natale

Come sarà il Natale nella vita di tanti uomini e donne che vivono l’incertezza e la paura dovuta alle tante stragi compiute da presunti credenti in un “Dio grande nella morte”, o alla mancanza o perdita del lavoro, o all’assillo dei debiti, o alle separazioni dagli affetti coniugali o familiari, o a causa della malattia che invalida, della solitudine che scava nelle relazioni e lascia sempre più soli?

Come sarà questo Natale nella nostra comunità civile “scandalizzati come siamo nell’assistere quotidianamente alla lotta dei partiti […], una lotta di coltelli che non risparmia colpi […] una lotta che avviene in tutte le strutture amministrative, unita alla corruzione più bieca, tanto da parere ormai l’interesse principale o il fine delle strutture stesse” (mons. Antonio Riboldi).

Come sarà questo Natale nella comunità Ecclesiale pervasa da tanti scandali e contagiata dalla mentalità di sopraffazione o di corruzione che ha raggiunto uomini che dovrebbero essere pastori buoni, ma che si manifestano veri mercenari?

Non nascondo un certo disagio ad augurare “buon Natale”, mi sembra quasi “stonato” riguardo a ciò che stiamo vivendo.

L’episodio della fuga in Egitto della Sacra Famiglia, riportato nel Vangelo, è un episodio che ci rimanda all’insicurezza, alla fatica che ha assunto la venuta del Signore in mezzo a noi, quando, per scampare dai circuiti di un mondo che non era certamente migliore del nostro, il Bambino Gesù è dovuto fuggire in un paese straniero, ri-percorrere il cammino del suo popolo di tanti secoli prima, vivere in balia delle situazioni.

Questo ci ricorda che il Natale non è solo “magia o poesia”. Natale è la memoria della venuta di Dio in mezzo a noi, nella nostra storia che è fatta di tanta bellezza, di tante attese ma anche di contraddizioni e di incoerenze. Il Signore è venuto proprio a condividere questa nostra storia, a dirci con la sua presenza che Dio è vicino, che non si è dimenticato di noi e mai dimenticherà l’umanità.

Quel Bambino che contempliamo a Natale è proprio il segno di questa scelta definitiva di Dio, è il segno di questa irrevocabile decisione. Ed è anche il segno di come Dio vuole stare in mezzo a noi: non nella grandezza della sua potenza, non con manifestazioni straordinarie, ma proprio con il suo farsi piccolo, con il suo mettersi nelle mani degli uomini, proprio come un bambino che si affida fiducioso nelle mani degli altri.

Apparentemente la speranza è merce rara in questo periodo, in cui prevalgono i pessimismi e le incertezze e anche la paura del futuro, Natale ci richiama a una speranza certa: Dio è con noi è dalla nostra parte e si schiera con e per noi.

La verità del Natale è che Dio non si stanca di restare con noi, anche se a volte il nostro cuore dimentica di stare con Lui o addirittura lo rifiuta.

Dio “ricorda”, sempre, non dimentica nessuno.

Facciamoci anche noi compagni di viaggio di coloro che, provati in molti modi, chiedono di essere tenuti per mano perché quella mano dà sicurezza e fa sentire meno soli e disorientati.

Buon Natale, allora, un Natale vissuto nella speranza, nella verità e nella giustizia.

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Geremia Acri
So che tutto ha un senso. Nulla succede per caso. Tutto è dono. L'umanità è meravigliosa ne sono profondamente innamorato. Ciò che mi spaventa e mi scandalizza, non è la debolezza umana, i suoi limiti o i suoi peccati, ma la disumanità. Quando l'essere umano diventa disumano non è capace di provare pietà, compassione, condivisione, solidarietà.... diventa indifferente e l'indifferenza è un mostro che annienta tutto e tutti. Sono solo un uomo preso tra gli uomini, un sacerdote. Cerco di vivere per ridare dignità e giustizia a me stesso e ai miei fratelli, non importa quale sia il colore della loro pelle, la loro fede, la loro cultura. Credo fortemente che non si dia pace senza giustizia, ma anche che non c'è verità se non nell'amore: ed è questa la mia speranza.

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