Le meravigliose avventure di Lemuel Gulliver, riprodotte nel XX e XXI secolo a mo’ di cartone animato e sulla pellicola cinematografica, vedono protagonista un medico-capitano che intraprende molti viaggi, nei quali ha modo di incontrare creature fantastiche, i piccolissimi Lillipuziani e i grandi Brobdingnaggiani. Tali avventure si rifanno alla produzione letteraria di Jonathan Swift, intitolata appunti I viaggi di Gulliver, la quale ci è giunta come uno dei più bei libri di infanzia, che comprende solo i primi due viaggi mentre gli altri due sono stati omessi, perdendo in tal modo il senso dell’opera nella sua completezza: non ci sono i demenziali scienziati di Laputa, gli immortali Struldbrugg o i razionali cavalli Houyhnhnm. Non resta altro che domandarci se i viaggi omessi siano stati volutamente celati per fini strumentali.

L’opera, infatti, non è niente affatto un racconto per bambini, ma è un libro atroce, il giudizio sulla razza umana è cruento, celebre è la battuta del re di Brobdignag dopo aver notato dal resoconto di Gulliver il cumulo di falsità e porcherie su cui deve reggersi un qualunque sistema politico europeo: ”Non posso fare a meno di concludere che la maggioranza dei tuoi simili è la più perniciosa razza di odiosi e infimi bacherozzi che la Natura abbia lasciato strisciare sulla faccia della terra”. La componente fisica acquisisce una posizione rilevante: ”Ciste grossa quanto balle di lana; vi era una femmina con un cancro al seno enfiatosi a dimensioni mostruose…”.

Il libro è uno scritto satirico-politico sull’uomo e la civiltà, di notevole attualità storica nonostante sia stato pubblicato nel 1726; considerevole è il sesto capitolo del quarto viaggio nella repubblica platonica di Houyhnhnmland, in cui Gulliver delinea al suo padrone cavallo la figura del “Primo ministro inglese”, la cui descrizione è molto simile a quella dei cosiddetti “ministri” del nostro beneamato Paese!

Il Primo Ministro di Stato che intendevo descrivere era una creatura tutt’affatto immune da gloria e dolore … o quanto meno spoglio di ogni passione, tranne un violento desiderio di ricchezze, potere e titoli. Era qualcuno che sa piegare le parole a tutti gli usi, salvo a quello di mostrare il suo pensiero; che mai dice una verità se non per spacciarla come una menzogna né una menzogna se non per farla sembrare una verità”. Come evitare che la mente fugga ai nostri giorni?

Se Cicerone asserisce che l’eloquenza senza saggezza è un’arma in mano ad un pazzo, vari sono gli esempi che si potrebbero addure a tal proposito: da Hitler a Mussolini, ai nostri attuali “leader politici” che si avvalgono dell’ausilio di numerosi “esperti della parola” per convincere le masse, anche se l’esito di tali manovre è un totale disastro, perché più che oratori sembrano parolai.

Gulliver elenca i vari metodi per divenire Primo ministro: “Il primo, saper trarre prudentemente profitto da una moglie, una figlia o una sorella”, magari cenando con qualche influente figura politica solo per assicurarsi il futuro; ”il secondo, tradire o insidiare il proprio predecessore”; il terzo: “mostrare in pubblici consessi un fanatismo furioso contro la corruzione a corte”, salvo poi ambire all’esatto contrario…

Secondo Gulliver: “Codesti Ministri, avendo mano a tutte le cariche dello Stato, possono mantenersi al potere corrompendo la maggioranza del Senato o del Consiglio dei Ministri”. Tali parole designano il senso principe dell’ opera, secondo cui, nonostante la storia possa essere scandita nel tempo da innumerevoli eventi, essa non cambia, dato che la natura umana rimane la medesima e non c’è niente che potrebbe modificarla.

Anche Gulliver che avrebbe voluto riformare la razza degli Yahoo (uomini irrazionali del suo Paese, l’Inghilterra) attraverso la pubblicazione del libro affinché questi si correggessero, ma dovrà arrendersi alla consapevolezza che deve farla finita con simili visionari disegni, sì da accettar l’uomo cosi com’è.

Rassegnazione e amarezza sono tutto ciò che resta a fronte della malvagità umana? Sembrerebbe proprio di dover concludere di sì. La stessa Jahvè esclama, al termine del Diluvio Universale: “Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché l’istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza”(Gen. 8,20-21).

Tuttavia, si sa: la speranza è sempre l’ultima a morire!

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Francesca Labroca
Studentessa di lettere moderne a Bari, nata ad Andria nel 1995. Mi piace la letteratura, la filosofia, la psicologia. Che cosa avranno in comune tali discipline? L’uomo e le sue contraddizioni, raccontate nei libri, studiate e indagate presso altri uomini. Mi piace conoscere, non smetto mai di imparare, di confrontarmi con la realtà e osservarla scrupolosamente come un aspirante scienziato. Quando mi hanno chiesto di descrivermi, impresa fin troppo ardua, ho pensato a due personaggi che hanno influenzato tutte le mie scelte, tali da divenire modelli educativi: Giorgio Gaber e Roberto Vecchioni. Satira e poesia, due capisaldi della mia vita.

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