“Quando c’è in giro tanta pietà per gli animali, pochissima ne resta per l’uomo”

(Leonardo Sciascia)

Sembra opportuno riflettere questa settimana su un tema caro a molti: il tema degli animali, visto anche quello che è successo ad Andria nei giorni scorsi, circa l’avvelenamento del cane randagio, chiamato Lupo, che si intratteneva presso la villa comunale e le strade del centro urbano.

Ci si unisce a tutti colori che condannano questo gesto atroce, perché di certo i cani – come tutti gli altri animali – non vanno né abbandonati né maltrattati e quindi neanche uccisi, perché sono sempre delle creature che vivono nel mondo.

Sì, delle creature e non delle persone.

Partendo da questa constatazione, proviamo ad allargare la riflessione, che forse a qualcuno potrà risultare indigesta, per quanti è lungi dall’intenzione di chi scrive qualsiasi intento polemico.

Ahimè, oggi si dimentica una cosa basilare: gli animali certamente hanno bisogno di cura e di rispetto, ma senza esagerare.

Che cosa si intende con il “non esagerare”?

Da qualche tempo a questa parte vengono create cliniche e anche hotel per il benessere e la cura degli animali, quando oggi il primo che vive per strada è l’uomo. A volte si trattano meglio gli animali e ci si scorda dell’uomo, del malato o dell’anziano che abita accanto a noi.

L’uomo contemporaneo deve ricordare una cosa fondamentale, visto che l’ha dimenticata: l’uomo è più importante degli animali. Già Aristotele insegnava che, mentre negli animali vi è solo l’anima sensitiva, solo nell’uomo vi è l’anima razionale, cioè la capacità di cogliere all’interno delle immagini comuni l’essenza e la forma delle cose.

In altre parole, l’uomo viene prima dell’animale nella “gradatio entis”.

Questo però – ripetiamo – non ci deve indurre a maltrattare i cani e a ucciderli.

Entrambi (uomini e animali) sono importanti, altrimenti non sarebbero stati creati, però solo l’uomo riesce a ragionare e a parlare.

Tornando alla situazione avvenuta ad Andria, ci lascia perplessi la volontà di alcuni cittadini di voler fare una “fiaccolata” per il povero cane avvelenato. Ci si chiede se non sia esagerato organizzare un’iniziativa del genere così da paragonare un animale a un uomo. Non sarebbe meglio, invece, adottare e prendersi cura degli altri cani randagi presenti in città, così da evitare altri avvelenamenti e uccisioni varie?

Adottare non porterebbe più frutti di una fiaccolata? Lasciamo alla riflessione del lettore tali miei interrogativi.

Alcuni potranno obiettare: oggigiorno meglio trattare con gli animali che con l’uomo. Purtroppo questo luogo comune, che sempre più spesso si sente ripetere, è una conseguenza del relativismo, dell’individualismo  e dell’indifferentismo, che caratterizza la nostra società, dimentica nel riconoscere la dignità dell’uomo, che sa percorrere vie più alte fino a raggiungere il divino, anche se sempre limitato e peccatore.

Allora, cerchiamo di non maltrattare e abbandonare gli animali e soprattutto non dimentichiamo l’uomo che purtroppo, nel nostro tempo, è lasciato a morire ai crocicchi delle strade, trattato peggio degli animali e, in più, sotto la vista indifferente di tutti i passanti.

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Nicola Montereale
Nicola Montereale è nato a Trani (BA) il 1 Febbraio 1994 e vive ad Andria. Ha conseguito la maturità classica presso Liceo Classico “Carlo Troia” di Andria, e negli anni 2007-2010 è stato alunno presso il Seminario Diocesano. Attualmente studia presso l’Istituto Teologico “Regina Apuliae” di Molfetta. Inoltre, è autore di un saggio di ricerca, pubblicato nel 2013 e intitolato “Divinità nella Storia, Dio nella Vita”.

7 COMMENTI

  1. Ho sempre vissuto in campagna e i cani facevano i cani ed erano felici, si sporcavano, andavano a caccia di topi (che a volte li mordevano anche) dormivano per terra o nella paglia. D’inverno nonostante i fienili disponibili dormivano sullo zerbino di casa. Non li abbiamo mai tormentati con shampoo e profumi. Tornavano alla sera dalle scorribande in cerca di topi, infangati e bagnati, anche in tardo autunno, si mettevano nella paglia, si spiluccavano e il giorno dopo erano bianchissimi. Sono morti tutti intorno ai 13-15 anni d’età…forse se rispettassimo di più la loro natura animale sarebbe meglio!

    • Sì certo.. infatti ho scritto che condanno chi li maltratta. Anche a loro va dato rispetto, però senza dimenticare l’uomo.

  2. 1. creature e non persone. – 2. l’uomo è più importante degli animali. – 3.l’anima sensitiva-l’anima razionale- l’essenza delle cose. – 4. “gradatio entis”. – 5. Entrambi (uomini e animali) sono importanti, altrimenti non sarebbero stati creati – 6.solo l’uomo riesce a ragionare e a parlare.- 7. relativismo, individualismo e indifferentismo, che caratterizza la nostra società
    Ognuna di queste affermazioni, per me, è un problema e non una certezza. Mi chiedo, ma quando Gesù ha parlato in questo modo? Dove si trova, nel Vangelo, la “gradatio entis” o la distinzione fra creature e persone? . San Francesco: “Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature…..”

    • Sì è vero Gesù non ha mai parlato così, perché – come ho avuto molto di scrivere in altri articoli – lui partiva sempre dalla terra, dai piedi della gente per spiegare le cose grandi. Noi (compreso io) parliamo sulle teste della gente, incapaci a volte per la nostra miseria umana di imitarlo in tutto e per tutto. E questo dispiace anche a me.
      Ma – tornando a quanto lei diceva – è anche vero che, se leggiamo attentamente i vangeli canonici, Gesù parla di animali, ma non parla agli o con gli animali.
      A Gesù quello che gli preme di più è salvare l’uomo. L’uomo è il protagonista dei suoi discorsi, il destinatario delle sue parabole, il malato che vuole guarire e il peccatore da convertire. Questo vuol dire che l’uomo ha qualche cosa di più dell’animale… Andiamo ai testi, alle fonti: il Salmo 8 della Bibbia parla dell’uomo come colui che Dio “ha fatto poco meno degli angeli; di gloria e di onore lo ha coronato”. La nuova traduzione CEI non usa la parola angeli, ma scrive “Dio l’ha fatto poco meno di un dio”. Anche qui vi è una gradazione: si noti Dio/dio.
      Gli esempi possono essere tanti altri.
      Comunque io, attraverso questo articolo, volevo solo far passare un semplice messaggio: non dobbiamo maltrattare gli animali perché sono sempre “creature” (come peraltro li definisce S. Francesco, da lei citato. S. Francesco non usa persone, si noti, ma creature), però attenzione a non assolutizzare gli animali tanto da dimenticare chi ci è accanto.
      E’ sempre un piacere dialogare con lei. Nicola.

    • Esatto!!! Finché non aboliremo questo antropocentrismo specista narcisista che ci caratterizza e ci autorizza indebitamente a distruggere tutto ciò che non è umano beh..non so come finire la frase.

  3. Nella Genesi, ad ogni nuova creatura che si affaccia sulle terra corrisponde l’esclamazione da parte di Dio:”È cosa buona -tob-“. Quando crea l’uomo, vertice della creazione, Egli aggiunge: “È cosa molto buona”. Tob può essere tradotto non solo con buono ma anche bello, felice, beato.

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