È stato presentato la scorsa settimana il dettagliatissimo “Dossier Statistico sull’Immigrazione 2015”, realizzato da Idos assieme a Confronti e Unar. Il corposo volume pubblicato tratta del fenomeno migratorio a tutti i suoi livelli: parte dalle dinamiche mondiali, passa a quelle europee, si sofferma su quelle italiane, conclude fornendo analisi regione per regione.

Entrando nel merito si scopre che oggi i residenti stranieri su territorio pugliese sono 117,732, cioè il 2,3% degli stranieri presenti in Italia. La percentuale risulta bassa non solo se confrontata alla media nazionale che è dell’8,2%, ma anche se rapportata a quella della popolazione straniera residente in generale al Sud che è del 3,8%.

Gli stranieri in Puglia sono aumentati di 7.394 unità rispetto allo scorso anno, va detto però che i pugliesi (prevalentemente uomini) che nello stesso periodo si sono trasferiti all’estero, sono stati 9.034, il 4,7% del totale nazionale. In altre parole la regione ha visto più gente andarsene che arrivare.

La comunità più numerosa è quella dei romeni (32.271), segue quella albanese (23.324), ancora quella marocchina (9.158), per concludere le comunità cinese e georgiana. L’analisi dei Paesi di provenienza ci dice una cosa ben precisa: l’immigrazione in Puglia non è stata influenzata dai flussi provenienti dal Mediterraneo. Ne sono stati influenzati i suoi centri di accoglienza che in alcuni periodi hanno sfiorato il collasso, ma il nucleo di gente che ha scelto di vivere nella regione è un nucleo storico che non arriva dal mare.

Altro fenomeno da segnalare è quello riguardante i minori non accompagnati (adolescenti con meno di 18 anni arrivati come gli altri immigrati, ma che il Governo per legge deve sistemare in comunità e case-famiglia). Questi, fra il 2011 e il 2014, sono aumentati di 680 unità (in tutto se ne contano 1.094), tuttavia le strutture preposte a riceverli sono passate da 77 a 59. Le preoccupazioni dunque di chi pensa che nell’ultimo periodo si stiano spendendo più soldi pubblici per gli stranieri, in questa circostanza, non trovano giustificazione.

Infine il lavoro. Le nuove assunzioni registrate dall’Inail nell’ultimo anno hanno riguardato 12.398 lavoratori stranieri, cioè il 5,1% del totale nazionale. Si sono concentrate per la maggior parte nella provincia di Foggia, ma se si crede che l’unico ambito interessato sia stato quello dell’agricoltura, ci si sbaglia. Si è avuto infatti un gran numero di assunzioni di stranieri nel Terzo settore oltre alla nascita di un numero apprezzabile di micro-imprese (da 1 a 9 addetti) a conduzione immigrata. Queste sono cresciute del 5,0% rispetto all’anno prima, mentre quelle italiane subiscono un calo dell’1,1%.

Queste dunque le dimensioni dell’immigrazione in Puglia. Dimensioni contenute se rapportate alle medie nazionali, che a livello strutturale non presentano assolutamente nulla di emergenziale. Situazioni critiche vengono a crearsi durante i mesi estivi quando la regione viene interessata dal fenomeno degli stagionali.

Per 3 o 4 mesi all’anno giungono in Puglia 50.000 braccianti stranieri stimati, per lo più irregolari, che finiscono per vivere nei “ghetti” o in alloggi di fortuna, dando la sensazione di un fenomeno migratorio molto più problematico di quello che effettivamente è. Gli stagionali sono lavoratori a maggioranza non italiana che le amministrazioni comunali o regionali non assistono in alcuna maniera. Di solito è gente che finisce sfruttata e ricattata dai nostri proprietari terrieri e dai loro emissari, perpetrando quel fenomeno del “caporalato” con cui da secoli quelle terre – immigrati o meno – sono costrette a fare i conti.

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