A tutti noi è capitato di “sentirci” talvolta di “buon umore”, altre di “cattivo umore”, di essere allegri o tristi, e questo sia per situazioni interiori che per eventi esterni che in se stessi già avevano delle connotazioni di gioia, (per es. la nascita di un figlio, una promozione, una vincita…), o di tristezza, (per es. la morte di una persona amata, la sconfitta in una impresa, la perdita di qualcosa a noi cara…).

Il nostro umore è semplicemente in “sintonia” con gli eventi.

L’umore, pertanto, è quel sentimento vitale, in risonanza con il nostro vissuto e l’ambiente circostante, che pervade ogni settore della coscienza, compresa quella del nostro corpo.

Esso può essere paragonato alla “intonazione” di uno strumento che, al pari di questo, conferisce un “tono”, generalmente stabile, al nostro sentimento vitale.

Queste intonazioni possono essere di intensità differenti, strutturandosi in una molteplice gamma di espressioni, sino ad articolarsi su modalità opposte quali sono la depressione o la mania.

Prendiamo in considerazione il “buon umore”, esso è caratterizzato sul piano del vissuto da una tonalità lieta (gioia interiore), talvolta allegra (espressa attraverso gesti e parole di euforia), per cui il mondo esterno ci appare favorevole e tutte le iniziative ci sembrano possibili anzi le intraprendiamo, il piacere connota in nostro vissuto mentre il dolore e la sofferenza ci appaiono lontani.

Sul versante opposto si situano “tristezza” ed “malumore”.

La tristezza evoca in noi un sentimento di abbattimento, di oppressione d’animo, di oscurità, di fallimento dei valori in cui crediamo; il mondo ed il rapporto con gli altri ci appaiono privi di significato, la nostra capacità di agire ed interagire ridotta o inibita.

Nel malumore, invece, è predominante il risentimento, il senso di amarezza per la sconfitta o la perdita subita, il mondo esterno ci appare sfuggente, non raggiungibile da noi, nei suoi riguardi possiamo coltivare anche sentimenti di ostilità e denigrazione.

Queste intonazioni, come già detto, si modificano, in genere, in rapporto alle tante situazioni interne od esterne, hanno in se qualcosa di passeggero e di variabile, a seconda del giorno, come è cangiante il tempo atmosferico che accompagna le nostre giornate.

Anzi, talvolta il nostro umore si intona alla condizione climatica, per cui il sole, il caldo, l’estate favoriscono il buon umore, così come la pioggia, il freddo, l’inverno facilitano un umore triste.

Passeggero e cangiante, l’umore viene ad intromettersi nella relazione oppure tra noi e l’ambiente senza tuttavia attingere alla profondità del nostro sentimento vitale, senza intaccare l’affettività!

La condizione di “serenità di animo”, invece, caratterizza la stabilità dell’umore della persona che, entro certi limiti, valuta nella giusta misura il successo e l’insuccesso, la fortuna e la sfortuna, le condizioni favorevoli e sfavorevoli della vita, rendendosi poco influenzabile ad esse.

Talvolta, in mancanza di stabilità dell’umore, possiamo osservare cambiamenti bruschi e repentini di esso, (“labilità di umore”), dove condizioni interiori od esteriori, anche di poco rilievo, possono indurre euforia e tristezza in una successione così rapida da poter definire le persone che ne sono affette come “lunatiche”.

Quante volte è capitato anche a noi, per circostanze fortuite favorevoli od avverse, di aver cambiato umore in maniera repentina, spesso lasciando interdette le persone a noi intorno!

Comprendiamo ancora una volta come l’umore si ponga sempre sul piano di una “reazione”.

Comprendiamo ancor meglio come I disturbi dell’umore ed i disturbi dell’affettività non si confondono affatto fra loro, proprio per la loro differente profondità.

I disturbi dell’umore, sia nella fase espansiva (caratterizzati da eccitamento psicomotorio ed euforia) sia nella fase depressiva (caratterizzati da inibizione psicomotoria e tristezza), non fanno altro che ricoprire il fondo del sentimento vitale senza intaccare in maniera sostanziale la capacità di relazione di una persona.

Nonostante l’euforia o la depressione, l’affettività, la capacità cioè di intessere legami, può essere buona così come la possibilità di emozionarsi.

Ma senza l’intonazione dell’umore che colori avrebbero le nostre giornate?

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Nicola Liso
Ho esercitato per oltre 40 anni la professione di neurologo e noto che oggi sembra di gran moda discutere di situazioni o comportamenti che riguardano l’uomo, servendosi di parole e concetti estrapolati da letture di di psicologia o psichiatria. Si cerca di dare una veste scientifica alle nostre opinioni, azzardando talvolta anche diagnosi specifiche, perdendo di vista la comprensione dello “specifico umano”, che sempre eccede le nostre categorie e che, come specchio, riguarda anche noi, in prima persona. Nelle mie brevi riflessioni presenterò alcuni aspetti della vita quotidiana di ognuno di noi, spesse volte portati all’attenzione di medici o psicologi, rileggendoli semplicemente come “accadimenti umani”, non rientranti nel patologico, cercando di de- psicologizzare e de- medicalizzare situazioni che, invece, sono proprie della condizione umana.

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