Sembra proprio che gli incentivi fiscali, in primis la decontribuzione per tre anni sulle assunzioni a tempo indeterminate le misure previste dal Jobs Act stiano incominciando a dare i loro primi effetti positivi. Sono infatti in aumento i posti di lavoro. In particolare, spicca l’incremento dei nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato, mentre rimane stabile l’andamento dei contratti a termine e diminuiscono sensibilmente quelli di apprendistato.

Speriamo che, come continua a sottolineare con puntigliosità il premier Renzi, sia davvero la buona volta. C’è da augurarselo per l’Italia, per le famiglie che non ce la fanno più, per i ragazzi inoccupati, per chi ha perso il lavoro ed è rimasto tagliato fuori.

In effetti, secondo i dati diffusi dall’Inps poco prima di Ferragosto, c’è ragione di riaccendere un barlume di speranza. Vi si legge di 952.359 nuove assunzioni a tempo indeterminato nel settore privato, una cifra che già come valore assoluto è importante, ma che diventa ancora più significativa se la si valuta in percentuale: il 36% in più rispetto al medesimo periodo di un anno fa.

Tra i tanti dati confortanti diffusi dall’Inps, ne citiamo ancora uno: la percentuale di assunzioni con rapporti stabili sul totale dei nuovi rapporti di lavoro è passata dal 33,6% del primo semestre 2014 al 40,8% del corrispondente periodo nel 2015: il 7,2% in più.

Ora, non ci interessa il dibattito politico che, puntualmente, si è acceso attorno ai numeri forniti dall’Inps. Siamo stanchi del teatrino di posizioni precostituite e volte, da parte degli esponenti del Governo, a esaltare questi risultati o, specularmente, tese a minimizzarli da parte di chi milita nelle diverse fila dell’opposizione.

Alla gente, il teatrino non solo non interessa, ma ormai fa venire la nausea. La gente ha bisogno di risposte, di azioni concrete, di nuovi spiragli. E ha bisogno di speranza.

Perciò, che possa essere davvero la volta buona. Che finite le ferie, per chi ha potuto permettersele, l’autunno segni realmente una svolta, non di certo un nuovo “boom economico”, ma almeno una ripartenza. L’Italia e gli Italiani sono arcinoti per la loro creatività, per la loro capacità di reagire in situazioni estreme: bene, dimostriamolo una volta di più. Basta con lo scoramento, incoraggiamoci l’un l’altro. La paura ceda il passo alla voglia di rivincita. La parola “crisi” sia derubricata, cancellata dal vocabolario Treccani o utilizzata solo secondo la sua accezione originaria: per i Greci (proprio loro!), infatti, “crisi” significava “passaggio”, “fase di transizione”, “piega decisiva di una determinata situazione”.

È ora la “piega decisiva”. È ora il tempo di reagire. Magari avendo imparato un po’ la lezione, scordandoci di uno stile fatto di eccessi e di ricchezza indifferente a chi è nel bisogno, dimentica del dovere di costruire un corretto equilibrio nel sistema socioeconomico mondiale. Che la crisi sia perciò, non più un brutto ricordo, ma uno stimolo ad essere migliori: ad andare avanti, non a tornare indietro.

Son finite le ferie. Ripartono le attività. Riparta l’Italia. Riparta anche l’Europa. Riparta ciascuno di noi: a cominciare da chi è fermo o non è mai potuto partire.

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Giuseppe Davide Farina
"Ci vuole passione!": furono le ultime parole che mi sussurrò mio nonno prima di morire. Indimenticabili, significative ed emblematiche, incarnano tutta la mia personalità. Urlo di gioia quando segno un goal, il calcio è la mia passione sportiva. Il mio animo è profondamente turbato dagli interrogativi di Socrate e Platone, La filosofia è la mia passione culturale. Instancabilmente curioso, desidero sempre ed appassionatamente approdare ad Itaca, comprendere il senso di ciò che vivo e conosco.

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