Sotto l’impulso di papa Francesco, la Chiesa cattolica cerca nuove risposte alle scottanti questioni su matrimonio e famiglia, temi che occupano la Chiesa da decenni. Dopo un primo Sinodo dei vescovi nel 2014, ne seguirà un altro quest’anno, in ottobre, sempre a Roma, sulla stessa tematica. I cattolici del mondo intero sono invitati a prepararsi a questo Sinodo formulando le loro aspettative attraverso le risposte ad un questionario diffuso da Roma. Le risposte che stanno arrivando sono spesso sorprendenti, specie quelle che sono arrivate da Germania e Svizzera. Riporto alcune informazioni che si possono reperire su L’Espresso:

Dopo i vescovi della Germania, anche quelli della Svizzera hanno pubblicato i risultati delle risposte al questionario diffuso da Roma in vista della prossima sessione del sinodo sulla famiglia. Con una differenza. Mentre i vescovi tedeschi hanno scritto il loro rapporto in prima persona, per dire quello che loro pensano dopo aver consultato i fedeli, i vescovi svizzeri si limitano invece a riferire ciò che i fedeli hanno detto. Non si tratta però di fedeli qualsiasi, ma dell’ossatura della Chiesa elvetica promossa dagli stessi vescovi e dal clero: operatori pastorali, catechiste e catechisti, consigli parrocchiali, associazioni femminili e maschili, gruppi e comunità, in tutto circa 6 mila persone. Nel rapporto svizzero, ad esempio, non si salva praticamente nulla della dottrina e della prassi attuali della Chiesa in materia di matrimonio. All’indissolubilità – per dirne una – i fedeli svizzeri dicono addio. Non la considerano “come un valore assoluto, anzi, in determinate circostanze vi scorgono anche il pericolo della falsità, dell’ipocrisia o della permanenza in una situazione di vita indegna della persona umana”. Quanto all’omosessualità, “la pretesa che le persone omosessuali vivano castamente viene respinta perché considerata ingiusta e inumana. La maggior parte dei fedeli considera legittimo il desiderio delle persone omosessuali di avere dei rapporti e delle relazioni di coppia e una grande maggioranza auspica che la Chiesa le riconosca, apprezzi e benedica”.

Occuparsi di questi problemi, a mio parere, è fondamentale per la convivenza civile, specie in Italia. Per “convivenza” intendo tutto ciò che fa star bene la gente insieme, con “ricadute” forti anche sul piano economico e materiale. Il “controllo” della sessualità è un aspetto fondamentale della convivenza, perché riguarda la nostra più intima autoconsapevolezza, e quindi la padronanza che noi abbiamo dei nostri stessi comportamenti, cioè dei nostri desideri e del futuro che ci immaginiamo, e quindi dei “progetti”  di società che formuliamo (rapporti di lavoro, servizi alla persona come la sanità e la scuola, rispetto dell’ambiente, ecc.).

È in gioco la libertà di ognuno di noi. A parere mio, in Italia il mondo cattolico – nella stragrande maggioranza – è attestato su posizioni alquanto diverse da quelle svizzere o tedesche. Sarebbe opportuno aprire il mondo cattolico italiano, importantissimo per il ruolo che ha rivestito e riveste per l’intera società civile, a recepire anche voci diverse e alternative rispetto a quelle del cardinale Bagnasco o dei Movimenti per la Vita.

Ho l’impressione che – tranne alcune lodevoli eccezioni – non ci sia una grande tensione a riflettere sulla distanza enorme esistente tra l’elaborazione  della “dottrina ufficiale” in campo affettivo e sessuale e i comportamenti reali dei cittadini che si autodefiniscono cattolici (la stragrande maggioranza). Questa “distanza”  non può più essere gestita coi concetti di “debolezza umana”, “peccato“, “confessione e penitenza”. La complessità della vita reale ha bisogno di una intelligenza interpretativa più profonda e meno colpevolizzante.

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