1. Una lectio divina sul libro di Giona pensata a scritta a quattro mani da Fabio Bartoli e Sabina Nicolina

La presentazione del libro, questa sera, alle 20.30, ad Andria, presso la parrocchia Sant’Andrea Apostolo, in corso Europa Unita

«Questa non è una lectio divina! Non consente al lettore di leggere e basta, ma lo costringe a “essere letto”»: così Fabio Rosini nella prefazione a Il disertore. Lectio divina sul libro di Giona, di Sabina Nicolini, consacrata, piemontese, ma di adozione romana, e Fabio Bartoli, sacerdote della diocesi di Roma.

Il testo, edito da Àncora (Milano 2018, pp.110, €13,00), se pur scritto con un tono che, a tratti, è volutamente “leggero”, ironico e autoironico, è invece una profonda lettura di un “libro” (di appena quattro capitoletti) che è un vero capolavoro della letteratura veterotestamentaria e che costituisce un unicum nel suo genere: gli autori, nell’introduzione, spiegano che non è, evidentemente, un libro storico e, di per sé, neppure un libro profetico, quanto piuttosto un mashal, una sorta di fiaba edificante con una morale che ha sorpreso e potrebbe sorprendere più di un benpensante: di ieri come di oggi.

Tre i tremi principali e tre le chiavi ermeneutiche per entrare nel messaggio del libro di Giona: quella esistenziale di un uomo, appunto il profeta Giona, chiamato suo malgrado ad un compito dal quale vorrebbe con tutto se stesso sottrarsi (e magari avrebbe anche delle ragioni per farlo); quella dell’esperienza di chi ha toccato il fondo, è preda dello sconforto e della morte e, dal ventre della “balena”, lancia il suo grido d’aiuto a quel Dio da cui voleva fuggire; quella che mette sotto accusa un Dio che invece che intervenire per punire i malvagi e premiare i buoni sembra fare tutto il contrario.

Come si può facilmente intuire, si tratta di tre aspetti in cui per molti di noi non sarà difficile immedesimarsi: chi non si è sentito “perseguitato” da un compito da portare a termine suo malgrado e mentre le condizioni oggettive e soggettive in cui si trovava lo avrebbero indotto a fuggire? Chi non ha mai gridato: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Chi non ha lanciato l’interrogativo inquisitore: “Dov’è Dio mentre accade tutto questo? Mentre il male colpisce i giusti e risparmia gli ingiusti?”

Ha ragione, dunque, Rosini: la lettura, vorrei dire la meditazione, di questo testo è una lettura che interpella, con cui bisogna fare i conti, lasciandosi provocare fino in fondo. Fosse solo per questo, sarebbe già una lettura altamente consigliata.

Ma c’è dell’altro. C’è che si tratta di un libro che farebbe bene soprattutto a chi, forse, non lo leggerà né mai lo leggerebbe. Penso a quei sedicenti cristiani che sono più realisti del re, che si sentono custodi dell’ortodossia, più cattolici del Papa, e perciò sempre pronti a dividere l’umanità in buoni e cattivi, in promossi e bocciati, in chi è con noi e chi contro, dando ovviamente per scontato che “noi” siamo i buoni e gli altri no.

A cristiani (ma anche non cristiani) del genere, diciamo pure a questi fanatici, questa lettura a mio modesto parere potrebbe davvero far bene. Ma temo che proprio per questo la eviteranno.

Voglio, tuttavia e a dispetto di quanto ho appena scritto, sperare che stimoleranno la loro curiosità almeno queste parole con cui Fabio Bartoli e Sabina Nicolini chiudono la loro introduzione: «Il messaggio finale del libro (di Giona, ndr) è addirittura sconvolgente: non solo Dio è il dio di tutti i popoli, ma addirittura è dio anche dei malvagi, che non sono meno amati dei buoni. Quale scandalo possa aver significato per gli Ebrei oppressi e perseguitati l’affermazione che Dio perdonerà i persecutori che per secoli hanno saccheggiato le loro città e stuprato le loro donne è facile immaginare».

Un libro, quello di Giona, scritto da un ebreo per scandalizzare gli Ebrei; un libro, quello di Sabina e Fabio, scritto da cristiani per scandalizzare i cristiani: mi piace!

***

Il disertore. Lectio divina sul libro di Giona sarà presentato questa sera, con la partecipazione degli autori, ad Andria, presso l’auditorium della parrocchia Sant’Andrea Apostolo, in Corso Europa Unita, con inizio alle ore 20.30. La partecipazione è gradita.

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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...