Il centro storico della mia città, come quello di altre, con il passare del tempo, ha cambiato volto. Infatti, da un lato, i vecchi vicoli, che un tempo ospitavano commercianti di prodotti tipici della nostra terra, oggi sono popolati da tanti giovani diversi l’uno dall’altro: c’è l’eclettico, l’introverso, l’alternativo, il rivoluzionario e, dall’altro, i vecchi gradini, in pietra, posti all’ingresso di caratteristiche abitazioni, che in passato ospitavano signore con grembiuli impegnate a commercializzare frutta prodotta dai loro mariti e oggi ospitano bottiglie di vodka, birra o vino abbandonate dopo il loro utilizzo.

Fiumi e fiumi di persone, soprattutto durante il fine settimana, si riversano in quei vicoli che in un tempo molto recente erano spenti, vuoti e habitat di grumi criminali italiani e stranieri: oggi quegli stessi ceppi criminali vendono morte, facendo affari d’oro, a ridosso dei locali più rinomati.

Linfa vitale per tanti giovani è l’alcol che combinato con altre bevande genera cocktail esplosivi.

L’alcol è una sostanza che con i suoi odori e le sue caratteristiche conquista locali, ma soprattutto inebria tante anime. Anime inebriate, occhi assenti, urla, musica.

L’industria del divertimento ispirata al motto: “Lo stress quotidiano lo si combatte staccando la spina….e per staccare bisogna ricorrere a sostanze magiche”. Un divertimento atipico che vede da un lato attori e dall’altro un pubblico di curiosi: pensate alle numerose volte in cui, in prossimità di qualche locale, scoppia una rissa dove ci sono i “gladiatori” e  il pubblico non pagante che, in base ad una curiosità irrazionale, trae vero godimento nell’osservare spettacoli circensi.

Folle che si alimentano di alcol e droga, fenomeni, questi ultimi, che contaminano l’umanità allontanandola da ciò che è autentico, da ciò che è umano. I sorrisi luminosi e veri lasciano spazio a risate artefatte e rumorose; occhi sereni e grondanti di vita sostituiti da occhi dilatati ed inespressivi.

E allora quale la causa di questo decadimento?

La solitudine di tanti uomini che non conoscono più il calore generato da un abbraccio o l’adrenalina scaturente da un sorriso o ancora la gioia prodotta dalla condivisione di idee, progetti e sogni. La solitudine fedele alleata dell’indifferenza: un mix di forze che rendono l’umanità arida e ripiegata su stessa.

Ok, riflessione forse moralistica, quella di chi scrive, tentativo discutibile di analizzare ciò che oggi nutre la movida dei centri urbani di piccole e medie città di provincia. Tanto vale chiuderla qui. Valgano però almeno le parole di Roberto Benigni:

“Amarsi è il problema fondamentale dell’umanità. Affrettiamoci ad amare, non ci rimane moto tempo: amiamo sempre troppo poco e troppo tardi, perché al tramonto della vita saremo giudicati sull’amore. Cercatela ora la felicità, ce l’hanno data a tutti ma è un regalo troppo bello per tenerlo nascosto. Saltate dentro all’esistenza ora, perché se non trovate niente ora, non troverete nulla mai più. È qui l’eternità, non ce n’è un’altra”.

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Giuseppe Leonetti
Una famiglia dalle sane radici, una laurea in Giurisprudenza all’Università di Bologna, con una tesi su “Il fenomeno mafioso in Puglia”, l’esperienza di tutti i giorni che ti porta a misurarti con piccole e grandi criticità ... e allora ti vien quasi spontaneo prendere una penna (anzi: una tastiera) e buttare giù i tuoi pensieri. In realtà, non è solo questo: è bisogno di cultura. Perché la cultura abbatte gli stereotipi, stimola la curiosità, permettere di interagire con persone diverse: dal clochard al professionista, dallo studente all’anziano saggio. Vivendo nel capoluogo emiliano ho inevitabilmente mutato il mio modo di osservare il contesto sociale nel quale vivo; si potrebbe dire che ho “aperto gli occhi”. L’occhio è fondamentale: osserva, dà la stura alla riflessione e questa laddove all’azione. “Occhio!!!” è semplicemente il titolo della rubrica che mi appresto a curare, affidandomi al benevolo, spero, giudizio dei lettori. Cercherò di raccontare le sensazioni che provo ogni qualvolta incontro, nella mia città, occhi felici o delusi, occhi pieni di speranza o meno, occhi che donano o ricevono aiuto; occhi di chi applica quotidianamente le regole e di chi si limita semplicemente a parlare delle stesse; occhi di chi si sporca le mani e di chi invece osserva da una comoda poltrona. Un Occhio libero che osserva senza filtri e pregiudizi…

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