Quando due anni fa Giuseppe Roberto, giovane ragazzo andriese, prestò volontariato sociale presso l’associazione Trifoglio, non avrebbe mai immaginato che quell’esperienza con ragazzi disabili e autistici gli avrebbe cambiato la vita. Cercare continuamente di stimolare l’interesse altrui con attività teatrali e ricreative era diventato per Giuseppe il principale interesse delle sue giornate. Ma proprio durante un campo scuola estivo, la qualità ed il temperamento del giovane andriese furono notati da alcuni esponenti dell’Unitalsi che, cogliendo la palla al balzo, gli proposero un’avventura totalmente nuova, un repentino cambio abitudinario che sconvolse la sfera emotiva di Giuseppe.

Trasferirmi a Lourdes per un anno è stato un passo molto importante. All’inizio ero intimorito dall’approccio che avrei avuto nei confronti di questa esperienza, poi, invece, mi sono reso conto che l’idea ‘’sacrale’’ che avevo del posto era completamente priva di fondamento. Partecipare a messe, processioni e rosari, dopo un appagamento iniziale, alla lunga mi avrebbe logorato, togliendomi quel sano entusiasmo, indispensabile in queste circostanze. Niente di più falso. Al mio arrivo ho trovato ragazzi della mia età pronti a darsi una mano e ad aiutare dove ce ne fosse bisogno, divertendosi.

Un’esperienza forte, insomma. Ma il distacco dalla realtà andriese è stato traumatico?

Certo, non posso negarlo. Devo però ammettere di essere stato fortunato. Ad accompagnarmi in questo viaggio c’è stato un altro ‘’andrisano’’, Domenico Tursi, con il quale ho condiviso ogni minuto di questa incredibile epopea. Entrambi ci siamo spartiti i più disparati lavori. Da barmen ad autisti che accompagnavano i pazienti al centro dialisi fino ad arrivare alla mensa dei pellegrini dove, servendo quotidianamente pasti da e per tutto il Mondo, ho avvertito tanta nostalgia di casa.

In che senso? Spiegati meglio.

Bè, viviamo in sedici nello stesso condominio e tutti siamo originari del Sud Italia. Essere sballottati dalla cucina meridionale a quella transalpina francese ha scombussolato, diciamo così, le nostre capacità…’’digestive’’ –ride-. Ai fornelli ci dilettiamo a riprodurre ricette pugliesi, ma la scarsa qualità delle materie prime porta ogni pietanza al limite del commestibile. Così, spesso, ci rechiamo in alcuni pub dove il meltin’ pot multietnico è davvero impressionante.

A questo proposito, che rapporto avete con i cugini francesi?

Questo è un aspetto davvero curioso. Italiani e Francesi svolgono le stesse mansioni all’interno dell’Albergo Salus, e, durante il mondiale, gli sfottò tra le due ‘’tifoserie’’ erano all’ordine del giorno. Nell’aria si respirava un clima di amorevole rivalità che solo Lourdes può regalare.

Calcio e Sport sono stati importanti per l’integrazione culturale?

Tantissimo. Ci capita di spostarci, una volta a settimana, a Bartres, un paesino a 15 km da Lourdes. Qui c’è un campetto su cui ci sfidiamo, in un quattro contro quattro, con ‘’giocatori’’ di tutte le nazionalità. Un mondiale inter-nos, insomma, ma dai toni agonistici molto più accesi. Abbiamo anche assistito ad una partita di Ligue 1, Bordeaux-Guingamp, ma devo dire che il fascino e la tifoseria del Degli Ulivi sono inimitabili. Non è un caso, infatti, che seguire la Fidelis da così lontano mi ha fatto scoprire un senso di appartenenza che non sapevo di avere!

Nel libro ‘’Viaggio a Lourdes’’ Emile Zola pone l’accento sul conflitto ideologico tra la cultura laica e il cattolicesimo del tempo che, a suo dire, sfruttava il mercato della fede come pretesto per far riemergere il desiderio di soprannaturale che le teorie illuministiche avevano spento sotto il nome della razionalità. Oggi, Giuseppe Roberto è pronto a tesaurizzare quest’odissea dell’anima, un viaggio che lo ha portato oltre i confini della soddisfazione, quella vera, quella che si conquista con un piccolo gesto che smuove grandi montagne. Oggi Giuseppe non ha smesso di sognare:

Spero un giorno di poter tornare a fare ciò per cui ho studiato e ho fatto sacrifici, il fisioterapista. Chi mi piacerebbe allenare? La Fidelis, naturalmente!

Michele di Corato


[ Foto Michele di Corato ]

 

 


 

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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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