L’Italia! Da molti definita come il Bel Paese… sì, si può essere d’accordo, viviamo in un Paese territorialmente bello ed in cui la storia della cultura e la cultura della storia sono state punto di riferimento per tutte le civiltà che da noi si sono succedute. Questi tre aspetti del Bel Paese sono stati probabilmente un forte catalizzatore (perdonate la generalizzazione filosofica) della creatività e dal genio dei suoi abitanti.

Il territorio dell’Italia è per molti versi ostile e soprattutto presenta ostilità diverse: basta guardare i territori liguri o della costiera amalfitana che rendono l’agricoltura faticosa da praticare, le Alpi e gli Appennini dove le prime ci isolano dal resto dell’Europa e i secondi dividono in due il Paese (complicando la comunicazione e i trasporti tra sud-nord ed est-ovest), l’incessante attività sismica etc etc.  La plurimillenaria cultura del nostro Paese si è espressa in molti modi ed ha avuto innumerevoli esempi di illustri condottieri, esploratori, scienziati, artisti e letterati dei quali ci si permette indegnamente di semplificarne il lunghissimo elenco citando i primi nomi che vengono in mente come Cesare Augusto, Cristoforo Colombo, Dante Alighieri, Leonardo Da Vinci, Enrico Fermi e Niccolò Paganini.

L’Italia inoltre è stata la culla di numerose civiltà che hanno influenzato o in molti casi imposto la loro cultura e tradizioni, ma allo stesso tempo hanno apprezzato il meglio delle altre, basti pensare da un lato alla fiorente attività commerciale tramite il trasporto marittimo che permetteva uno scambio di informazioni e prodotti con paesi limitrofi e dall’altro alla dominazione orientale nel Sud Italia.

In altri termini, sembra proprio che le condizioni di difficoltà abbiano favorito e stimolato il nostro spirito di adattamento/ingegno e l’aver sempre fatto tesoro del passato ha fornito una solida conoscenza di base. Interagendo tra loro, queste caratteristiche costituiscono un terreno fertile per l’accrescimento della curiosità che sfocia principalmente (ed inevitabilmente?) nel settore della ricerca. In questo campo l’Italia infatti sta reggendo bene il confronto con grandi potenze, pur utilizzando, ahinoi, meno risorse economiche e umane.

Anche gli autori di Nature sostengono che i ricercatori italiani sono  di alta qualità: oggi gli articoli scientifici scritti da italiani  ricevono il 50% in più di citazioni rispetto alla media mondiale. I dati sono stati analizzati da studiosi dell’Elsevier nel 2013, i quali aggiungono che la qualità della ricerca italiana è seconda solo alla Svizzera e all’Inghilterra (che hanno fondi pro-capite ben più alti dei nostri!), ma per la prima volta siamo davanti a Stati Uniti e Germania. Inoltre i ricercatori italiani, circa 80000, rappresentano secondo l’UNESCO l’1.1% della comunità scientifica mondiale e, non da ultimo, gli investimenti fatti in questo campo sono l’1.5% degli investimenti fatti in ambito mondiale (se sommiamo i contributi pubblici e privati). A livello locale si parla dell’ 1% del PIL speso per la ricerca: siamo ben lontani dal valore del 3% immaginato nel trattato di Lisbona nel 2003.

Apparentemente, tutto questo dovrebbe porre un freno al lavoro degli italiani e invece questa esigua percentuale di ricercatori ha prodotto il 3.8% della ricerca mondiale.

Questo aspetto ha addirittura del paradossale: dagli ultimi dati Eurostat, nonostante un ricercatore italiano medio sia primo in Europa per la qualità dei progetti finanziati (riesce a farsi finanziare i progetti 1.5 volte in più rispetto ai colleghi tedeschi, inglesi e francesi), l’Italia è all’ultimo posto nel bilancio per i fondi di ricerca con Bruxelles. Questo perché metà dei nostri ricercatori sono all’estero e quindi i fondi non tornano nel Bel Paese per un valore di centinaia di milioni di euro.

Volendo “sentire anche un’altra campana”, lo SCIMAGO, il Consorzio delle Università spagnole che  valuta l’attività scientifica di oltre 3000 centri di ricerca nel mondo (una più piccola rappresentanza rispetto ai dati precedenti), si scopre che nel 2013 l’Italia è all’8o posto al mondo per prodotti scientifici, al 5o se si restringe in confronto a precisi settori.

Riassumendo: non solo gli italiani producono lavori di qualità, ma lo fanno barcamenandosi tra mezzi scarsissimi.

Adesso c’è solo da chiedersi dove potrebbe arrivare l’Italia se solo si decidesse di scommettere un po’ di più sui suoi ricercatori.

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Mariacarla Memeo
Mariacarla Memeo, 28 passati mescolando la passione per la musica con quella per la scienza in un amalgama in cui ognuna ravvivava l’altra. Sono laureata in ingegneria biomedica, diplomata in pianoforte e lavoro all’Istituto Italiano di Tecnologia nello sviluppo di tecnologie per persone non vedenti. Quando voglio coccolarmi, vado al cinema, nuoto o mi lascio andare ad una bella passeggiata in montagna. Odysseo è una sfida contro il mio carattere pensieroso e introverso e spero farà venir fuori il mio amore per i meccanismi che regolano la mente umana

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