…forse il problema è il desiderio

Caro Direttore,

anticipo la tua timida e gentile domanda e rispondo al quesito del giorno. Siamo un Paese di vecchi e facciamo sempre meno figli, centomila in meno l’anno passato. Perché questo accade?

Eviterei di buttarla in politica, per non finire dritto nella trappola del “piove, governo ladro”. Vedo già che i ragazzi grillini danno la colpa a Renzi, tanto una colpa in più non si nega a nessun governo. Ed eviterei di ricorrere ad equazioni semplicistiche, tipo lo Stato sociale in essere non è abbastanza per incoraggiare le giovani o stagionate coppie a riprodursi. Non ci sono aiuti per le madri, non ci sono congedi per i padri, manca il sostegno per mantenere i marmocchi, i nidi sono quel che sono…Mi fermo per confermare che queste lagnanze hanno molte ragioni. Ma, domando, sono la vera causa? Risponderei di no e proverei ad argomentare il mio no.

Allora. Il mondo è molto cambiato se è vero, com’è vero, che non è mai stato un problema mettere al mondo i figli, neanche ai tempi delle guerre e della fame. I figli, si usava dire, sono una ricchezza, non foss’altro per le braccia che mettevano a disposizione della famiglia, quasi sempre contadina. È vero che lo Stato premiava la famiglia numerosa, ma non era il premio la molla del crescere e moltiplicarsi. I matrimoni erano fatti per mettere figli al mondo. Le donne stavano in casa, sobbarcandosi il peso gratuitamente, il marito portava a casa il pane. I figli venivano su alla bell’e meglio e il ciclo vitale ricominciava.

Oggi non mi pare che il meccanismo sia lo stesso. Intanto ci si sposa sempre meno e poi le coppie non si formano nel dovere di procreare. La vita libera da figli è più comoda, c’è più tempo per il lavoro e lo svago, insomma il nostro Occidente se la prende più allegra, e non si vedono in giro cortei in favore della maternità, che è faticosa e costosa, oltre a comportare rinunce. Oggi le famiglie sono mediamente più ricche di quelle dei miei tempi, quando potevo contare in casa una sessantina di cugini. Credo che la politica debba comunque farsi carico della faccenda, debba provare ad invertire la rotta, anche se – guardando i Paesi europei che ci precedono – non vedo molte speranze. E qui entrerebbe in ballo l’utilità di integrare gli emigrati ma non voglio farla lunga e finire in un vicolo buio.

Chiudo con una storia di cronaca di questi giorni. Un medico ha sbagliato l’aborto e il bambino è nato sano e robusto. Una notizia da champagne, pensavo. No. I genitori hanno chiesto ed ottenuto il risarcimento dallo Stato per il figlio nato contro il loro desiderio. Ecco, forse il problema è il desiderio.

Fontepixabay.com
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Antonio Del Giudice
Pugliese errante, un po’ come Ulisse, Antonio del Giudice è nato ad Andria nel 1949. Ha oltre quattro decenni di giornalismo alle spalle e ha trascorso la sua vita tra Bari, Roma, Milano, Palermo, Mantova e Pescara, dove abita. Cominciando come collaboratore del Corriere dello Sport, ha lavorato a La Gazzetta del Mezzogiorno, Paese sera, La Repubblica, L’Ora, L’Unità, La Gazzetta di Mantova, Il Centro d’Abruzzo, La Domenica d’Abruzzo, ricoprendo tutti i ruoli, da cronista a direttore. Collabora con Blizquotidiano.  Dopo un libro-intervista ad Alex Zanotelli (1987), nel 2009 aveva pubblicato La Pasqua bassa (Edizioni San Paolo), un romanzo che racconta la nostra terra e la vita grama dei contadini nel secondo dopoguerra. L'ultimo suo romanzo, Buonasera, dottor Nisticò (ed. Noubs, pag.136, euro 12,00) è in libreria dal novembre 2014. Nel 2015 ha pubblicato "La bambina russa ed altri racconti" (Solfanelli Tabula fati). Un libro di racconti in due parti. Sguardi di donna: sedici donne per sedici storie di vita. Povericristi: storie di strada raccolte negli angoli bui de nostri giorni. Nel 2017 ha pubblicato "Il cane straniero e altri racconti" (Tabula Dati).

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