Nuovo primato personale e una dedica speciale da parte del giovane andriese, astro nascente della marcia italiana. A sostenerlo, un coro quantomeno singolare…

Il tempo di gustare il sapore agrodolce del bronzo di Antonella Palmisano ed eccoci pronti davanti alla TV per spronare il giovane andriese Francesco Fortunato, astro nascente della marcia italiana. A proposito di Antonella: la 26enne tarantina, che chiude in 1h26’36’’, migliorando di 1’15’’ il suo personale, è l’unica medaglia italiana in questa rassegna iridata, ma avrebbe strameritato l’oro! Incredibile che la cinese, Jiayu Yang, giunta prima, e la messicana Maria Guadalupe Gonzalez, seconda, non siano state squalificate: semplicemente, non stavano marciando, correvano, ma quello è un altro sport, si chiama podismo… Ma tant’è, la classifica l’hanno decisa i giudici, non la pista. Scandaloso. Punto.

Torniamo a Francesco. Sappiamo che non può nutrire ambizioni da medaglia. Il suo è un debutto al mondiale, Francesco è giovanissimo e oggi ha un solo obiettivo: dare il meglio di sé, provare a migliorarsi, darci dentro con coraggio, come lui stesso dichiara durante un’intervista per RaiSport.

A supportarlo, anche un pezzo di Andria: naturalmente i suoi genitori, mamma Lucia e papà Felice, suo fratello Michele, ma anche un nutrito gruppo di studenti del Liceo Scientifico “Nuzzi”, il liceo della sua città natale, guidati dal dirigente scolastico Michelangelo Filannino e dal prof. Gianni Pistillo, a Londra per un’esperienza formativa.

Il colpo dello starter, partiti. Francesco si mantiene in coda al gruppo, ma il suo stile di marcia perfetto e il suo cappellino azzurro lo rendono subito riconoscibile. E c’è un gesto che dice tutto il suo cuore e la sua sportività: Francesco parte al fianco del più quotato Giorgio Rubino, al rientro dopo un lungo infortunio.

Giorgio oggi deve dare il massimo e non perdere neanche un secondo e così ci pensa Francesco a fare rifornimento di acqua e a passargliela: proprio come nel mitico passaggio di borraccia fra Bartali e Coppi, sul Galibier. Non è però il gesto di un gregario, sbaglia il telecronista a usare questo termine: è il gesto di un atleta vero, di un cuore grande, ed anche di un amico sincero. Grande Francesco. Ci riempi d’orgoglio e gli occhi si inumidiscono…

La gara si fa subito tosta. Davanti hanno un altro passo. Francesco, secondo degli azzurri, a metà gara è in 42ma posizione. Il suo ritmo è regolare. Il tifo che lo sostiene è sfrenato. Sale alte il coro dei ragazzi del “Nuzzi”: “Nu sciam’ pazz’ p’ l’ muzzarell’, vivum’ lu mir’ tust du paius’, nu suim l’andrisan, p’ u’ cor’ bianc’ e blu, e cu na vauc’ sola nu cantam: alè, alè, alè, magic Francesco, alè, alè, alè, magic Francesco…” (per chi non conosce la lingua locale: “Noi siam pazzi per le mozzarelle, beviamo il vino forte del paese, noi siamo gli andriesi, con il cuore bianco e blu, e con una sola voce noi cantiamo: alè, magic Francesco…”).

Ed “Effe”, come lo chiamano gli amici, ascolta e risponde: a tre quarti di gara è già trentesimo. Arriva una proposta di squalifica, per sbloccaggio del ginocchio, ma Francesco non si lascia intimorire e prosegue. Nuovo giro di boa. Francesco ascolta di nuovo il coro e ricambia con un sorriso, capace, con un sol gesto, di mascherare la sofferenza fisica e di rivelare la gioia per avere dei conterranei giunti a sostenerlo così lontano.

Al 18 km, Giorgio Rubino, primo degli italiani, è 20°, Francesco è 28°, Matteo Giupponi, 50°. In realtà, Rubino è in gruppo di 5 atleti e, nel giro di un solo km, è già 16°, in grande rimonta. Anche Francesco prosegue con la sua rimonta, passo dopo passo…

Nel frattempo, riusciamo a raggiungere mamma Lucia e le chiediamo di liberare le sue emozioni: «Siamo felicissimi. Grande emozione assistere ad una gara mondiale del proprio figlio! Esperienza unica in un contesto di altissimo livello. Cornice splendida, The Mall con lo sfondo di Buckingham Palace. Tutto indimenticabile!».

Campana dell’ultimo giro. Al primo posto è il colombiano Arévalo, già campione del mondo juniores, che corre con una bandiera in mano… se ne cinge il capo sul traguardo ed è la prima volta di un colombiano d’oro ai mondiali di marcia.

Ma noi guardiamo verso Francesco. Il crono è ancora sotto l’1h20’ e speriamo che il best personal di Effe possa ancora arrivare. Intanto giunge sul traguardo Rubino, è 15° in 1h20’46’’, suo primato stagionale. È la volta di Francesco. Il traguardo in vista. L’ultimo sforzo, forza Francesco. Puoi ancora migliorarti. Vorremmo poterti sospingere col nostro tifo…

E succede! Succede davvero! 1h21’01’’, 25° assoluto e primato personale limato di 3 secondi!

Elisabetta Caporale, sempre per RaiSport, lo raggiunge e lo intervista a caldo, chiedendogli se non sia dispiaciuto per quel muro dell’1h21’ sfuggitogli per un soffio. E Francesco non si nasconde:

“Sono contento della prestazione, anche se mi dispiace per questo muro che sinceramente era l’obiettivo che avevo dentro. Ero partito che volevo fare 1h21’, assolutamente. Sapevo di poterlo fare. Ci ho provato e infatti i passaggi a metà gara e a tre quarti di gara erano in regola. Poi sono rimasto un po’ da solo. Ho cercato di tenere. All’ultimo mille mi son ritrovato lì e mi son detto: mi manca un secondo! Ho cambiato e non è bastato, però ho comunque reagito. Il personale al mondiale era importante. Quindi, va bene così come inizio. Ora però vorrei salutare tutti gli amici di Andria che mi hanno seguito e ringraziare i miei genitori. Vorrei anche dedicare questo personale al mio allenatore, perché l’ho fatto arrabbiare e glielo devo. Nella quotidianità spesso ci scontriamo, ma ci vogliamo un gran bene. Sappiamo che l’obiettivo è comune, entrambi ci teniamo, e ci tenevo a dimostrargli che oggi c’ero».

Sì, oggi c’eri. E ci sarai sempre più, anche in futuro. Grande, grandissimo Francesco, bellissimo che ti sia ricordato dei tuoi genitori, del tuo allenatore e… dei tuoi amici di Andria: chissà che il “coro delle mozzarelle” non sia stato la tua marcia in più!

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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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