Non un libro per soli addetti ai lavori. Non un testo di teologia sistematica. Piuttosto, un peregrinare odissiaco tra un autore e un altro, tra una materia ed un’altra, tra passato e presente, filosofia e poesia, teatro e scienza. Con in filigrana, una domanda e, soprattutto, la spinta di una risposta preannunciata dal titolo: se la divinità è rintracciabile nella storia, è nella vita che Dio si incontra, se non si manca l’appuntamento, magari mentre si aspetta Godot.

Nicola Montereale è giovane autore di Divinità nella storia, Dio nella divinità (Vertigo, Roma 2014). Studente di teologia, con una maturità classica alle spalle, ha condensato in queste pagine la quintessenza dei suoi studi umanistici, mantenendo la vivacità di scrittura propria di una penna giovanile.

Nondimeno, il suo è un percorso che si misura con domande di fondo, che affronta a viso aperto, quasi temerariamente, ma non senza preparazione. Nicola è convinto che il nostro tempo necessiti di silenzio – Attraversiamo insieme il deserto… là, dove la parola muore è il sottotitolo della sua pubblicazione. Egli ritiene che il nostro tempo necessiti di silenzio come luogo dove ritrovare la bellezza, la tenerezza, l’ascolto, la nostalgia delle stelle, la profondità del cuore e dell’amore, come testimoniano anche le sue riflessioni su “Odysseo”, con cui Nicola collabora ormai costantemente.

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E così, nelle sue pagine, trovano spazio protagonisti tra i più disparati del viaggio nel sapere umano: da Sergio Corazzini a David Maria Turoldo, da Seneca a Callimaco, da Feuerbach a Lucio Fontana, a Samuel Beckett, a Dante, al Dio assente nei lager nazisti.

Una tela composita. Una trama multicolore, in un’armonia di pensiero: cercare la luce ovunque si riverberi. Sembra questo il disegno di Nicola che, presentando il suo lavoro, scrive: “Cercherò di sviscerare in questo percorso un tema dalle tante iridescenze, dagli innumerevoli percorsi, dalle molteplici sfumature, dalle infinite difficoltà e delicatezze, che però ci dà la possibilità di lasciare la valle della nostra quotidianità e di salire sui quei “sentieri d’altura”, capaci di dirci qualcosa in più della vita e della storia”.

Che l’intento sia colto o meno, lo lasceremo giudicare al lettore. Averlo desiderato ed essersi adoperato in una sfida simile, quando si è poco più che ventenni, è senza dubbio meritevole e di buon auspicio per esplorazioni future.

Un incontro con l’autore è previsto martedì 17 marzo, ore 19.30, presso la libreria “Diderot”, ad Andria, in via Lorenzo Buonomo.

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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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