La felicità è il raggiungimento massimo a cui un uomo tende. È quasi un traguardo, un arduo traguardo, da raggiungere. Ebbene sì, non sempre la felicità è dietro l’angolo, le piace giocare a nascondino, piuttosto, e spesso questa ricerca faticosa ci porta ad essere più infelici di prima.
Si guardi il caso eclatante di Giacomo Leopardi, l’“eterno infelice”. Lui in fondo che pensava a riguardo? Aveva una concezione pessimistica, certo, ma perché? Si convinceva che la felicità potesse non esistere, ma in realtà era alla continua ricerca di essa. In fondo, la sua era un’iniziativa privata, però per essere felici non si può essere soli: sarebbe inutile e noioso! Forse è proprio questo il nocciolo della questione: Leopardi era solo.
Con chi condividere una qualsiasi forma di benessere se non si ha nessuno accanto? Non possiamo negare a noi stessi il piacere di rendere felice qualcun altro. Sapere che col nostro contributo abbiamo reso forse migliore un altro essere umano, sebbene col minimo sforzo, è la soddisfazione più grande che si possa sviluppare.
Si pensi al volontariato, per esempio, come origine di una felicità gratuita ripagata anche con un semplice grazie, una risata, un sorriso sincero che viene dal cuore sintomo di quel benessere senza eguali. Ricordate l’inconfondibile motivetto “se sei felice, tu lo sai, batti le mani”? Da piccoli chissà quante volte l’avrete ascoltato e riascoltato. Ecco, la gioia di un bambino è pazzesca e scaturisce da cose tanto ingenue e insensate, quanto esilaranti. Allora potrebbe essere quella la vera felicità, che si cela sotto questi umili piaceri?
Tutti noi, del resto, aspiriamo ad essere “eternamente felici” ma, spesso, sfociamo nell’“eterna insoddisfazione”. Prendendo come riferimento dati statistici piuttosto recenti si evince che abbiamo più ragioni di essere felici rispetto agli anni ’80, eppure non ci riteniamo tali. Questo perché, insieme alle possibilità di soddisfare i nostri desideri, sono aumentate esponenzialmente le nostre aspettative: desideriamo sempre di più, non ci accontentiamo mai, non riusciamo ad assaporare le piccole cose. Insomma: la spensieratezza di qualcosa di genuino come un abbraccio affettuoso, la gioia di veder nascere una nuova vita, i primi amori (i più belli), gli sguardi intensi che dicono più di mille parole, quelli che ti fanno diventare rosso come un pomodoro, ti mandano in confusione e producono quell’indescrivibile sensazione di piacere! Tutto questo non ci rende più felici come una volta…
E invece noi, “geniali”, siamo inibiti, impauriti da chissà cosa. Ci affligge un senso di profonda incertezza, difficile da scrollarsi di dosso. Non riusciremo mai a ridurre la distanza che ci separa dal raggiungimento della felicità se ci arrendiamo e non andiamo “oltre” ciò che è alla nostra portata. Zygmunt Bauman ci incita a “tentare l’impossibile” e a sperare.
Facile a dirsi, ma in fondo costa davvero tanto? Abolire questi inutili standard, i luoghi comuni, dimostrare di essere all’altezza di una sfida incentrata sul perseguimento di obiettivi (apparentemente) irraggiungibili, ci porterebbe a vivere con più determinazione, con l’adrenalina nel sangue.
Diciamola tutta: mettersi in gioco continuamente, questo è il segreto del vero ricercatore della felicità. Nessuno ha mai ricevuto il Premio Nobel per “l’uomo più felice sulla faccia della terra”, certo che no! Ma magari potresti essere tu!
Di certo, se diventassimo un po’ tutti “portatori di felicità”, a questo mondo non farebbe che bene, un gran bene. Proviamoci. Tanto un sorriso non costa nulla!
Nico Zingaro


[ Foto: web ]

 

 

 

1 COMMENTO

LASCIA UNA RISPOSTA