cannes c’è Cabris, ridente città a 550 metri sul livello del mare.

È qui che agli inizi del 1300 nasce Sybille de Cabris, destinata suo malgrado ad intraprendere una lunga battaglia legale contro dei banchieri italiani. Vittima di assurdi cavilli burocratici, Sybille diventerà la prima persona nella storia vittima della finanza, delle banche e di un sistema finanziario già nel Medioevo dedito alla speculazione. A 1600 fiorini ammonterà il capitale perso per colpa dei banchieri fiorentini Buonaccorsi, una cifra enorme per l’epoca.

Della triste vicenda di Sybille è prova un dossier dell’Archivio di Stato di Firenze. Nel documento sul “Processo di Sybille de Cabris contro Matteo Villani e la Compagnia dei Buonaccorsi” è dato un resoconto stenografico della vicenda giudiziaria, redatto in dialetto toscano e tradotto in latino.

La triste vicenda di Sybille è stata raccontata, nel 1992, dallo storico francese Noel Coulet e, in italiano, in un libro del 2013, dello scrittore Amedeo Feniello.

Sybille, nobile appartenente ad un casato imparentato con gli Angioini (sovrani del Regno di Napoli), sposa nel 1335 il ricco Annibal de Moustiers. Pur se sposati con un matrimonio combinato, i due saranno travolti dalla passione. Sybille rimane incinta ma ancor prima della nascita del bambino rimane vedova. Annibal muore accidentalmente durante un torneo. E già qui, i primi problemi. I parenti del marito, nel tentativo di screditarla arrivano a mettere in dubbio la sua gravidanza. La povera Sybille sarà sottoposta ad un esame da parte di alcune cortigiane, ma fortunatamente il bambino “Annibal de Moustiers II”, detto Annibaldello, viene alla luce.

Grazie ad alcune conoscenze importanti, tra cui Roberto D’Angiò, Re di Napoli e Conte di Provenza, Sybille ottiene la custodia del bambino. I De Moustiers non possono più nuocerle in alcun modo.

La vita di Sybille scorre in Provenza, nel castello di Entrevennes, con il suo bambino, ma il suo tenore di vita va calando. La crisi e le carestie che colpiscono l’Europa nel Trecento danneggiano anche il patrimonio di Sybille che, da sola, non riesce a gestire e controllare i suoi beni che vanno dalla Provenza al Regno di Napoli e Sicilia.

Decide quindi di vendere alcune proprietà in Sicilia, visto che non può recarsi nel Sud Italia di persona. Chiede aiuto a un suo amico, Audibert Raymbaud, sarà lui a vendere alcune proprietà in Italia, con il ricavato Sybille intende acquistare un Castello in Provenza.

Nel 1300, nessuno più ormai si fida del trasporto via mare e terra, il ricavato della vendita sicuramente supererà i 1000 fiorini (moneta fiorentina) e sarebbe pericolosissimo per Audibert portarli di persona a Sybille che decide di affidarsi a una compagnia di banchieri.

Nell’Europa del Medioevo è ormai questa la prassi. Tutti si fidano delle società bancarie nate in Toscana, persino il Papa!

Dalla vendita si ottiene un ricavato di quasi 1600 fiorini, una cifra immensa per l’epoca, sufficiente a sfamare la città di Napoli per un anno intero!

Audibert, come da accordi, versa i 1600 fiorni presso un banchiere fiorentino che esercita la sua attività a Napoli. La banca si chiama “Compagnia dei Buonaccorsi”, il banchiere è tale Matteo Villani.

Audibert ritorna in Provenza nel 1342 e insieme alla nobildonna si dirige presso la banca di Avignone associata con i Buonaccorsi per ritirare la somma. È la fine. Nel processo è un testimone a raccontarci la vicenda. L’uomo racconta di aver trovato Sybille in lacrime: la banca era chiusa.

Fallimento, crack, bancarotta, diremmo oggi.

Ma cosa era accaduto? I Buonaccorsi erano spariti, fallita la filiale di Avignone e la sede maggiore di Napoli.

Per anni Sybille cerca di dimenticare la sua fortuna andata perduta, poi, sostenuta dalla famiglia d’origine, decide di denunciare la banca. Sono passati dieci anni.

La coraggiosa Sybille si affida a un notaio che le consiglia di chiedere l’intercessione del Vescovo e delle autorità provenzali. Il processo contro i Buonaccorsi si svolgerà davanti al “Tribunale per la Mercanzia di Firenze”, l’avvocato scelto da Sybille è Buonaiuto Beccucci.

Il processo inizierà ufficialmente il 13 gennaio 1357 e sarà interminabile, duro, scorretto.

La denuncia è chiara e documentata: per i Buonaccorsi controbbattere è difficile. Le carte parlano chiaro. Le prove sono lampanti.

Ai Buonaccorsi e ai loro procuratori non resta che contrattaccare, utilizzando la vecchia e odiosa astuzia tutta italiana: contestano la proceduta, cercano il cavillo, corrompono i giudici.

I Buonaccorsi utilizzeranno tre cavilli principali

Primo, le deleghe. I procuratori dei Buonaccorsi contestano la delega processuale al Beccucci. Passeranno mesi tra carte e nuove deleghe.

Secondo cavillo: si arriva a contestare la legittimità di Sybille di agire anche in nome e per conto di suo figlio Annibaldello. In poche parole si mette dubbio la legittimità del matrimonio tra Sybille de Cabris e Annibal De Mounstiers.

Terzo cavillo, il più umiliante per Sybille: si dubita della sua esistenza in vita. La querelle terminerà con un notaio di Avignone che attesta con un atto notarile l’esistenza di Sybille.

Ma non finisce qui. I procuratori dei Buonaccorsi arrivano ad utilizzare gli scrivani del Tribunale per screditare Sybille e i suoi diritti.

Il cognome di Sybille è de Cabris, ma gli stenografi riportano Sybille de Capri.

Si scende nel ridicolo. La persona a cui restituire i fiorini è una certa Sibilla che vive a Capri, non una nobile che abita in Provenza!

La soluzione: bisogna fare un’indagine per scoprire se esiste una certa Sybille de Cabris.In Provenza arriva un notaio fiorentino incaricato dal Tribunale della mercanzia di Firenze.

Vengono ascoltati tantissimi testimoni che ripercorrono l’infanzia, le amicizie, le abitudini di Sybille, per arrivare a concludere che tutta la storia fin qui raccontata è, semplicemente, la verità.

I Buonaccorsi tenteranno anche di contestare la competenza territoriale della vicenda quando, decorsi ormai quattro anni dall’inizio del processo, questo sarà improvvisamente interrotto il 12 luglio 1362.

Non sappiamo perchè il processo sia terminato, forse Sybille è morta o forse è morto in lei il desiderio di giustizia e verità. Forse la povera Sybille ha accettato una somma di molto inferiore ai 1600 fiorini che le sono stati derubati, accordandosi con i banchieri che l’avevano truffata.

Di sicuro questa vicenda è rimasta sconosciuta al mondo per 700 anni.

Sybille De Cabris, una donna che ha chiesto giustizia; una donna che sola ha provato a combattere contro il grande nemico del ventunesimo secolo: la finanza malata che specula e distrugge.

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