È su questo crinale che immagino Bosch mentre dipinge il suo Giardino, sempre attento a non attraversare la dogana che separa due lande ancora sconosciute: l’irrealtà e l’umanità. Così provo a inventare l’intima identità dell’artista fiammingo, le piccole abitudini, le paure, o le visioni che forse accompagnavano, come una sorta di gobbo suggeritore, i suoi dipinti; e a figurarmelo nella sua bottega, di fronte a una grande finestra persa su una distesa mossa da un vento muto, e avvolta in una coperta di nuvole leggere che si propagano da alberi nudi e imperscrutabili. Lì nascono le creature del trittico, fantastiche e allo stesso tempo vivide, perché sostenute dalla loro stessa  incredibilità.

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Non ci sono solo figure degne del miglior bestiario, ma anche contesti, paesaggi, angoli di cielo e di periferie della mente umana che accolgono perfettamente questi personaggi. Scene che un occhio cosciente forse non immaginerebbe mai, ma che una volta viste, così perfette nella loro assurdità, paiono l’unica cosa possibile da scorgere, come se quelle creature e quei posti improvvisamente diventassero l’essenza dell’attimo in cui li si guarda, o ancor di più, un’aspettativa mai delusa.

Continuo a vederlo nella sua bottega, alle prese col trittico. È tanto che ci lavora, ha appena ultimato la parte esteriore dei pannelli che chiusi, infatti, mostrano un altro scenario: una rappresentazione del mondo sferico, forse nell’atto della creazione, resa con sfumature che parlano una sola lingua; una monocromia con cui forse Bosch vuole ricordare che c’è stato un tempo del mondo precedente alla creazione del sole, un tempo impossibile, dunque. Tutto, infatti, vira dal bianco al grigio, così da abituare l’occhio a un gennaio freddo, e poi lasciarlo abbagliato dall’eterna giovinezza dei colori all’interno.

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Valentina Capogna
Valentina Capogna, dopo la laurea in Letteratura e Critica letteraria presso La Sapienza, si è tuffata nel mondo dell'editoria, dove attualmente occupa il ruolo di redattrice ed editor (Giulio Perrone Editore, Roma). Ama leggere e scrivere tutto ciò che si vede e si sente. Ovviamente non disdegna ciò che si pensa. 

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