A Gesù chiedevano spesso cosa fosse più importante il sabato o l’uomo?
Questa ipocrisia, presente anche in quella lontana e diversa epoca storica, mi irrita perché anche oggi in tante persone, non in tutte, vige la regola di rispettare prima la legge/il sabato, in quanto la legge è sacra come lo è il sabato giorno dedicato a Dio. Mi chiedo: l’uomo che cosa è? Uno schiavo della legge? Gesù ha ribaltato questa idea: l’uomo è l’uomo.
Un grande uomo come San Vincenzo de Paoli ripeteva sempre alle suore, le quali collaboravano con lui nell’aiutare i più bisognosi, che la domenica – il giorno dell’eucarestia – era sicuramente un giorno importante da dedicare a Dio, ma prima di esso, per grado di importanza, c’è sempre l’uomo. Pertanto invitava le suore stesse a non preferire la domenica ai bisognosi: qualora, nel giorno di domenica, ci fosse stato un uomo da soccorrere, il suo bisogno di aiuto doveva prevalere su ogni altra cosa, anche sulla domenica. San Vincenzo ripeteva loro: “Lasciare tutto ciò che fate per andare a messa è sbagliato perché così facendo voi abbandonate Dio per Dio….la vostra messa è nel servizio a quelle persone che hanno bisogno, perché in loro risiede la vostra eucarestia”.

Anche perché non sempre si tratta di “abbandonare Dio per Dio”…
Mi duole constatare che chi detiene la responsabilità decisionale, sia a livello ecclesiastico che pubblico, abbia una sola preoccupazione: preservare la poltrona e accrescere l’interesse economico e personale.
Che cosa è più importante una poltrona o l’umanità?
La mia poltrona prima o poi può essere occupata da qualcun altro e a quel punto che mi resterà? Semplicemente la mia umanità.
Ciò che rende significativa la nostra vita per gli altri e rende eterno il ricordo di noi, non è accumulare titoli di potere o usare il potere per interessi di parte o peggio ancora personale, ma incidere positivamente nella vita degli uomini, offrendo loro ragioni di vita e di speranza. Coloro che gestiscono il potere (sia politico, sia istituzionale sia religioso) dovrebbero sempre usare il potere come Servizio all’uomo e per l’uomo.
Si è servi e non padroni.
Solo la cultura che sa dar conto di tutti gli aspetti dell’esistenza è una cultura davvero a misura d’uomo.
Non c’è nulla di più bello e di più nobile di un potere che si trasforma in servizio. E ciò pone buone premesse per iniziare un processo di rinnovamento della visione delle Istituzioni che non dominano l’uomo, ma lo servono nella piena realizzazione di una vita dignitosa.
Il Vangelo in questo è meraviglioso, perché tutto quello che Gesù ha fatto propende per l’umanità; questo Dio che si è fatto uomo ha parlato con prostitute, notabili, sacerdoti del Tempio, pubblicani, responsabili degli eserciti.
Dio non è ipocrita e quindi incontra tutti gli uomini senza operare distinzioni; noi invece incontriamo solo l’uomo che ci piace distinguendo l’uomo di “serie A” da quello di “serie B”.
Sappiamo, anche alla luce di tremende vicende del passato, a cosa conducono le distinzioni tra uomini fondate sul sesso, sulla razza o sulla religione.
Si pensi ai terribili atti compiuti contro l’umanità dagli antichi greci, dai romani o da Adolf Hitler.
Ancora oggi, purtroppo, noi, semplici cittadini, continuiamo ad operare pericolose distinzioni.
Mi chiedo perché i nostri occhi non sono più vigili? Mi spiego meglio: qual è il motivo che ci spinge ad essere superficiali, a non chiederci il perché tanti uomini con la pelle scura affollino le vie della nostra città? Perché non ci chiediamo come vivono, dove dormono, da chi ricevono aiuto e assistenza? Consideriamo forse loro uomini di serie B?
La società odierna ha smesso di concentrarsi – e sono consapevole di correre il rischio di apparire monotono e ripetitivo – sull’umanità, sulla sua essenza, sul suo dolore o sulla sua gioia diventando quindi una realtà escludente, in cui l’io prevale sul noi.

Nella città di Andria sono presenti diverse Case Famiglia: ti va di raccontare qualcosa al riguardo?
Nel corso di questi anni sono state realizzate tante opere per aiutare l’uomo e soprattutto per permettere allo stesso di riscoprire la gioia di vivere.
Mi piace raccontarti la storia della prima casa famiglia creata: Casa “Ricominciamo”.
Questa casa famiglia è nata partendo dalla storia di un uomo, che oggi non c’è più, Mimmo – era un uomo di 80 anni – ha vissuto gli ultimi anni della sua vita a Casa “Ricominciamo”. In precedenza, trascorreva le sue giornate in uno fatiscente container collocato su una strada statale nei pressi di Andria.
Il nostro primo contatto avvenne attraverso una telefonata.
Ricordo che, in una caldissima giornata dell’estate 2008, Mimmo entrò nella mia vita chiedendomi aiuto per attenuare gli effetti distruttivi del caldo afoso.
Quella sua richiesta di aiuto non poteva lasciarmi indifferente e allora decisi di incontrarlo. Durante quell’incontro lui mi disse che grazie a me la sua vita, nonostante volgesse al termine, vista la età avanzata, stava ricominciando.
Casa “Ricominciamo” è nata proprio dall’espressione utilizzata da Mimmo: “La mia vita sta ricominciando”.
Dalla storia di Mimmo è possibile trarre un grande insegnamento: si può sempre ricominciare nella vita, non esiste e non può esistere un momento nel quale si possa dire: “Basta, è tutto finito!” Ciascuno di noi ha il dovere di pagare le proprie colpe, ma esiste sempre la possibilità di ricominciare o meglio di rinascere.
Come diceva il profeta Geremia: si ricomincia seriamente dal momento in cui quel cuore di pietra, che troppo spesso alberga nel corpo di tanti di noi, viene sostituito con un cuore di carne.

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Giuseppe Leonetti
Una famiglia dalle sane radici, una laurea in Giurisprudenza all’Università di Bologna, con una tesi su “Il fenomeno mafioso in Puglia”, l’esperienza di tutti i giorni che ti porta a misurarti con piccole e grandi criticità ... e allora ti vien quasi spontaneo prendere una penna (anzi: una tastiera) e buttare giù i tuoi pensieri. In realtà, non è solo questo: è bisogno di cultura. Perché la cultura abbatte gli stereotipi, stimola la curiosità, permettere di interagire con persone diverse: dal clochard al professionista, dallo studente all’anziano saggio. Vivendo nel capoluogo emiliano ho inevitabilmente mutato il mio modo di osservare il contesto sociale nel quale vivo; si potrebbe dire che ho “aperto gli occhi”. L’occhio è fondamentale: osserva, dà la stura alla riflessione e questa laddove all’azione. “Occhio!!!” è semplicemente il titolo della rubrica che mi appresto a curare, affidandomi al benevolo, spero, giudizio dei lettori. Cercherò di raccontare le sensazioni che provo ogni qualvolta incontro, nella mia città, occhi felici o delusi, occhi pieni di speranza o meno, occhi che donano o ricevono aiuto; occhi di chi applica quotidianamente le regole e di chi si limita semplicemente a parlare delle stesse; occhi di chi si sporca le mani e di chi invece osserva da una comoda poltrona. Un Occhio libero che osserva senza filtri e pregiudizi…

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