Alcune volte, agli inizi della professione, incontrando soggetti iperansiosi, mi è capitato di raccomandare al paziente ed ai familiari che l’accompagnavano di evitare stress emotivi, come se fosse possibile vivere sotto una gabbia di Faraday, al riparo da tutte le avversità della vita.

Talvolta questa raccomandazione diventava per il paziente uno scudo che gli evitava di essere coinvolto in situazioni che potevano provocargli forti emozioni e nel contempo obbligavano i familiari ad adottare nei suoi confronti comportamenti protettivi.

Ci rendiamo conto, ahimè, come la vita superi e sopravanzi qualsiasi nostra precauzione nei suoi riguardi!

L’emozione, pertanto, rappresenta la reazione più immediata e superficiale dello stato d’animo agli stimoli interni od esterni a cui si accompagnano sempre reazioni neurovegetative quali il rossore, l’orripilazione, il tremore, il pallore, la tachicardia, etc.

Essa in genere è collegata ad una scossa o ad un evento esterno che scuote profondamente il nostro animo, per questo definito anche shock.

Nel linguaggio comune spesse volte usiamo il termine “commozione”, per significare appunto uno sconvolgimento emotivo, provato in situazioni in cui si manifestano stati d’animo di ammirazione, tenerezza, dolore, pietà, spavento e così via, accompagnati da tremore, magone, pianto, etc.

L’intonazione delle emozioni, come appena detto, varia in base al contenuto, alla natura dello stimolo e può essere di spavento, di dolore, di gioia, di piacere.

Le emozioni, a differenza dell’umore, non possono essere qualificate come buone o cattive, essendo una risposta immediata a stimoli interiori od esteriori; in rapporto invece alla intensità delle reazioni possiamo definire una persona come iper-emotiva o fredda e distaccata o labile dal punto di vista emotivo.

Le manifestazioni somatiche e neurovegetative che l’accompagnano rappresentano plasticamente il contenuto del sentimento che stiamo vivendo.

Il tutto deriva dalla primitiva solidarietà organo-psichica, di cui appunto l’emozione, al contrario degli altri fenomeni psichici, ci rivela la natura.

Tutta questa varietà di sentimenti fin qui rappresentati possiamo paragonarli ai diversi strati del mare, dove la superficie è continuamente increspata da ogni folata di vento (emozioni), gli strati intermedi sono scossi da correnti più intense (l’umore ed i suoi cambiamenti), ma solo nella profondità troviamo la calma (la stabilità degli affetti).

Conclusione

Abbiamo provato a declinare i colori della relazione attraverso le osservazioni della vita quotidiana, l’analisi dell’affetto, dell’umore, delle emozioni.

Questo breve percorso sui sentimenti, apparentemente chiaro da un punto di vista logico, si confronta con la nostra esperienza quotidiana, dove essi si mescolano continuamente tra loro, spesso travalicano i confini l’uno dell’altro, e mai possono essere separati l’uno dall’altro.

L’affettività tuttavia è sempre realizzata nella relazione, nell’apertura all’altro, mentre l’umore e le emozioni, caratterizzando più la persona, rivestendo di colori questa relazione.

E tanto sia nei piccoli fatti dalla vita quotidiana che negli eventi che poi segnano la nostra esistenza!

Camminiamo dunque nella vita, guardiamo avanti sicuri, consapevoli di essere ben attrezzati per ben rispondere alle tante e differenti richieste che la vita ci riserva!

Siamo uomini e nulla di ciò che è umano ci è estraneo!

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Nicola Liso
Ho esercitato per oltre 40 anni la professione di neurologo e noto che oggi sembra di gran moda discutere di situazioni o comportamenti che riguardano l’uomo, servendosi di parole e concetti estrapolati da letture di di psicologia o psichiatria. Si cerca di dare una veste scientifica alle nostre opinioni, azzardando talvolta anche diagnosi specifiche, perdendo di vista la comprensione dello “specifico umano”, che sempre eccede le nostre categorie e che, come specchio, riguarda anche noi, in prima persona. Nelle mie brevi riflessioni presenterò alcuni aspetti della vita quotidiana di ognuno di noi, spesse volte portati all’attenzione di medici o psicologi, rileggendoli semplicemente come “accadimenti umani”, non rientranti nel patologico, cercando di de- psicologizzare e de- medicalizzare situazioni che, invece, sono proprie della condizione umana.

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