Sognare: roba da visionari, si dirà, materia per #alicenelpaesedellemeraviglie. Appunto: chi è capace di meraviglia sa sognare e chi sogna sa ancora meravigliarsi. E indignarsi.

Ci sembra invece di vivere in una società che ha smarrito la capacità del sogno, la capacità dello stupore, la capacità di indignazione. Un Occidente vecchio non solo perché l’età media della sua popolazione continua, fortunatamente, ad alzarsi, ma vecchio perché non sa più stupirsi. Non sa più desiderare.

C’è forse qualcosa di più triste di vedere degli occhi spenti? E cosa c’è di più amaro che incrociare lo sguardo di giovani a cui abbiamo rubato la speranza?

Allora è davvero il tempo di rubare i nostri sogni alla disperazione. Di riprenderceli. Perché sono nostri di diritto.

E guardate: non è solo questione di “cuore”. È questione di testa. Certo, quando si dice “sogno”, si pensa ai sentimenti, alle emozioni, alle passioni: al cuore, dunque. Eppure intendiamo qui rivendicare il diritto ai sogni nella testa. Perché solo i visionari cambiano il mondo e lo cambiano perché vedono con la loro testa, non solo spinti dall’impeto del loro gran cuore.

Pensate davvero che Socrate, Gesù Cristo, Francesco d’Assisi, Martin Lutero, Gandhi, Luther King (“I have a dream”!), Madre Teresa di Calcutta fossero solo dei sognatori? Vi sbagliereste. Erano dei visionari: erano persone capaci di vedere con la loro testa quel che il cuore dettava loro. In altre parole: erano persone, come tutte le altre che hanno fatto la storia, capaci di sognare con la testa, di coltivare con pervicacia un desiderio.

Di persone così abbiamo bisogno oggi. Di sognatori pensanti l’Italia, l’Europa, il Mondo hanno bisogno. E forse dovremmo tutti ritrovare la chiave recondita, la sola capace di riaprire il nostro cassetto dei sogni.

Di certo, le soluzioni ai drammi che affliggono – si spera – le nostre coscienze e che dovrebbero impedire il sonno a chi ci governa non verranno sulla spinta delle emozioni: nemmeno davanti alle scene dell’ennesimo barcone affondato o di un TIR abbandonato, trasformatosi in camera a gas. Neanche davanti all’agghiacciante immagine del bimbo morto sulla spiaggia di Bodrum. Perché non sono le emozioni a dare le soluzioni, ma la testa.

D’altro canto, le soluzioni non verranno neppure se ci si arresterà davanti al freddo raziocinio e al mero calcolo di interesse.

Le soluzioni verranno se sapremo mettere insieme mente e cuore, sogno e pensiero. Perché chi ha smarrito il sorriso ha diritto a vivere e non è vita senza sogno.

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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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