Gerusalemme: non ci resta che attendere

Non si può andare a Gerusalemme e non restarne profondamente toccati. Sia dal punto spirituale che politico. Le tre grandi religioni si incontrano qui, o forse sarebbe meglio dire si scontrano qui. E si scontrano anche al loro interno, tra fazioni e usanze diverse.

Vedendo ancora gli assolutismi politici religiosi all’opera, come non essere grati di essere nati in una cultura cristiana nella quale, nonostante tutti gli errori del passato, c’è un dialogo, un’apertura, un cammino? Perché gli assolutismi alzano i muri, come quello di Betlemme, mentre il dialogo e il servizio creano una comunità, come quello che grazie a Dio, la Chiesa di Roma ha incominciato a instaurare con il resto del mondo, a partire dal suo punto di svolta nella sua storia politica che è il Concilio Vaticano II, voluto dall’ormai proclamato santo papa Giovanni XXIII.

Osservando la mappa di Gerusalemme è evidente la frammentazione religiosa nella suddivisione dei diversi quartieri; ma ciò che la cartina non può dire è la difficoltà di intraprendere un cammino di pace, di edificazione, di comunione nella città tra queste confinanti ma assolutamente distaccate realtà. Perché se si parte dai dogmi, non c’è ragionamento. E se non c’è ragionamento, non c’è neanche ascolto dell’altro. E se non c’è ascolto dell’altro, difficilmente ci può essere l’attenzione verso le ragioni e la vita di chi ti sta di fronte.

A Gerusalemme, da dove vi scrivo, le tre grandi religioni monoteiste palesano in modo quanto mai evidente l’abuso per scopi politici della loro stessa sacralità. Come è possibile infatti non accogliere coerentemente la deduzione logica che se Dio è uno solo, e ha creato tutto ciò che esiste, quindi anche l’uomo, tutti gli uomini sono figli dell’unico Dio, e quindi fratelli? Non si potrebbe instaurare un governo di garanzia in cui tutte e tre le forze in campo vengano equamente rappresentate, sulla base di quell’unico principio di avere l’attenzione per ciascuna vita umana in quanto pensata, voluta, creata (e amata) da Dio?

Non sarebbe il massimo, ma potrebbe essere già qualcosa. Ma questo qualcosa sarebbe troppo semplice. E si sa che chi non vuole l’appianarsi dei problemi è proprio chi grazie a quei problemi ci specula e riesce ad aver una maggior cura dei propri interessi di parte, e ama quindi le situazioni arzigogolate per celare il male dietro il bene.

Da dove verrà la soluzione?

Un altro illustre muro, che si pensava non abbattibile, alla fine degli anni ’90, è stato abbattuto e con esso tutto il sistema di pensiero che aveva portato alla sua costruzione. Quindi, abbiamo di che ben sperare.

Per ora non ci resta che attendere e compatire le sofferenze dei più deboli. Forse non ce ne accorgiamo ma la soluzione è già stata seminata; e come il buon contadino sa e ci insegna, bisogna saper aspettare che il seme germogli e produca i frutti per la raccolta.

Di certo i semi che portano frutto non sono la violenza degli oppressi e degli oppressori, ma sono quelli piantati da chi, nonostante tutto, e da ogni parte del mondo, continua ad amare questa terra – che si suole dire “Santa” – e instancabilmente non smette di seminare e raccogliere frutti abbondanti a suo tempo.

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Nicola Uva
Ho viaggiato molto nella mia vita, soprattutto in Europa. Il motivo? Chi lo sa. Forse all'inizio perché era bello. Poi forse perché cercavo un senso a questo mio vagare. Mi chiamo Nicola, ho 30 anni e lavoro attualmente in una cartolibreria. Mi sono diplomato, successivamente laureato e specializzato in economia. Ma poi qualcosa è cambiato. Ho effettuato un discernimento vocazionale che mi ha portato all’ingresso in seminario, ma anche lì qualcosa mi mancava. Cosa? Forse proprio il viaggiare. A breve, terminato il mio lavoro, partirò per un viaggio in Terrasanta. Mi sento felice, il perché è difficile da spiegare anche a me stesso. Perciò dunque non chiedetelo. Perché vi posso assicurare che più importante non è il saperlo. Più importante è trovarne la fonte. Io ho trovato la mia, e la vostra qual è?

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