Erano stati giorni intensi, frenetici con le ultime interrogazioni, i percorsi, il programma da finire. Quella sera avevo scelto di andare presto a letto perché il giorno dopo mi aspettava un tour de force con più di sei ore per la prima prova scritta.

“Notte di sogni, di coppe e di campioni. /Notte di lacrime e preghiere”.

Sentivo risuonare nella strada le note della canzone di Venditti, colonna sonora di tutti gli studenti che devono affrontare la “maturità”, il primo importante traguardo.

Diventavano sempre più forti. Mi affacciai al balcone incuriosita e piena di nostalgia per la mia maturità. Ricordavo i pianti davanti al quadro: non era quello il voto che mi aspettavo. La delusione bruciava ancora sulla pelle.

Ma questa notte è ancora nostra”.

Lì sotto il mio balcone 25 ragazzi cantavano abbracciati in cerchio. Preoccupati, ma con la spensieratezza di chi è ancora inconsapevole che quello sarebbe stato il primo di tanti esami che la vita ci fa vivere.

Erano i miei 25 alunni. Tutti. Non mancava nessuno. Volevano vivere con me, la loro prof, la loro ultima notte.

Mi ritrovai abbracciata a tutti loro a cantare a squarciagola. Li guardavo negli occhi e fulminei li rividi timidi e spaventati nel primo giorno di scuola, rumorosi e chiacchieroni per i corridoi, nascosti a fumare le prime sigarette, festosi e pieni di domande ogni volta che entravo in aula, tristi e scoraggiati per qualche brutto voto, felici per ogni successo.

“Forse cambiati, certo un po’ diversi / ma con la voglia ancora di cambiare”

Ed ora erano lì cresciuti, cambiati e pronti al grande salto della vita. Ed anche io ero cresciuta con loro, ero cambiata con loro e quella era di nuovo la mia “notte prima degli esami”. Sì, perché ogni anno per noi prof è come se fosse di nuovo la nostra maturità. Ad ogni nuova classe ti proponi di assumere un atteggiamento distaccato, di mantenere le distanze, ma poi i ragazzi ti coinvolgono, ti travolgono, ti fagocitano con il loro entusiasmo, la loro spensieratezza, con le loro vite.

E allora è come se fossi lì con loro anche tu seduto dietro i banchi ad affrontare di nuovo gli esami, preoccupato che il più scansafatiche abbia almeno preparato un argomento a piacere per non fare scena muta davanti alla commissione, che, se qualcuno riuscirà a copiare, sappia almeno farlo bene senza farsi scoprire, che il più bravo possa davvero esser valorizzato per le sue competenze. La speranza di ogni insegnante è quella di aver fornito la cassetta degli attrezzi giusta a tutti i propri studenti per affrontare una prova che è oggi sicuramente oggetto di dibattiti controversi sia per il suo valore sia per la sua strutturazione, ma rimane la prima prova di rilievo che i giovani devono vivere, un rito di passaggio obbligatorio per spiccare il volo verso il mondo degli adulti. Da domani niente sarà più come prima.

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