La corruzione è una nemica della Repubblica.
E i corrotti devono essere colpiti senza nessuna attenuante, senza nessuna pietà.
E dare la solidarietà, per ragioni di amicizia o di partito,
significa diventare complici di questi corrotti
(Sandro Pertini, discorso di fine anno, 1979)

La corruzione sembra essere un problema cronico della società italiana. Già conosciuta e oggetto di pubblico dibattito presso i Romani, la corruzione non ha mai smesso di scandire il susseguirsi delle vicende storiche del nostro Paese. Quando si parla di corruzione si fa riferimento, in realtà, a due reati specifici: la corruzione propriamente detta, quando si offre denaro a un pubblico funzionario per riceverne dei vantaggi, e la concussione, quando è il pubblico ufficiale a richiedere una ricompensa in cambio di favori da elargire.

La corruzione italiana, ad ogni livello, è alimentata e fomentata direttamente da uno Stato indifferente al suo popolo, ai suoi drammi, alla sua sofferenza, da classe dirigente che difende i propri privilegi e i propri diritti acquisiti, (pensioni, vitalizi d’oro, privilegi, lauti stipendi…) che sembrano tanto dei saccheggi autorizzati, dalla sottrazione delle risorse pubbliche da parte dei potenti di turno, dal moltiplicarsi delle “associazioni” con proprie moralità, proprie regole, dalla criminalità organizzata e governata da leggi e codici propri. Le gare d’appalto, ad esempio, sono una vera passione. Appena ne sentono parlare, partono per la tangente!

Il corrotto non conosce la fraternità o l’amicizia, ma la complicità e l’inimicizia. Complicità è un derivato di complice, dal latino complex, che ha la stessa radice di intrecciare, il significato di questa parola si snoda in due sensi diversi, pur se strettamente collegati; il primo è quello che trova nel complice colui che partecipa all’azione riprovevole o la favorisce: direttamente o indirettamente, come agente o connivente, il complice intreccia la propria sorte alla commissione di un illecito; il secondo è quello sentimentale, che descrive la complicità come rapporto di intesa profonda, quasi segreta – pensiamo alla complicità fra sorelle e fratelli, fra amici e amiche, fra amanti; questo ultimo significato oggi si confonde col primo, perché la corruzione è diventata naturale, al punto da costituire uno stato personale e sociale legato al costume, è la vittoria delle apparenze sulla realtà e della sfacciataggine impudica del corrotto sulla discrezione pudica di un vero rapporto umano. Ecco perché, a leggere George Orwell, ci si convince che, quando si eleggono corrotti, imbroglioni, ladri, traditori, illusionisti…, il popolo, ciascuno di noi, non è solo vittima, ma è anche complice.

«Il corrotto ammanta le sue azioni con un atteggiamento di sfacciataggine pudica»: così Papa Francesco rende pubblico il manifesto del corrotto, in quanto la corruzione conduce a non avere più il senso del pudore che custodisce la verità e che rende possibile la verità dell’essere. Nella corruzione tutto viene abbassato, tutto diventa strumento, per questo scompare l’uomo e la sua dignità perché oggi il problema non è tanto fare sesso, chiedere soldi o altro ancora, ma la difficoltà di vivere senza corrompere ed essere corrotti.

Purtroppo in parte saremmo sempre una cellula del sistema (o mondo) e dovremmo conviverci in qualche modo. e pare che la soluzione migliore stia nella ricerca di vivere rapporti di qualità e trovare un gruppo che condivida idee simili, un tavolo conviviale dove le differenze sono la priorità: in altre parole, significa ricominciare dall’uomo e dalla sua essenzialità.

Recuperare l’umanità dalla sua integrità morale, dalla sua dignità, dalla sua autonomia, e dal suo originario spirito positivo è il compito e il dovere di ogni istituzione pubblica, privata ed ecclesiastica; perché l’unicità dell’essenza umana risiede proprio nella possibilità di ricominciare sempre, ricominciare dal bene comune, dal bene per l’altro, dal bene per se stessi.

L’importante è che non solo si pensi di ricominciare, ma che si ricominci davvero a credere che quella strada da percorrere dinnanzi a noi è la nuova possibilità che capovolge le logiche mondane di corruzione, malaffare e violenza, per affermare la promozione dell’uomo e dell’intera comunità umana, per ristabilire la Verità, la Giustizia, e la Bellezza, valori non negoziabili come un appalto, una bustarella, un compromesso.

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