È come dice Hegel? Esistono per davvero individui o popoli “cosmici” destinati a fare la Storia e poi, una volta abbandonati dallo Spirito, lasciati cadere nelle tenebre paludose della mediocrità? Sembra proprio quanto sia accaduto alla Grecia: era Antica e dominatrice indiscussa, ora è Moderna ed indiscutibilmente dominata dalla crisi.

Innumerevoli sono i motivi che hanno fatto la grandezza della Grecia.

Si pensi, per esempio, alla “polis”. Hanno inventato la Democrazia. Hanno inventato la Libertà. Hanno escogitato un modo per l’uomo affinché smettesse di essere schiavo e succube e si facesse protagonista della propria vita tramite la diretta partecipazione alla politica. È significativo evidenziare come non ci fosse distinzione tra il “politico”, colui che esercita il potere, e il “cittadino”, colui che di tale esercizio beneficia, perché entrambi erano detti ”politikòs”, che è poi l’attributo di “polites”, appunto, il “cittadino”. La politica, dunque, era letteralmente propria del cittadino. I Greci lo hanno sancito: è così ancora oggi?

Sempre i discendenti di Danano hanno inventato l’espressione più alta della Bellezza, l’arte classica. Hanno dato, attraverso il loro innato genio artistico, una forma all’ordine, all’armonia, alla proporzione. Credevano nell’arte come via d’accesso all’infinito, all’incommensurabile, al divino. E come si fa a non considerare opere divine il “Partenone” di Fidia o il “Discobolo” di Mirone?

Sono stati gli inventori, ancor prima dei Latini e degli Inglesi, di una lingua che abbattesse i dialetti locali e si estendesse su tutto L’Occidente. La “koinè dialektòs” è diventata la prima lingua sovranazionale più parlata di sempre e, se è vero, stando al dire di molti studiosi, che una lingua fa la grandezza di un popolo, non potremmo che riconoscervi un altro tra i molteplici primati degli elleni.

Cosa è ora invece la Grecia?

La cruda verità direbbe: un fallimento. Il più grande fallimento di sempre, se si tiene in considerazione l’altezza della vetta dalla quale hanno iniziato a precipitare con l’inizio dell’Età moderna. Un disastro descritto da numeri che in negativo stanno scrivendo la sua storia recente. Corruzione ed evasione fiscale hanno fatto da filtro al deficit sul PIL nazionale del 12,5 %, alla dissocupazione del 9,6 %, e al tragico (ancor più delle tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide) debito pubblico del 120%. Questi dati che, per la loro astrattezza non rendono concreta la sofferenza di tante famiglie greche, hanno persino portato nel 2011 il primo ministro greco, George Papandreou, a dichiarare bancarotta.

Sembrerebbe la fine. I Greci, però, ci hanno insegnato un’ostinata resistenza al dolore, non per altro sono anche gli inventori della maratona. È vero, Fidippide ha corso fino a morire, ma il suo messaggio ultimo è stato: “Nenikékamen” – “Abbiamo vinto”. E che le nostre parole, dunque, suonino per la Grecia un po’ come la corsa del leggendario emerodromo: intrise di sacrificio, ma portatrici di una nuova rinascita, di un’ennesima sfida vinta.

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Giuseppe Davide Farina
"Ci vuole passione!": furono le ultime parole che mi sussurrò mio nonno prima di morire. Indimenticabili, significative ed emblematiche, incarnano tutta la mia personalità. Urlo di gioia quando segno un goal, il calcio è la mia passione sportiva. Il mio animo è profondamente turbato dagli interrogativi di Socrate e Platone, La filosofia è la mia passione culturale. Instancabilmente curioso, desidero sempre ed appassionatamente approdare ad Itaca, comprendere il senso di ciò che vivo e conosco.

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