Il 27 febbraio l’Italia, tramite il suo Parlamento, ha dovuto votare circa il riconoscimento o meno dello stato palestinese, riportando l’ennesima figura meschina in fatto di politica estera. La consultazione si è chiusa con il nostro Paese che votava “ni”, oppure “sì, ma anche no”, o ancora “ti riconosco, nemmeno io”, insomma: in maniera paradossale.

La questione è approdata in Italia dopo che altri Paesi e la stessa Unione Europea (il 17 dicembre 2014) avevano riconosciuto la Palestina: il Regno Unito il 13 ottobre 2014, la Svezia il 30 ottobre 2014, la Spagna il 18 novembre 2014, la Francia e l’Irlanda l’11 dicembre 2014, il Portogallo il 12 dicembre 2014.

Le mozioni arrivate in Parlamento sono state in totale 6 (una di Sel, una del M5S, una di FI, una della Lega, una del PD, una del NCD) tuttavia il via libera ad essere votate l’hanno ottenuto solo due, quella del PD e quella NCD, che sono passate entrambe, di qui il pasticcio.

Pasticcio perché, come hanno fatto notare diversi esperti di diritto internazionale, le due mozioni sono “contrarie”. Ossia, mentre la prima riconosce lo stato di Palestina se pure senza la chiarezza auspicata, la seconda lega il riconoscimento ad una vaga intesa Hamas-Fatah (i due partiti oggi al governo rispettivamente a Gaza e in Cisgiordania) senza specificare i confini entro i quali il neo stato avrebbe sovranità. Inoltre entrambe le risoluzioni non sono in linea con quella adottata dal Parlamento Europeo.

C’è da dire che mentre noi lavoriamo per approdare a queste buffonate, un palestinese continua a scontarne sulla propria pelle le conseguenze, così ho pensato di chiedere proprio ad una di loro quale percezione avesse avuto della cosa.

L’ho chiesto a Manar, fisioterapista quasi trentenne con cui ho lavoravo nell’anno in cui ho vissuto a Betlemme. La nostra bella e longeva amicizia è maturata, come direbbe uno scrittore di fine Ottocento, durante assolati pomeriggi, seduti in giardino, mentre prendevamo il caffè subito dopo pranzo. Manar segue attivamente la vita politica del suo Paese, è stata una volta in Italia e studia italiano, ha dunque un occhio di riguardo verso il nostro Paese, ed è il motivo per cui ho pensato di porre a lei le mie domande.

Manar, hai capito cosa è successo in Italia? L’Italia l’ha riconosciuta o non l’ha riconosciuta la Palestina

A dire il vero ero un po’ confusa dopo aver letto i primi articoli circa il riconoscimento. Quello che ho capito è che l’Italia ha dato il suo assenso al riconoscimeto della Palestina, ma legandolo a “specifiche circostanze”. Penso tuttavia che queste “circostanze” aiutino solo l’ego di Israele e la sua politica, e non siano giuste nei confronti dei Palestinesi. Per esempio impediscono il diritto dei Palestinesi ad essere sicuri e protetti dai barbari attacchi degli occupanti israeliani.

Il voto in Italia è stato seguito dalle tv palestinesi? Come hanno dato la notizia?

Si, certo, ne hanno parlato, e hanno lanciato la notizia come “il Parlamento Italiano vota sì al riconoscimento della Palestina come Stato”. Erano felici e hanno mandato i loro ringraziamenti all’Italia.

Secondo te gli italiani stanno dalla parte della Palestina o di Israele?

Non lo so. Gli italiani che sono stati in Palestina stanno dalla nostra parte perché hanno più consapevolezza della situazione reale. Tuttavia, quando sono stata in Italia ho notato che i media italiani parlano sempre dando la versione israeliana delle cose e questo porta ovviamente gli italiani ad essere più in empatia con Israele.

Secondo te questa idea di chiedere il riconoscimento stato per stato è una buona idea? Porterà a qualche cambiamento concreto per la Palestina?

Per me personalmente il riconoscimento della Palestina come Stato non è così importante. Mi considererei parte di uno Stato, se avessimo il controllo di semplici cose come l’acqua, se ci fosse permesso viaggiare fra città e paesi senza il controllo di Israele, se ci sentissimo sicuri del fatto che nessun soldato israeliano venga a bussare alle nostre porte per arrestare qualcuno di noi. Insomma, sarebbe una buona idea se poi vivessimo in un vero Stato.

Israele è un Paese occupante che ruba la nostra terra e sarà sempre così. Il riconoscimento cambierà la storia della Palestina nel momento in cui trasformerà Israele da Paese occupante a Paese confinante.

Da quando la Palestina è stata riconosciuta dall’ONU come stato osservatore le cose per voi stanno andando meglio o stanno andando peggio?

Sinceramente non ho visto nessun cambiamento.

La Palestina un giorno sarà libera?

Ovviamente! La Palestina si libererà dall’occupazione grazie alla resistenza.

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Andrea Colasuonno
"Andrea Colasuonno nasce ad Andria il 17/06/1984. Nel 2010 si laurea in filosofia  all'Università Statale di Milano con una tesi su Albert Camus e il pensiero meridiano. Negli ultimi anni ha vissuto in Palestina per un progetto di servizio civile all'estero, e in Belgio dove ha insegnato grazie a un progetto dell'Unione Europea. Suoi articoli sono apparsi su Nena News, Lo Straniero, Politica & Società, Esseblog, Rivista di politica, Bocche Scucite, Ragion Pratica, Nuovo Meridionalismo.   Attualmente vive e lavora a Milano dove insegna italiano a stranieri presso diversi enti locali".

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