La Grecia dal 2007 – “ufficialmente’’ dal 2009 – sta attraversando un periodo di crisi, questo è risaputo: “Una situazione di crisi che è frutto soprattutto di una classe politica ed economica che si è presa gioco di ogni legge, persino del buon senso, che ha saputo solo soddisfare la propria sete di potere immediato e si è illusa che il gioco delle tre carte con i conti pubblici potesse durare in eterno.’’, afferma Patrizio Nissirio, corrispondente da Atene per l’ANSA fino al 2004, nel suo libro ‘’Ouzo amaro’’. Un declino improvviso per un Paese abituato a un tenore di vita agiato, che è rimasto spiazzato poiché ignaro di quanto quella ricchezza fosse ‘illusoria’.

La crisi, appunto, si è abbattuta sulla Grecia senza preavviso. Tante le immagini sul web di un cielo torbido, il Partenone e al centro un gigantesco fulmine, appunto per simboleggiare l’impeto con il quale essa si è riversata sul popolo greco. Immaginate se vostro padre o vostra madre da un giorno all’altro perdesse il lavoro. Tutto il mondo sembra crollare, improvvisamente, sulle loro spalle. Tutte le convinzioni, le certezze, semmai quei piccoli vizi e piaceri che erano abituati ad assaporare, tutto si dissolve lentamente, tutto sfugge di mano inevitabilmente. Rendete questo pensiero realtà per qualche secondo. È raccapricciante. Visto con gli occhi di chi non la vive sulla propria pelle, fa venire i brividi. Vista con gli occhi di chi la vive, è uno strazio.

Girare per le vie della capitale, scrutare l’espressione del volto della gente che cerca rifugio in qualche sorriso, rubato qua e là, di qualche turista ignaro di quella brutale realtà. Oramai la Grecia è diventata famosa per le sue isole, d’altronde. Lì la crisi non esiste. Mare favoloso, afflusso di turisti da ogni angolo del mondo, luoghi di svago per giovani e famiglie, tutto ciò che serve per godersi la propria vacanza, insomma. Per capire sul serio la crisi bisogna inoltrarsi nel cuore della patria ellenica, Atene. Non parlo della zona dell’Acropoli, della Plaka, no. Lì è sempre il turismo a fare il suo corso. Girando, invece, per le vie del centro rimani impietrito: sfilze di negozi ormai andati in fallimento, palazzi diroccati, moltitudine d’immigrati desiderosi di un pasto caldo, consapevoli di una situazione non proprio migliore di quella dalla quale sono scappati via.

Girare di giorno o di notte è indifferente: l’atmosfera è ugualmente tetra, tesa, silenziosa. Nessuno ha voglia di far festa, non più: ‘’In città la gente gira a testa bassa. Nessuno ha più fiducia di nessuno. Manca la speranza. Anche noi, pur continuando a credere nella provvidenza, facciamo fatica a pensare a un futuro per i nostri figli. Ci sono giorni e notti nei quali viene da chiedersi come fare a non perdere la speranza.”. Questo è il chiaro messaggio che ha voluto lanciare la famiglia Paleologos, in nome di tutte le famiglie greche, in udienza da Papa Benedetto XVI durante la Festa delle Testimonianze, il 2 giugno 2012, a Milano.

Si evince che tanta gente, in questo momento “buio”, fa affidamento sulla Chiesa. Tante e belle le parole del papa emerito in quel giorno, senza dubbio, ma la preghiera si rivela un sussidio fittizio. L’amarezza, lo sconforto, non tende ad attenuarsi. Il disagio si nota prevalentemente nei giovani greci. Non c’è delusione peggiore per un genitore che vedere un figlio non realizzarsi nel mondo del lavoro, vederlo affrontare mille problemi, demotivato per un futuro alquanto ignoto. Ti capita di parlare con alcuni di loro e ascoltare la stessa storia: ci si sente demoralizzati, soprattutto per chi studia, con la consapevolezza di quella crudele realtà. Molti sono costretti a fuggire, abbandonare le proprie origini, in cerca di un futuro prolifero.

Fortunatamente esistono anche aiuti immanenti, da parte della Chiesa stessa, e non solo parole di consolazione; i dati parlano chiaro: 7 Caritas diocesane, 210 volontari impegnati, 12 mesi di attività, 4 Caritas nazionali a sostegno di Caritas Hellas, 13 diocesi italiane, tutto ciò finalizzato non solo all’aiuto d’immigrati, ma soprattutto di famiglie bisognose di contributi straordinari al reddito (pagamenti utenze, mensilità di affitto, spese sanitarie…). Numeri importanti questi, che riaccendono la fiducia in chi necessita più che mai di un’ancora di salvezza per tornare a sorridere.

Non è facile non perdere la speranza, senza dubbio. Non puoi capire davvero una crisi se non la vivi. In questo caso, però, mi viene spontaneo citare il buon Albert Einstein perché,in fondo: “La crisi è la miglior benedizione che può arrivare a persone e paesi, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dalle difficoltà nello stesso modo in cui il giorno nasce dalla notte oscura. È dalla crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere “superato”.”

Nicola Zingaro


[ Illustrazione: Dave Gralund ]

 

 

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