De Luca può governare, Berlusconi esulta: potremmo sintetizzare così gli effetti immediati di quanto stabilito con atto monocratico dal Tribunale di Napoli.

Non si tratta di una decisione che entra nel merito della vicenda. Semplicemente, si fa per dire, il Tribunale di Napoli ha accolto il ricorso d’urgenza presentato da Vincenzo De Luca, neoeletto governatore della Campania e, di conseguenza, ha sospeso nei suoi confronti l’efficacia del provvedimento di sospensione derivante dalla Legge Severino, in attesa che venga discusso il ricorso d’urgenza presentato dai legali del governatore, Lorenzo Lentini, Giuseppe Abbamonte e Antonio Brancaccio.

Morale: De Luca potrà partecipare al primo Consiglio Regionale, fin qui rinviato, e potrà nominare la Giunta.

Il Tribunale dovrà poi decidere nel merito della vicenda e l’udienza collegiale in tal senso è già stata stabilita per il prossimo 17 luglio, data in cui la sospensione dell’applicabilità della Severino al caso De Luca potrà essere confermata, revocata o anche modificata.

Notevoli le motivazioni con cui il presidente della Prima Sezione Civile, Guglielmo Cioffi, ha accompagnato la sospensione. Vi si legge che l’applicazione della Severino “non può tradursi in una abnorme revoca delle elezioni o in una estemporanea rottamazione degli organi della Regione, vanificando il ‘munus’ degli eletti, primo tra tutti il presidente e la stessa volontà popolare” con “conseguenze sovversive di una democrazia rappresentativa“.

Ragion per cui, è necessario: “[…] procedere all’insediamento immediato del Consiglio regionale e la nomina degli organi di presidenza del Consiglio entro il termine del 12 luglio 2015 previa convocazione da diramare almeno 5 giorni prima; occorre ancora nominare immediatamente dopo la giunta regionale ed il vice presidente per assicurare la continuità amministrativa; occorre ‘conservare’, da ultimo, il risultato elettorale, a tutela degli eletti ma soprattutto del diritto degli elettori ad essere governati dai propri rappresentanti democraticamente eletti”.

Come se ciò non bastasse, nel provvedimento si legge della “straordinarietà e gravità della situazione scaturita dall’abnorme decreto di sospensione del presidente della Giunta regionale, rispetto alla quale si impone l’adozione di immediate misure cautelari ‘inaudita altera parte‘”.

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Come preannunciato, esulta De Luca che sulla sua pagina Facebook commenta: “Esprimo il mio rispetto per il Tribunale che ha affrontato una questione – anche inedita – con grande attenzione e profondità, e ringrazio i miei legali per la loro professionalità. Inoltre, rivolgo un saluto agli elettori campani che hanno scelto democraticamente a chi affidare il governo della Regione, e a cui riconfermo la mia gratitudine e il mio impegno.

Ho rispettato e rispetterò rigorosamente tutte le leggi dello Stato, così come mi batterò a fondo per la difesa dello Stato di Diritto e dei principi costituzionali: è necessario espellere dalla vita pubblica ladri e tangentisti, ma è altrettanto necessario tutelare a pieno – nella loro dignità e nel loro lavoro – quanti continuano ad assumersi responsabilità per cambiare il Paese, realizzare opere e creare lavoro.

[…] Oggi si ripristina il rispetto della volontà popolare e si apre la fase del lavoro e dell’impegno amministrativo pieno”.

E Berlusconi? Dal canto suo, si starà già fregando le mani. Per convincersene, basterà leggere il commento dell’avvocato Pellegrino, uno dei più accorsati navigatori dei meandri della Severino, che, in un’intervista esclusiva per l’Huffington Post, dichiara: “A questo punto Berlusconi dovrebbe chiedere di tornare in Senato. Questo provvedimento lo riabilita. Perché la questione che chiede De Luca è esattamente quella che chiede Berlusconi. E quindi dovrebbe avere lo stesso trattamento. Se fossi Berlusconi chiederei al Senato la revoca di quella delibera e che il Senato mi riammettesse”.

C’è da scommettere che il re di Arcore non se lo farà ripetere due volte.

In fondo, la legge è (quasi) uguale per tutti. CVD.

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