Emergenza Ebola. Già si parla di numeri senza precedenti. Oltre 2500 morti. In Africa i casi raddoppiano ogni 15-20 giorni e, secondo le stime del Centers for Disease Control (CDC, Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie), a gennaio potrebbero arrivare a circa un milione e mezzo le vittime del contagio.

Se a questo si aggiunge che in Liberia c’è un solo dottore, o quasi, per ogni 100mila abitanti e che l’intera Sierra Leone non conta più di 120 medici, appare evidente che parlare di emergenza mondiale non è più una esagerazione.

Servono uomini e donne, non solo dottori. Mancano tecnici di laboratorio, esperti di logistica, di approvvigionamento idrico e autisti. Un esercito di volontari si mobilita da tutto il mondo, in un momento in cui scegliere di partire come volontario vuol dire scegliere di rischiare la vita. L’Ebola non perdona, eppure questo non sembra scoraggiare eroi sconosciuti che militano in organizzazioni note, come Medici Senza Frontiere, Partners in Health, Save the Children e International Medical Corps, o meno note, come Opera Don Bonifacio – Azione Verde onlus, ma non per questo in seconda linea.

Il mondo avaaziano ha, a tal riguardo, lanciato un appello (Avaaz – NOI CONTRO L’EBOLA) a quanti, professionisti del settore sanitario e non, sono disposti a donare qualcosa di più che il proprio tempo. Basti pensare che, secondo le stime dell’OMS, il tasso di mortalità Ebola è al 70% e mai così tante sono state le vittime tra il personale medico.

Ma c’è una cosa che forse non tutti sanno: Ebola non è una novità.

Secondo la Cronologia di focolai Ebola | Ebola Hemorrhagic Fever | CDC, i primi casi noti, in Zaire e Sudan, risalgono al 1976. Nello stesso anno, c’è stato anche un caso in Inghilterra, ma la provenienza era ancora dal Sudan.
C’è da chiedersi: cosa hanno fatto le multinazionali del farmaco da allora ad oggi? Si sono, come tanti, illuse che il virus sarebbe stato confinato in Africa o hanno piuttosto atteso che divenisse un buon affare prima di investire nella ricerca di un vaccino anti-Ebola e di terapie salvavita per chi il virus l’ha già contratto?

Accadrà mai che la vita di un uomo, dell’intera umanità, conti più degli interessi, sporchi o puliti, a questo punto poco conta, di chi mira solo al proprio profitto?

Una cosa è certa: mai come oggi scopriamo che il mondo è un villaggio globale. Lo scopriamo non per un atto di generosa filantropia, ma perché la paura bussa alla nostra porta. Uscirne insieme non è una possibilità tra le altre: è la sola possibilità, in una battaglia che si prospetta lunga e dura.
Croce ci ha spiegato perché non possiamo non dirci cristiani: Ebola ci insegna perché non possiamo non dirci filantropi…

E speriamo che la lezione, questa volta, basti.

 


[Foto: www.health24.com]

 

 

CONDIVIDI
Articolo precedenteLa paura di morire senza aver vissuto
Articolo successivoAlbert Einstein: genio in fisica, sregolato in amore (seconda parte)
Giuseppe Davide Farina
"Ci vuole passione!": furono le ultime parole che mi sussurrò mio nonno prima di morire. Indimenticabili, significative ed emblematiche, incarnano tutta la mia personalità. Urlo di gioia quando segno un goal, il calcio è la mia passione sportiva. Il mio animo è profondamente turbato dagli interrogativi di Socrate e Platone, La filosofia è la mia passione culturale. Instancabilmente curioso, desidero sempre ed appassionatamente approdare ad Itaca, comprendere il senso di ciò che vivo e conosco.

1 COMMENTO

  1. .A proposito di affari, c’è una società specializzata nella registrazione di domini web con nomi di malattie che proprio qualche giorno fa ha venduto il dominio ebola.com per 170.000$

LASCIA UNA RISPOSTA