“Chiamami col tuo nome” è la storia d’amore di due ragazzi, Elio e Oliver, che ammiccano alla vita lontani dalla xenofobia e dall’omofobia del tempo. Una storia che ha affascinato Berlino prima, e Hollywood, con 4 nominations agli Oscar, poi.

Guardando “Chiamami col tuo nome” si avverte l’intenso afrore delle albicocche, frutto che ritorna in tutto il film assumendo, di volta in volta, un significato o, forse è meglio dire, un sapore sempre diverso.

L’albicocca descritta nella prima parte del racconto dal regista Luca Guadagnino non è solo lo strumento autoerotico di uno dei due protagonisti, ma indica il processo empatico di una maturazione che può avvenire solo in un determinato luogo.

Già, i luoghi. Per Guadagnino hanno una rilevante importanza. Nei suoi precedenti lavori, infatti, il cineasta ha tracciato correlazioni ubicative tra i suoi plot e le ambientazioni in cui si svolgevano. “Io sono l’amore” non trasmetterebbe lo stesso pathos se non fosse girato nello stile art-decò di Villa Necchi-Campiglio, a Milano, mentre “A Bigger Splash”, vergognosamente bistrattato dalla critica, perderebbe di onirica proiezione se non avesse nuotato nella piscina ricavata da un dammuso di Pantelleria.

Ingaggiato, inizialmente, come location manager, Guadagnino prende spunto dal romanzo dell’americano Andrè Aciman per stravolgere un set che, dalla ligure Bordighera, decide di spostare nella natìa Crema,  un’irresistibile, ma ancora cinematograficamente vergine, zona della bassa bergamasca. Avvalendosi della decorator Violante Visconti, nipote di Luchino, il regista apporta un accurato restyling ad una Piazza che fa abbellire con dettagli risalenti al 1983, anno in cui accadono gli eventi.

Troviamo così marciapiedi fiancheggiati da vecchie Fiat 127 e 128 e straordinarie affissioni elettorali che invitano a votare falce e martello del PCI o lo scudo crociato della DC, in un clima generale di frugalità che si ispira a maestri come Bertolucci e Rohmer, o a sculture di Prassitele, con una spiccata indole creativa cara a Teocrito.

“Chiamami col tuo nome” è la storia d’amore di due ragazzi, Elio e Oliver, che ammiccano alla vita lontani dalla xenofobia e dall’omofobia del tempo, è un passato che, prepotente, si affaccia sull’attualità più poetica, versi incastonati tra le insenature di dialoghi che hanno affascinato Berlino prima, e Hollywood, con 4 nominations agli Oscar, poi.

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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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