“Oh Pasquà, dimmi una cosa: ma qui dentro c’è il paltò di Napoleone?”

Era il 1988 quando Eduardo Scarpetta scrisse questi versi per la rappresentazione teatrale di Miseria e Nobiltà. A pronunciarla era il protagonista Felice Sciosciammocca che nel 1954 sarà interpretato sul grande schermo dal mitologico Totò, diretto da Mario Mattoli ed affiancato, nel ruolo di co-protagonista, da un incantevole e sublimemente caricaturale Enzo Turco.

Napoleone Bonaparte e Russia, questi erano gli ingredienti che spinsero il commediografo Scarpetta ad impastare un dialogo che ci rende sazi di così tanta povertà. Certo, l’offuscato ricordo della disastrosa campagna francese nell’est europeo aveva comunque seminato tracce di insoddisfazione popolare in una terra fredda, arida economicamente, eppure ricca di calorosi geni artistici.

Ma il talento, si sa, viaggia su binari anarchici, e un testo scritto in napoletano può ispirare la dinamicità compositiva di Vassily Kandinsky. Pittore, ancor prima che scrittore, Kandinsky porta in scena nel 1928 un’opera tratta dal poema musicale di Modest Musorgskij, Quadri da un’esposizione.

Pare, infatti, che Eduardo Scarpetta avesse barattato con il giovane moscovita alcune dritte sulla recitazione in cambio di qualche fugace ritratto che Kandinsky non si era nemmeno preso la biga di firmare. Quel giorno, al Friederich Theatre di Dessau, il pubblicò omaggiò Kandinsky con una standing ovation, scrutando, tra la punteggiatura di una semplicistica prosa, luminosi sentimenti di pura poesia. Si trattava di testi visionari, nei quali i personaggi si muovevano attorno ad un plot astratto, denso di evocazioni, immagini e colori.

Ed era proprio questo il leit motiv di tutte le sue creazioni. Nei quadri di Kandinsky vengono ostentate in maniera pragmatica le teorie sull’uso del colore, intravedendo un nesso strettissimo tra opera d’arte e dimensione spirituale. Il colore, secondo Kandinsky, può provocare due diverse reazioni sullo spettatore. Può avere un ‘’effetto fisico’’, superficiale e basato su sensazioni momentanee, o indurre un ‘’effetto psichico’’, dovuto alla vibrazione spirituale, attraverso cui il colore raggiunge l’anima.

Osservando da vicino Linea Trasversale, ci rendiamo conto di quanto il colore possa essere intriso di odori, sapori e suoni. Nei meandri semantici dell’olio su tela il rosso, ad esempio, risveglia l’emozione del dolore causata dal cosiddetto ‘’suono interiore’’. Kandinsky utilizza una metafora musicale per spiegare questo processo inconscio; il colore è il tasto, l’occhio è il martelletto, l’anima è un pianoforte con molte corde.

È soprattutto alle corde di Kandinsky che ci aggrappiamo per sollevarci dalla bassa mediocrità delle coscienze creative immaginando, magari, che a quel pianoforte sia seduto Roberto Murolo, nipote illegittimo di Scarpetta, e che su sussurri nell’orecchio dell’angelica Mimì note di un rassicurante dialetto napoletano: “Cumme se fa, a da turmiento all’anema ca vò vulà”

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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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