L’osservazione di Umberto Eco, fatta a margine del conferimento della Laurea Honoris Causa in Comunicazione e Culture dei Media dell’Università degli Studi di Torino, sull’uso dei social network e di internet in generale, ha destato parecchio scalpore tra gli utenti nel web. Fa piacere vedere ripresi alcuni argomenti già trattato su “Odysseo”, rispettivamente: “I Salvatori” e “Dove osano le mosche“.

Nello specifico: “i social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar, dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere. Mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli“.

Non avete idea di quante persone abbiano risposto a questa sua osservazione con articoli di giornale, post sui blog e social network, dandogli dell’idiota, del demente senile, addirittura del fascista.

Il tutto è stato molto curioso. Curioso che molti se la siano presa come un fatto personale, perché ogni lotta deriva da un qualcosa di personale, ponendosi in un modo che avalla la tesi di Eco.

Credo che le opzioni siano due riguardo a questo punto;

Numero 1: hanno la coda di paglia.
Numero 2: semplicemente, non hanno idea dell’italiano.

Eco ha fatto un’osservazione. Non ha tolto meriti alle persone che ne hanno, non ha dato meriti a persone che non ne hanno. È una semplice analisi di ciò che accade su internet. E qualcuno ha anche il coraggio di dire che è errata.

Analizziamola:

“I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli”. Qualcuno ha da obiettare su questo concetto? Andiamo avanti.

“…che prima parlavano solo al bar, dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività” (Ovviamente il soggetto sono sempre gli imbecilli di cui sopra). E qui ha fatto un’analisi su ciò che accadeva prima di internet. Una vera e propria analisi sociale, valida no? Ma continuiamo.

“Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel“. Qui Eco ha assolutamente centrato il punto trovando il fulcro di ciò che tutti dicono da quando è apparso internet: si tratta di un megafono permanente.

Se dici una cavolata insensata, per esempio un trattato scientifico inesatto, prima si perdeva nel vento e veniva derisa dalla lega del soggettivo. Ora viene conservata nella rete e sparata come un megafono; data la capacità enorme di diffusione finisce per diventare, tornando al nostro esempio, la nuova medicina germanica di cui l’invasato nazista di Hamer, o accade che un laureato in scienze della comunicazione esperto in comunicazione persuasiva e pubblicità, tale Davide Vannoni, sia ascoltato dalle persone più di un luminare di medicina.

Si è passati dalla credibilità di una persona basata su ciò che diceva, alla credibilità basata su come lo dici.
Si è passati dall’analizzare un fatto, all’opinione. E ricordiamo che avere un’opinione non fa di nessuno una persona acuta. Tutti hanno un’opinione su tutto. Anche lo scemo del villaggio ha un’opinione su qualisasi cosa lo circonda.

Ma ormai l’opinione conta più di altro, perché sposiamo diverse opinioni di diversi soggetti in base a cosa ci fa più comodo. E dove una volta c’era uno scudo di conoscenza tra chi scriveva e chi leggeva, ora non esiste più un minimo filtro e chiunque può dire la sua. Quindi, tornando al testo e chiosando quella frase, è l’invasione degli imbecilli.

Bene, abbiamo analizzato ciò che Eco ha detto e non sembra abbia dichiarato di voler togliere il diritto di parola a qualcuno. Non sembra che abbia detto che “chiunque” scriva su internet è un imbecille. Non pare che abbia attaccato internet su quello che è, ma abbia dato un suo parere su un problema reale del web.

Si può concludere che occorre tanta informazione ed educazione riguardo il web, evitando di confondere sintomi e rimedi. O, peggio, i sintomi spacciati come rimedi.

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