Questo argomento è presente in modo quasi ossessivo sui mezzi di comunicazione di massa. È ormai trito e ritrito, abusato, banalizzato, ripetuto fino alla nausea. E tuttavia proprio questo abuso contribuisce a sollevare una “nebbia mediatica” che ci confonde convincendoci che “tanto, non c’è niente da fare”.

A pensarci bene, però, capire e contrastare le logiche operative della mafia è la cosa più importante che possiamo fare se non vogliamo perdere la speranza in un mondo migliore per le generazioni future.

Innanzitutto chiariamo subito che mafia e Sud-Italia non sono un binomio esclusivo. La mafia attecchisce e prospera anche in società economicamente avanzate, politicamente ben amministrate e contesti civili avanzati. Infatti l’arma più potente della mafia è la sua completa omologazione alle logiche della normale dinamica della vita economica e politica.L’economia “liberista” ha come scopo il “profitto” e l’attività politica il “potere”. La mafia vuole esattamente le stesse cose: soldi e potere.

Si dirà: ma c’è modo e modo di perseguire ricchezza e potere. E’ vero, c’è modo e modo. Ma la mafia dispone di ricchezza proveniente da un “mercato parallelo, sommerso, inaccessibile alla generalità degli operatori economici”. Si tratta di un mercato nel quale non vige la libera concorrenza, ma il monopolio assoluto di una sola “Azienda”, l’Organizzazione Criminale che dispone della “forza violenta e brutale” per impedire ad altri di entrare o ostacolare quel “mercato”.

Da questo BUCO NERO provengono quantità enormi di denaro che entrano nel circuito dell’economia regolare (quella che risponde alle leggi dello Stato) .

Ed è qui che si annida il VERO PROBLEMA.

Non c’è alcun diaframma, alcuna barriera tra i due “mondi economici”, che coesistono e sono reciprocamente collegati da processi osmotici efficienti .

Ecco perché il vero problema non è la mafia, ma il funzionamento dello Stato e questo chiama in causa la nostra responsabilità di cittadini ed elettori.

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Giuseppe Del Mastro
Sono un andriese vissuto più anni al nord che ad Andria. In pensione dal settembre 2011 (per trent'anni ho lavorato come direttore amministrativo dell'Istituto alberghiero "Angelo Motti" di Reggio Emilia), ho una formazione umanistica (liceo classico e lettere all'università) e mi interesso di politica (soprattutto guardando al sud) e cultura generale.

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