È la terza avventura della famiglia allargata dei mostri più simpatici del cinema. E ancora una volta ci si diverte con un pizzico di intelligenza.

C’è chi si ostina rassegnato a capo chino e mani in tasca a seguire il funerale quotidiano dei diritti umani, assassinati in presenza di testimoni muti dal despota di turno.
Chi ha fatto del lutto una ragione di vita come di professione e altrettanto della demenza.
Chi sogna il gratta e vinci fortunato che possa cambiargli la vita.
Chi compra un biglietto del cinema, in una domenica noiosa senza mare, spendendo poco e confidando in una risata liberatoria. Nessuno però è migliore dell’altro, si percorrono più strade senza segnaletica stradale.

È la terza avventura della famiglia allargata dei mostri più simpatici del cinema.
E ancora una volta ci si diverte con un pizzico di intelligenza.

Mavis (doppiata da Cristina Capotondi), figlia di Dracula (doppiato da Claudio Bisio), decide che è ora di partire per una vacanza e ne prenota una pazzesca, incasinata, quasi titanica.
Il volo di andata su di un aereo che cade a pezzi guidato da due folli piloti stile Gremlins è un capolavoro di gag.

Ci sono due new entry e sono: il pacioccone, gigante cane Bob di cui non si separa mai il nipote vampirello di Drac e Ericka il capitano donna della nave da crociera su cui si imbarcheranno tutti. Il capitano è in realtà una bis nipote del cacciatore di mostri Van Helsing, sopravvissuto anche lui alla morte grazie ad una macchina che ospita quel che rimane del suo corpo. Più orribile degli altri è probabilmente chi non trova pace nella vita.

Ci sono i personaggi che hanno fatto la fortuna della serie: la mummia Murray, il lupo Mannaro Wayne accompagnato da moglie e cuccioli, Frank e signora, la gelatina impacciata Blobby, Vlad il padre di Drac che nel secondo episodio aveva la voce di Paolo Villaggio.
Il conte Dracula è alla ricerca disperata di un nuovo “zing”, il colpo di fulmine, dopo 100 anni di solitudine amorosa: contatterà con esiti ridicoli una strega zitella e arpia in una chat per single.

E verso il finale sempre lui spiegherà a chi gli chiede il perché della sua generosità di animo, ha salvato dalla morte l’uomo che da generazioni lo insegue armato: “Che differenza fa se abbiamo unghie o artigli, siamo tutti uguali e dobbiamo volerci bene”.
Spero non siano troppe semplici da capire quelle parole?

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Damiano Landriccia
Damiano Landriccia nasce ad Andria, nel 1973. Sposato, con tre figli, vive a Trani. Ama leggere e scrivere. Ha scritto e scrive recensioni cinematografiche per il Mensile Culturale milanese “Quarto Potere” (www.quartopotere.com). Ha scritto per la rivista di moda pugliese “City View”. Ha vinto il Festival Teatrale U.A.I. – Atti Unici Italiani – di Reggio Emilia nel 2004. Gli hanno di seguito rappresentato il Testo vincitore “Il Grande Padre” a Reggio Emilia presso “Il Teatro Piccolo Orologio” sempre nel 2004. Edizioni Babila gli ha pubblicato delle poesie nel libro “Ad un passo dell’anima - dal verso all’immagine”. I testi teatrali sono pubblicati su www.dramma.it. Altri testi e poesie sono pubblicate sul sito www.ewriters.it

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