Ieri sera, l’amara sorpresa: feci scagliate contro il portone d’ingresso, il campanello e persino sul pomello della porta a vetro.

Le parole della bibliotecaria Silvana Campanile, e del direttore della biblioteca, don Mimmo Basile: «Siamo ammutoliti, mortificati. Di fronte ad un gesto assolutamente gratuito, senza un motivo. Perché quegli stessi ragazzi che gettano immondizia, che frantumano vetri, appiccano fuochi, fanno i loro bisogni sugli scalini e davanti al portone della chiesa, su quegli stessi scalini si siedono, attorniati dal peggio. Non se lo meritano, non se lo merita la loro dignità di persone».

Dott.ssa Campanile, vuole riassumerci i fatti?

Alla vigilia dell’Epifania, dopo un pomeriggio in cui la biblioteca ha accolto gli studenti alla ricerca di uno spazio per recuperare la familiarità con lo studio, quando ormai la ripresa della scuola è alle porte, e dopo che dalla mattina in biblioteca eravamo stati impegnati nella pulizia degli ambienti, aprendo la porta dall’interno al momento della chiusura, ci accorgiamo delle barbare condizioni in cui alcuni ragazzini avevano ridotto l’ingresso lanciando contro il portone, il campanello e persino sul pomello della porta a vetro delle feci. In realtà ce n’è a disposizione in quantità su una strada che, oasi privilegiata in quanto passaggio pedonale, è diventata per molti zona franca in cui portare il cane per i bisogni quotidiani, senza provvedere a raccogliere subito dopo, o in cui poter lasciare tutti i rifiuti possibili (compresi i vetri in mille frantumi, pericolosissimi perché saltano su quando ci si passa sopra), con un puzzo indescrivibile nell’aria… Mi sembra che ognuno si senta autorizzato a lasciare un po’ del suo, evidentemente rafforzandosi a vicenda in questo comportamento. Dagli adulti fino ai più piccoli. Una sorta di patto di inciviltà.

Una situazione penosa, più che spiacevole: difficile proseguire nell’intervista dopo questa descrizione dei fatti. Tuttavia, le devo chiedere: cosa le lascia questa amara esperienza?

Più volte la Biblioteca ha denunciato episodi di inciviltà alle Forze dell’Ordine, alla Pubblica Amministrazione, agli operatori ecologici, nel tentativo di creare una rete di relazioni tra istituzioni, con la preoccupazione non solo del decoro dei luoghi e della sicurezza di chi li frequenta, e non solo per mettere in atto interventi punitivi, ma per riappropriarsi come comunità di un luogo che le appartiene. Perché è un luogo bello, che ha il fascino della storia, dell’arte, con il complesso del convento e della Chiesa del Carmine, del paesaggio che si può ammirare passeggiandovi, che da sé edifica lo spirito.

Altre volte è prevalsa la rabbia o persino la rassegnazione, ma questa volta no, siamo ammutoliti, mortificati. Di fronte ad un gesto assolutamente gratuito, senza un motivo, e pensando che quei ragazzini hanno pensato di fare un danno alla Biblioteca, ma in realtà sono stati le prime vittime di se stessi, ce ne dispiace. Perché quegli stessi ragazzi che gettano immondizia, che frantumano vetri, appiccano fuochi, fanno i loro bisogni sugli scalini e davanti al portone della chiesa, su quegli stessi scalini si siedono, attorniati dal peggio. Non se lo meritano, non se lo merita la loro dignità di persone. E la biblioteca vuole essere un presidio di civiltà in questo contesto, continuando ad accogliere e a far sentire loro che c’è una bellezza che appartiene a tutti e la cui cura è affidata a tutti!

Abbiamo voluto chiedere un commento anche al Direttore della Biblioteca, don Mimmo Basile. Le sue parole:

“La Missione della biblioteca: libri e persone al servizio dell’uomo”. Così il nostro sito internet (www.bibliotecadiocesiandria.it) sintetizza il compito appassionato che ogni giorno cerchiamo di portare avanti, con dedizione e gioia e tra mille difficoltà. Ecco perché il gesto squallido e vile compiuto ieri sera ci rattrista, perché colpisce più che un luogo e la sua “sacralità”, una comunità di persone che crede nella cultura non come dimensione aristocratica ed elitaria, ma come fattore portante ed indispensabile di umanizzazione, per rendere più bella e più vera una vita, un quartiere, una città.

Don Mimmo, il male gratuito merita una risposta buona: cosa pensate di fare ora…

Credo che quanto accaduto debba farci interrogare nel profondo, per andare al di là di semplici e retoriche condanne e perché ci poniamo domande sulla qualità della nostra opera educativa, come adulti e istituzioni. Forse non abbiamo sufficiente premura nel dedicarci al compito educativo e non stimiamo sufficientemente i ragazzi e i giovani, offrendo loro proposte di bassa lega e facendo passare l’idea che si possa vivere in un eterno parco divertimenti dove accarezzare la nostra epidermide o in un scintillante centro commerciale dove tutto si può comprare. Perciò non ci demoralizziamo, ma come Biblioteca Diocesana riprendiamo con più forza il nostro lavoro, mettendo al centro la persona, ogni persona, e favorendo l’affascinante compito che è dato ad ogni umano di pensare, leggere, raccontare, educarsi    ed educare. Perché si è uomini in continuo divenire, perché l’umano è un compito e una responsabilità.

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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

5 COMMENTI

  1. Solidarietà ai difensori della cultura che non si arrendono di fronte alla barbarie di chi sa comunicare solo con quello che hanno in testa….

  2. Un pezzo dall’esposizione piana, la scrittura efficace ed il messagghio altamente educativo. Anche per i responsabili del gesto, che se lo leggessero farebbero cdrtamente ammenda.
    Complimenti vivissimi.

  3. Tanti, però, di cultura non ne vogliono sapere, perché costa ricerca, tempo e fatica.
    La cultura rende liberi, veri e onesti intellettualmente. Senza cultura si muore schiavi di qualcuno o di qualcosa.

  4. Il gesto ed il comportamento denunciati rappresentano la punta dell’iceberg dello status di sporcizia, trascuratezza e conseguente degrado in cui versano, ad Andria, molti beni artistici ed ambientali. Mi è capitato di frequentare la Biblioteca Diocesana in un pomeriggio per sei settimane consecutive ed ho avuto modo di notare, altrettante volte, gli stessi rifiuti disseminati lungo la scalinata che conduce alla Chiesa del Carmine ed all’annesso Seminario Vescovile, a testimonianza del fatto che nessuno degli addetti alla pulizia dei luoghi pubblici si è preoccupato di rimuoverli.
    Si aggiunge la sconfortante constatazione che la famiglia e le varie Agenzie Educative, a cominciare dalla scuola, stentano a veicolare nei bambini e nei ragazzi il concetto di quanto sia importante tutto ciò che fa parte del patrimonio comune di una collettività.

  5. Ragazzacci inconsapevoli? Può darsi, ed è proprio nell’inconsapevolezza il pericolo di una cultura pericolosa. Profanare il luogo del Libro, cioè della sapienza che guida l’uomo nella storia, è un sintomo che allude a malattie gravi e a giorni bui per la cultura e per la democrazia. Due Beni che vanno difesi senza far sconti a nessuno. Dove sono le famiglie? Dov’è la scuola? Dove sono gli uomini delle istituzioni?

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