Amanda Palmer è la protagonista di una storia che, per molti, potrebbe sembrare inverosimile.

Dapprima mimo e artista di strada, poi voce femminile di un duo musicale statunitense, Amanda decide di intraprendere la carriera da solista e incidere il suo primo disco, ma per farlo ha bisogno di soldi. Ed è qui che inizia la storia di Amanda Palmer.

L’artista decide di auto-finanziarsi, chiedendo i soldi a chi approva il suo lavoro: va su Kickstarter   ( https://www.kickstarter.com/ ), espone il suo progetto e riesce a raccogliere 100.000 dollari in meno di sette ore. A quel punto decide di “alzare il tiro” e in poco meno di un mese riesce a raccogliere la bellezza di 1.200.000 dollari.
La storia di Amanda Palmer, al netto delle abilità artistiche della musicista statunitense e delle polemiche che molti critici le hanno indirizzato, è una del case history più famose nel mondo del crowdfunding, la nuova frontiera economica in fatto di raccolta fondi.

CROWDFUNDING IN PILLOLE.
Questo termine, che letteralmente significa “colletta della folla”, descrive un vero e proprio processo economico di finanziamento dal basso nell’era digitale: una comunità di persone contribuisce a finanziare il progetto di un singolo o di pochi, ricevendo in cambio delle ricompense più o meno simboliche.

Il meccanismo che sta alla base è molto semplice e racchiude al suo interno fondamenti della “microfinanza”, rivisitati in chiave social grazie all’utilizzo della rete: tante piccole azioni, quando messe insieme, creano reazioni a catena e provocano effetti enormi, tanto da poter fare la differenza.

Il modello di crowdfunding più diffuso, in Italia e nel mondo, è rappresentato dal rewards crowdfunding. Secondo tale modello, a seguito di una donazione, è prevista un tipo di ricompensa di carattere non finanziario (un gadget, un prodotto, un meeting con il creatore dell’idea, un ringraziamento sotto varie forme, etc…).

Grazie al crowdfunding, ognuno può diventare un finanziatore con cifre davvero modiche e senza averne un ritorno economico, ma semplicemente per spirito di collaborazione e voglia di riporre fiducia in un progetto considerato vincente.

L’intenzione primaria in una campagna di crowdfunding dovrebbe essere quella di raggiungere, sfruttando a pieno tutte le potenzialità dei Social Media, un maggior numero di persone possibili a cui far conoscere il proprio progetto e provare a convertirli da semplici contatti in veri e propri finanziatori.
Naturalmente, ampliare la propria rete di contatti è una condizione necessaria, ma non sufficiente per imbastire una campagna di successo. Dopo aver “adescato” i potenziali sostenitori, bisogna saperli convincere a sostenere il progetto. A questo proposito gioca un ruolo fondamentale la presentazione del progetto stesso: un testo lungo e dettagliato susciterà meno attenzione di un testo coinciso correlato da immagini, che a sua volta sarà meno convincente di un video in cui il progettista espone la sua idea interfacciandosi direttamente con il suo pubblico di riferimento.
Infine, un altro elemento fondamentale per la buona riuscita di una campagna di Crowdfunding è la scelta delle ricompense: quanto più originali e appetibili saranno le ricompense offerte ai sostenitori, tanto più questi ultimi saranno invogliati definitivamente a sostenere il progetto.

(Leggi la seconda parte)

 

 

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Saverio Colasuonno
Classe '93, nato ad Andria. Studente al primo anno di Marketing e comunicazione d'azienda, appassionato di Microfinanza, economia sostenibile e green economy. Seguo con interesse la politica nazionale e cerco di partecipare attivamente a quella locale, come cittadino attivo. Una frase che mi descrive meglio di quanto possa farlo io: "Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano".

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