“Non c’è da biasimare i Troiani e gli Achei se patiscono tanti travagli per una donna come questa che, all’aspetto, fin troppo somiglia alle Dive immortali! Però anche così indicibilmente bella, se ne torni, ormai, alle navi e non lasci ai figli nostri ed a noi così sconsolato retaggio di pianto!”

Queste le parole cantate da Omero nel principio del terzo canto della sua Iliade. Destinataria? Lei, Elena la femme fatale. Una donna maliziosa e disinvolta che fa della cattiveria, spesso nascosta sotto mentite vesti , la sua migliore amica, dell’annientamento del genere umano il suo unico scopo.

Una dark lady, insomma. Ma perché i Greci dovettero avercela così tanto con lei tanto da farne la figlia prediletta del Male? Lo scopriremo, ma prima urge una breve presentazione.

Elena, divina già prima per nascita che per bellezza, nasce in una notte di passione tra il re degli dei, Zeus, e Leda. Abituata sin da subito a sfidare le gelosie degli uomini che la circondano, già da bambina deve far i conti con le iracondie dei due fratelli, Castore e Polluce, detti anche Dioscuri. Essi, infatti, furono per amor suo costretti a muover guerra a Teseo, il primo uomo a rapirla e a farsi adulare dalle più bella tra tutte le donne.

Tornando alle infamie che girano intorno alla sua figura, noi, navigatori di Odysseo, amanti della ricerca instancabile e di verità non figlie del pregiudizio, crediamo che, per un processo più equo, sia proprio necessario ascoltare anche la voce della difesa oltre che quella dell’accusa.

Ci facciamo un giretto nell’Ade e, come non pochi si son abituati a fare nel corso di tutta la storia della mitologia, la “rapiamo” per qualche istante rivolgendole alcune nostre curiosità.

Ciao Elena! Ma…, aspetta un attimo, cosa c’è che non va? Anche tu sembri non meno adirata di Achille. Ti va di raccontarci i motivi della tua furia?

Eh! Achille aveva proprio ragione! Tutti ciarlatani, anche voi giornalisti. Perché continuate a diffondere voci non vere sul mio conto? Sento in continuazione le stesse parole: “Elena la femme fatale, è la causa della guerra di Troia, la vera spada che ha trafitto le vite di migliaia e migliaia di uomini.” Una vittima, almeno, sapete cosa significhi o no?

Elena, dea lacena, vogliamo credere alle tue sincere parole. Per diffondere notizie vere, però, bisogna prima che tu ce le racconti. Ti andrebbe?

(Intanto sembra essersi già addolcita e intenta a non perdere tempo. Subito ci mostra le sue doti adulatrici, guardandoci con sguardo accattivante…)

Ragazzi miei, vi sembra forse giusto che una donna santa e fedele come me debba godere di una così brutta reputazione? Non ho mai smesso di provare un amore sincero nei confronti di Menelao, ma ditemi cosa potevo io contro il volere degli dei? Dove non c’è libero arbitrio non c’è scelta, ed io non ho avuto scelta.

Ti preghiamo, Elena ben chiomata, non interrompeterti. Libero arbitrio, scelta? Cosa intendi veramente? Tu non hai colpa, abbiamo inteso, ma una colpa qualcuno ce l’avrà. Chi se non tu?

Finalmente uomini ragionevoli, per Zeus! La mia vita è sempre stata costellata da stupidi cialtroni pronti a giudicarmi senza alcun motivo. Ma ora basta, è tempo di verità. Migliaia e migliaia di morti per colpa mia? Nulla di più ridicolo, amici miei. Sono stata rapita, violentata, sfrattata per mille luoghi della Terra intera e il nome di Paride, figlio di Priamo re di Troia, nemmeno è citato? Lui, però, era un bravo ragazzo. Un innamorato qualunque, errori di gioventù insomma.

(Elena non si smentisce mai: proclama parole sincere, ma è sin troppo ambigua. Incolpa Paride e l’istante dopo lo assolve. Non capiamo, ma meglio tenercela buona. Una guerra è bastata!)

Donna più bella tra tutte (impazzisce di gioia per i complimenti) chi, se nemmeno Paride è del tutto colpevole, ha aizzato contro di voi una così disonorevole reputazione?

Contro i capricci degli dei non si può nulla, bei giovanotti!

Ti scongiuriamo, dicci chi!

Sin troppe famiglie hanno pianto le morti dei loro uomini, ma la guerra è stata morte anche per me. L’odio degli Achei è stato solo il frutto dei raccapriccianti capricci di una dea. Venere, solo lei merita tutto il vostro rancore! Chi se non lei ha costretto Paride ad un amore così odiato? Cagna di una dea! Lei ora sventola i suoi successi in cima all’Olimpo ed io son costretta a starmene qui vittima e incarcerata? Ditemi voi se non merito compassione.

(Sappiamo che la storia non era proprio questa, ma tutti meritano un gesto di fraterna solidarietà. Per di più se, come nel caso di Elena, la peccatrice è stata “costretta” a sbagliare…)

Nulla di più deplorevole ed ingiusto, nostra signora. Non dirci, però, che hai dovuto sopportare ancora altre ingiurie…

Voi mi avete creduta e forse siete i primi a farlo. La regina di Polisso, invece, mossa dalla disperazione, mi considerò l’unica causa della morte in guerra di suo marito, Tlepòlemo. Anche lì non ho avuto scelta. Ancora una volta sono stata gettata nelle grinfie di un destino tanto infame quanto infelice. Sono morta a Rodi, impiccata e uccisa da un odio troppo forte quanto ingiusto. Se non vi dispiace ora vorrei andare…

Capiamo il suo dolore e lasciamo che la sua ombra torni a vagabondare infelice negli Inferi.

Avrà forse ingannato anche noi?

 

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Giuseppe Davide Farina
"Ci vuole passione!": furono le ultime parole che mi sussurrò mio nonno prima di morire. Indimenticabili, significative ed emblematiche, incarnano tutta la mia personalità. Urlo di gioia quando segno un goal, il calcio è la mia passione sportiva. Il mio animo è profondamente turbato dagli interrogativi di Socrate e Platone, La filosofia è la mia passione culturale. Instancabilmente curioso, desidero sempre ed appassionatamente approdare ad Itaca, comprendere il senso di ciò che vivo e conosco.

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