Senza silenzio non si comunica…

L’espressione “Ci sono silenzi che parlano e parole che tacciono” è del celebre filosofo Blaise Pascal. Si può ascoltare il silenzio? Non si parla di essere muti come pesci, detto anch’esso superato dalle scoperte scientifiche, anche perché essi parlano; siamo noi incapaci di ascoltarli, se non con strumenti particolari. I silenzi di cui parla Pascal sono quelli altamente comunicativi che tutti sperimentiamo.

Sempre più spesso per indicare dei modi di pensare si usano semplicemente immagini, le quali risultano più eloquenti senza commenti. Nella stessa semplice comunicazione si può vivere l’esperienza di restare senza parole.

Ci sono poi silenzi contemplativi che creano un contatto; pensiamo alle albe, ai tramonti, ai paesaggi montani, marini o naturalistici.

Ci sono anche silenzi fatti di dialogo profondo come gli sguardi degli innamorati o la preghiera contemplativa.

Il silenzio è dunque parola, è lo spartito della parola, senza il quale non esisterebbe colloquio. Senza silenzio non si comunica, tanto che lo stesso può essere la forma più alta di comunicazione.

Lo stesso papa Francesco, richiamandosi a Gesù, insegna che, dinanzi agli attacchi ed alle divisioni, bisogna fare silenzio e pregare. Se i silenzi parlano, c’è il tanto chiacchiericcio che non dice niente. Fiumi di parole spesso sono un puro farfugliare, l’abbondanza della stampa poi rischia di essere l’estensione del relativo.

È aumentata la produzione di canali televisivi, cresce la scelta, ma tutto sembra cadere in un mutismo autenticamente incomunicativo. Stiamo raggiungendo il tutto di niente con le troppe parole. Di ciascuna cosa si può dire tutto e il suo contrario, capovolgendo le regole della logica, cadendo nella contraddizione e smarrendo il senso della comunicazione.

Tante parole tacciono, non dicono nulla. Non siamo fatti per il vuoto! Per molti antropologi è la parola che differenzia l’uomo dal resto delle viventi creature. C’è un rischio enorme però: svuotare la parola. Svuota la parola chi non la custodisce, chi non sa fare silenzio, chi non contempla la creatività del reale, non facendo nascere il dire dal contemplare.

Se astrarre, etimologicamente, significa “trarre da”, cioè pensare partendo dal reale, probabilmente, è segno che stiamo relativizzando il vero per l’apparente o il virtuale. Diciamo tanto, ma comunichiamo poco, tanti social e poca socialità. Che il pensiero di Pascal sia più vero oggi che ieri?

Amica, amico, ascoltiamo il silenzio che parla e comprenderemo i linguaggi che non dicono nulla, per poter così partorire la parola vera, la comunicazione che dona e che ci fa amici e fratelli; la parola che si fa e dona vita.

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Salvatore Sciannamea
Sacerdote della diocesi di Andria, attualmente sono fidei donum in Valle d’Aosta, ho conseguito la Licenza in Antropologia Teologica presso la Facoltà Teologica Pugliese “Regina Apuliae” di Molfetta. Autore di numerosi libri presso le Edizioni Sant’Antonio; collaboratore della Rivista Trimestrale di Teologia e Spiritualità “Jesus Caritas - Famiglia Carlo de Foucauld” e curatore della rubrica “Ripensare tra bellezza e verità” sul sito del mio paese d’origine: Canosaweb.it. Ogni martedì, pubblico sul mio canale youtube (https://www.youtube.com/channel/UCCgVJk1DCdYQhIeh9c6jmBQ) dei video-incontri di tipo culturale, spirituale e religioso, per riflettere ed interrogarsi sul senso della vita, sull'amicizia e la bontà.

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