“Non sono per l’accoglienza indiscriminata e immotivata, ma l’Italia è un paese sempre sorprendente, nel bene e nel male. Paradossale”

Caro Direttore,

anche questa volta vinci la mia pigrizia chiedendomi che cosa penso della storia di Macerata. Non vorrei ripetere, a scoppio ritardato, il già detto. Mi limiterei a qualche considerazione che non trovo sui giornali e non sento in giro.

I fatti sono noti. Un fascista-leghista organizza minuziosamente una strage di neri e quasi ci riesce. Tralascio le ragioni da lui addotte a propria difesa, perché sono il brodo di coltura del fascio-leghismo di cui è impastato questa testa rasata da ergastolo. Il problema dell’immigrazione per lui è una scusa come un’altra. Il problema dell’immigrazione, in Italia, viene enfatizzata a fini politici, come in altri Paesi europei, con una differenza: chi va in giro a sparare alla gente per ragioni di razzismo, non diventa un simbolo positivo. In Italia sta diventando un eroe da campagna elettorale di una destra eterogenea su tutto, tranne che su razzismo. Badate bene: i reati nell’ultimo anno sono calati del 40 per cento e gli sbarchi del 50 per cento, ma qui se ne discute come se fossero raddoppiati e triplicati. Certo, i clandestini e i poco di buono non mancano, ma qui vivono anche sei milioni di pacifici cittadini arrivati con i barconi che, come noi, lavorano, pagano le tasse, mandano i figli a scuola e contribuiscono alla crescita comune.

Io non sono per l’accoglienza indiscriminata e immotivata, se non dalla legge, dalle ragioni umanitarie e dagli accordi internazionali. Penso che chi viene in Italia debba accettarne le regole, senza rinunciare alle sue credenze ed abitudini private, ma rispettando quelle del vicino. Penso che chi delinque debba andare in galera, esattamente come se fosse un bianco di Andria o di Trani o di Barletta. Penso che non sia con leggi razziali e fasciste che si mette ordine al mondo, visto che quell’ordine non è stato affidato alla testa rasata di Macerata, e a tutti quelli che la pensano come lui, fino a farne oggetto di campagna elettorale, quasi si trattasse di un eroe del nostro tempo.

Questo a me pare logico, di buon senso, e non riuscirei a pensare il contrario.

Ma l’Italia è un paese sempre sorprendente, nel bene e nel male. Paradossale ma vero quel che rivela la campagna elettorale di stampo razzista alla quale stiamo assistendo. (Tralascio la sinistra che, al governo, fa quello che può; tralascio i Cinque stelle che, quando si parla di cose serie, non sanno che dire). Parlo della destra che si è presa la scena grazie al suo esemplare maceratese.  Gli estremisti di destra, Salvini e la Meloni, fanno a gara a chi la spara più grossa, come ognun di noi può vedere giorno e notte. Ma, in questa gara, il capo della destra, il “moderato” Berlusconi, è costretto a spararle più grosse di tutti i suoi soci per arrivare primo nella gara interna alla coalizione e per mantenere la parola data all’Europa che si affida ai moderati per salvare la patria. Ci rendiamo conto? A me, sinceramente, pare di no.

Tutto ciò è molto pericoloso per il futuro del paese. Torneranno i fascisti della marcia su Roma? Quelli no, perché al Quirinale non siede quella caricatura che fu il Re Sciaboletta, detto Vittorio Emanuele terzo; e perché l’Europa, si spera, riuscirà a vincere questo clima da anni ’20 del secolo scorso. Rimane il pericolo più concreto ed evidente: la narcosi delle coscienze, la conversione della giusta domanda di equità in guerra al diverso, la sopraffazione come arma di giustizia, il disprezzo per le idee degli altri. Questo è il fascismo.

 

Fontewikimedia commons
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Antonio Del Giudice
Pugliese errante, un po’ come Ulisse, Antonio del Giudice è nato ad Andria nel 1949. Ha oltre quattro decenni di giornalismo alle spalle e ha trascorso la sua vita tra Bari, Roma, Milano, Palermo, Mantova e Pescara, dove abita. Cominciando come collaboratore del Corriere dello Sport, ha lavorato a La Gazzetta del Mezzogiorno, Paese sera, La Repubblica, L’Ora, L’Unità, La Gazzetta di Mantova, Il Centro d’Abruzzo, La Domenica d’Abruzzo, ricoprendo tutti i ruoli, da cronista a direttore. Collabora con Blizquotidiano.  Dopo un libro-intervista ad Alex Zanotelli (1987), nel 2009 aveva pubblicato La Pasqua bassa (Edizioni San Paolo), un romanzo che racconta la nostra terra e la vita grama dei contadini nel secondo dopoguerra. L'ultimo suo romanzo, Buonasera, dottor Nisticò (ed. Noubs, pag.136, euro 12,00) è in libreria dal novembre 2014. Nel 2015 ha pubblicato "La bambina russa ed altri racconti" (Solfanelli Tabula fati). Un libro di racconti in due parti. Sguardi di donna: sedici donne per sedici storie di vita. Povericristi: storie di strada raccolte negli angoli bui de nostri giorni. Nel 2017 ha pubblicato "Il cane straniero e altri racconti" (Tabula Dati).

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