La libertà di stampa, il rapporto tra giornali e politica, l’etica professionale, le scelte morali sono temi di disarmante attualità nell’America di Trump e Spielberg lo sa bene: ecco perché The Post

Anche questa volta Steven Spielberg ha fatto centro, scegliendo una delle pagine più nere della storia americana, quella della guerra in Vietnam, per il suo ultimo film, The Post. Un thriller politico avvincente ed emozionante, affidato all’interpretazione di Meryl Streep e Tom Hanks.

The Post sta per Washington Post. Alla guida, dopo il suicidio del marito, Katharine Graham (Maryl Streep). È il 1971 e lei osa sfidare l’establishment e le minacce della Casa Bianca facendo pubblicare i Pentagon Papers. Sa di avere tutti contro: gli azionisti del suo giornale, appena quotato in borsa, gli investitori, gli amici potenti, ma non può tacere: suo figlio, come migliaia di altri giovani americani, è stato mandato in Vietnam a combattere una guerra che tutti, Truman, Eisenhower, Kennedy e Johnson, sapevano non sarebbe mai stata vinta.

E le 7000 pagine dello studio ordinato da Robert McNamara nel 1967 e condotto dal Dipartimento della difesa degli States, lo rivelano. Documenti scottanti, segreti governativi che Nixon vuole continuare a insabbiare imbavagliando la stampa. Katharine non ci sta. Supportata dal direttore del suo giornale, Ben Bradlee (Tom Hanks), e da tutta la redazione, ignora le minacce della Casa Bianca e l’ingiunzione da parte della Corte Suprema, che già aveva diffidato il NYT, la prima testata a rendere noti quei documenti, e pubblica i Pentagon Papers. La vittoria è sua: “La stampa serve chi è governato, non chi governa” sarà il responso della Corte Suprema che scagionerà il Post. Di lì a poco la testata denuncerà anche il Watergate e Nixon dovrà dimettersi.

Il ritmo incalzante della vicenda coinvolge lo spettatore, la tensione sempre alta lo tiene inchiodato alla poltrona, nonostante la storia di quel dossier sia ormai nota a tutti; l’eccesso di retorica a stelle e strisce è stemperato da frequenti e improvvisi cambi di registro.

Spielberg non sbaglia un colpo: le rotative, le copie del quotidiano gettate dai camion, la redazione, l’inchiesta alla vecchia maniera con il giornalista che insegue la pista giusta a suon di monetine per contattare da una cabina il suo informatore, fino alla stanza del motel dove la “fonte” custodisce i fogli del dossier sparsi ovunque; e poi ancora la corsa contro il tempo dei giornalisti per studiare il dossier, ricostruire gli eventi e andare in stampa. Si respira il giornalismo vero, si sente il ticchettio dei tasti della macchina da scrivere, l’odore dell’inchiostro, delle pagine appena stampate. E tanta nostalgia.

La libertà di stampa, il rapporto tra giornali e politica, l’etica professionale, le scelte morali sono temi di disarmante attualità nell’America di Trump e Spielberg lo sa bene; anzi, sembra quasi lanciare un appello ai giornalisti dell’era digitale e delle fack news: scegliere come modelli quei custodi della democrazia, pronti a tutto, anche a lottare contro il sistema per far emergere la verità, quello sì che era il vero giornalismo.

E non tralascia i temi della disparità di genere e dell’emancipazione femminile: un percorso di crescita interiore e di affermazione in un mondo tutto al maschile quello vissuto dalla protagonista che con eleganza, calma e forte determinazione riesce a imporsi su uomini che pensavano di poterla manipolare, compreso il suo mentore, quel direttore che lei stessa aveva voluto alla guida della redazione: diversi, per vissuto e approccio alla vita, eppure uniti contro tutti per affermare la libertà di informazione. Magistrale l’interpretazione dei due premi Oscar, Meryl Streep e Tom Hanks, che con incisività e grande vis hanno fatto vivere sulla scena i due protagonisti, l’una impacciata e intimorita nel ruolo che ha ereditato, assalita dai suoi dubbi e dalle sue insicurezze fino alla sfida finale, l’altro burbero e caparbio nell’inseguire uno degli scoop della sua vita.

Il film, già candidato ai Golden Globe, è tra i favoriti per l’Oscar come miglior film e miglior attrice protagonista.

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