La storia di Michele

Declino senza speranza. Salvato dall’amore, un amore che sa attendere e sa accogliere. Un amore che sa preoccuparsi e occuparsi. Un amore include e ingloba.

Un amore che tiene, Michele, distante dal sapore dell’alcool ritrovando lo ‘Spirito’ della vita.

«Mi chiamo Michele Angelillo e sono della Città di Modugno. Sono arrivato ad Andria il 28 Giugno 2017 in condizioni igienico sanitarie davvero precarie.

Il mio è un vissuto travagliato dal momento che sono rimasto orfano di genitori. Soprattutto dopo la morte di mia madre nell’anno 2007.

Io con gli altri 5 fratelli abbiamo iniziato una convivenza molto difficile, tra miseria e grossi conflitti relazionali. Emergono così problemi ancor più gravi, la dipendenza dall’alcool. Le condizioni igienico sanitarie della casa diventeranno pessime, l’igiene personale di ognuno non sarà curata, l’alcool diventa l’unico motivo di sopravvivenza.

Per questa situazione di degrado io e i miei fratelli dovremmo lasciare la casa per inagibilità. Per alcuni dei miei fratelli, me compreso, bisognerebbe addirittura attivare il servizio tossicodipendenze.

Mi viene proposto e allo stesso tempo di accettare l’accoglienza presso un Centro Notturno Casa Onesti nella Città di Andria, gestito dalla Comunità Migrantesliberi affinché cominciassi un percorso di cura e di reinserimento sociale.

Al mio arrivo e durante tutto il primo periodo di inserimento a “Casa Onesti” presento una condizione personale complessa ero impaurito, disorientato e soprattutto rammaricato per il distacco subito da mio fratello Mimmo con cui sin da piccolo ho avuto un’affezione molto particolare.

Supero questo primo periodo di adattamento alle nuove abitudini e consuetudini, grazie alla fiducia che ho riposto in diverse persone, oggi a me molto care, grazie alle quali sono riuscito a superare la condizione della dipendenza dall’alcool, davvero in brevissimo tempo, e a ritrovare la mia autostima, a riconquistare la fiducia in me stesso e a recuperare uno spazio di vita, che da diverso tempo avevo perso. Attualmente vivo presso la Casa Famiglia Zoé (parola greca che significa vita) della Comunità Migrantesliberi per un progetto più stabile, più strutturato, più curato, più intimo, più familiare.

Grazie alla conquista di una maggiore fiducia in me stesso e all’ambiente circostante oggi, di mia spontanea volontà dedico, come volontario, un po’ di tempo alle faccende domestiche della Casa di Accoglienza “S. Maria Goretti” della Diocesi di Andria.

In più sto seguendo il Progetto Ubuntu, che ha come obiettivo la formazione in ambito agroalimentare con la finalità di offrire un’opportunità di concreto inserimento lavorativo e sociale ad un gruppo di migranti del Progetto SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati è il servizio del Ministero dell’Interno che in Italia gestisce i progetti di accoglienza, di assistenza e di integrazione dei richiedenti asilo) che hanno ottenuto la protezione internazionale e un gruppo di uomini italiani come me inseriti presso gli alloggi sociali. Un progetto per imparare a lavorare la terra, ma soprattutto puntare alla produzione di beni di prima necessità che serviranno alla stessa comunità per autosostenersi.

Un’esperienza sensoriale mai fatta nella mia vita che è passata dal sapore dell’alcool al gusto della vita, ma solo se hai l’opportunità di incontrare uomini e donne, come gli operatori della Comunità Migrantesliberi che mi hanno lavato, mi hanno curato, mi hanno vestito e mi hanno amato».

La conquista della libertà ‘abbandonata’ con la dipendenza e il cammino verso il gusto della vita si concretizza giorno dopo giorno nel già e non ancora. Si realizza nell’impegno a favore degli altri, riconosciuti come simili, come amici e fratelli si esprime nel desiderio di un futuro vissuto in maniera consapevole e si apre alla conquista della salute, della gioia duratura e del gusto pieno della vita.

 

 

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Geremia Acri
So che tutto ha un senso. Nulla succede per caso. Tutto è dono. L'umanità è meravigliosa ne sono profondamente innamorato. Ciò che mi spaventa e mi scandalizza, non è la debolezza umana, i suoi limiti o i suoi peccati, ma la disumanità. Quando l'essere umano diventa disumano non è capace di provare pietà, compassione, condivisione, solidarietà.... diventa indifferente e l'indifferenza è un mostro che annienta tutto e tutti. Sono solo un uomo preso tra gli uomini, un sacerdote. Cerco di vivere per ridare dignità e giustizia a me stesso e ai miei fratelli, non importa quale sia il colore della loro pelle, la loro fede, la loro cultura. Credo fortemente che non si dia pace senza giustizia, ma anche che non c'è verità se non nell'amore: ed è questa la mia speranza.

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