casa

Cosa accade alla casa quando esco sbattendo la porta appartiene alla raccolta Cucine abitabili, pubblicata nel 2014 dalla casa editrice MR (Monetti Ragusa).

Anche questa volta l’Io lirico di Polvani sembra fare lo slalom fra gli oggetti di uso quotidiano (mobili, capi d’abbigliamento, tessuti, parti o elementi dell’edificio, “residui” di polvere), prosaici al massimo non fosse altro che per la consunzione del tempo che li affatica.

Il titolo induce l’incuriosito lettore a chiedersi perché il poeta uscendo di casa sbatta la porta, ma il primo verso devia immediatamente la sua attenzione indirizzandola, invece, sulla casa e su quanto essa contiene. L’espressione del sentimento è così sottratta alla persona del poeta dalle cose, che in un attimo cessano di appartenergli per vivere prepotentemente di vita propria. Il poeta va via e le sue parole svaniscono immediatamente lasciando – come dire – la loro salma appiccicata, quale inutile trofeo, alle pareti usurate dall’incuria. Si ha l’impressione che in realtà sia la casa a cacciar via Paolo, a liberarsi di lui forse stanca della sua presenza, non lui a lasciarla come infastidito.

Gli insetti, infatti, sembrano approfittare della situazione per imporre la propria presenza; sono esseri viventi ma, come spesso accade nelle liriche di Polvani, sono abbassati al rango di “cosa”; non si distinguono dal frigorifero, né dai tubi, quando emettono i loro suoni. Ma c’è anche il fenomeno contrario: la vecchia e consunta pantofola, oggetto che richiama l’idea di riposo, relax, pigrizia, è elevata al rango di giovane e snello animale.

In questa rivolta della casa e di ciò che essa contiene aleggia comunque la paura, forse il timore che il poeta ritorni e imponga di nuovo la sua presenza: la poltrona non osa perdere l’impronta di chi vi sedeva un attimo prima, i quadri mantengono un “rigido riserbo”.

Anche i suoni esterni alla casa provocano sensazioni agli oggetti ivi contenuti: le cose si interrogano, sono da questi suoni accarezzati. C’è una sorta di “globalizzazione” dei campi semantici con conseguente traslazione del lessico che attiene agli esseri umani nella sfera della realtà materiale; si va chiaramente oltre la figura retorica della semplice personificazione.

Di estrema importanza sono poi, in questa lirica, il vuoto, la luce, l’attesa, che sembrano diventare le coordinate grazie alle quali ogni cosa non si limita ad occupare lo spazio fisico ma acquista di diritto un suo spazio esistenziale. Il vuoto accarezza ed evidenzia il contorno della materia, la luce permette alla stessa di manifestarsi (“declinazione”) in tutta la sua bellezza e funzionalità, l’attesa infine si fa essa stessa materia dandosi la forma di dita che “si attorcigliano” nel loro soffrire.

In questa, più che nelle altre poesie del poeta barlettano, sarebbe errato pensare agli oggetti come ai correlativi oggettivi di situazioni o stati d’animo: le suppellettili della casa, le parti dell’edificio – al di là di quella che potrebbe essere stata l’intenzione di Polvani – non rappresentano nulla che possa riferirsi a chi vi abita o a chi vi entra; rappresentano solo se stessi; hanno sentimenti, subiscono l’usura del tempo, gustano il silenzio, ascoltano i suoni del mondo esterno, comunicando così al lettore che la realtà non esiste solo perché lui la percepisce. E ardiscono di tanto in tanto “sbattere la porta” per dire: «Anche a noi cose “vivere stanca”».

Cucine abitabili sarà presentato ad Andria, sabato 12 dicembre, alle ore 19.00, presso “Materia Prima”, in Corso Cavour 148-150. La partecipazione è gradita.

 

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Francesca De Santis
Francesca De Santis è nata a Barletta il 1961 e vive ad Andria dal 1972. Docente di scuola elementare, materna e di sostegno, dal 1987 al 2001 ha insegnato nella scuola materna statale. Laureatasi nel 1993 in Pedagogia all’Università “La Sapienza” di Roma, ha insegnato nel Liceo Scientifico “A. Moro” di Margherita di Savoia e dal 2002 insegna lettere nel Liceo Scientifico “R. Nuzzi” di Andria. Per molti anni ha studiato e commentato i testi delle canzoni di Fabrizio De Andrè, alcune delle quali confluite nella sua tesi di laurea (inedita) e ha tenuto, in merito, alcune lezioni. Attualmente si occupa della trascrizione con note esplicative di importanti manoscritti barlettani.

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