La marcia contro il terrorismo, a Parigi, per ricordare le vittime degli attentati al giornale “Charlie Hebdo” e al supermercato kosher nel Beaubourg, ha portato nelle strade milioni di persone. Una risposta forte da parte di persone di qualsiasi estrazione sociale, culturale e religiosa. Un momento altissimo di democrazia.

Ma come in ogni manifestazione pubblica, non è mancata la passerella, doverosa, dei rappresentanti politici dei diversi paesi. Tra questi spiccano alcuni nomi dei quali si fatica a comprenderne la presenza e l’erigersi a difensori della libertà di stampa, visto quello che succede nei rispettivi paesi: Arabia Saudita, Turchia, Egitto, Russia solo per citarne alcuni. L’associazione Reporters without borders infatti non è stata molto contenta di vedere alcuni di questi personaggi.

Qui sotto invece c’è una traduzione di un elenco che ho incrociato sui social network ma non sono riuscito a capire di chi sia (se volete segnalarlo nei commenti, aggiungo e inserisco il link). Forse qualcuno degli esempi è un po’ forzato o eccessivamente semplificato, ma li inserisco comunque tutti, per completezza di informazione:

1. Il re Abdullah II di Giordania che lo scorso anno ha condannato un giornalista palestinese a 15 anni di lavori forzati;

2. Davutoglu, il primo ministro della Turchia, che ha messo in carcere più giornalisti di qualsiasi Paese del mondo;

3. Il primo ministro israeliano Netanyahu che ha ordinato l’uccisione di 7 giornalisti a Gaza lo scorso anno (il numero più alto dopo la Siria);

4. Shoukry, il ministro degli Esteri dell’Egitto, che lo scorso 14 agosto 2013 ha arrestato svariati giornalisti e un fotoreporter di Al Jazeera, detenuto per oltre 500 giorni;

5. Lavrov, il ministro degli Esteri della Russia, che lo scorso anno condannò al carcere un giornalista e blogger siberiano per “aver insultato un servitore dello Stato”;

6. Lamamra, il ministro degli Esteri dell’Algeria, che ha imprigionato il giornalista Abdessami Abdelhai per 15 mesi senza alcun capo di imputazione;

7. Il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi, che nel 2013 ha incarcerato e tenuto in isolamento un giornalista egiziano per un mese senza alcun capo di imputazione;

8. Jomaa, il primo ministro della Tunisia, che recentemente ha imprigionato il blogger Yassine Ayan per 3 anni per aver “diffamato l’esercito”;

9. I primi ministri della Georgia e della Bulgaria, entrambi Paesi che detengono il record nell’aver picchiato e pestato giornalisti;

10. Il procuratore generale degli Stati Uniti, dove la polizia a Ferguson ha recentemente arrestato e picchiato i reporter del Washington Post;

11. Saramas, il primo Ministro della Grecia, dove la polizia antisommossa picchiò e ferì due giornalisti durante una protesta nello scorso giugno;

12. Il segretario generale della Nato, che deliberatamente bombardò e uccise 16 giornalisti serbi nel ‘99;

13. Keita, il presidente del Mali, dove vari giornalisti sono stati espulsi per aver denunciato violazioni di diritti umani;

14. Il ministro degli Esteri del Bahrain, il secondo Paese nel mondo ad aver arrestato e torturato giornalisti;

15. Mohamed Ben Hamad Ben Khalifa Al Thani , sceicco del Qatar, che incarcerò il poeta Mohamed Rashid al-Ajami per 15 anni per aver scritto la poesia “Jasmine”, che criticava tutti i governi della regione del Golfo sulla scia delle rivolte della primavera araba;

16. Il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen, per il quale sono stati arrestati diversi giornalisti accusati di averlo insultato nel 2013;

17. Cerar, il primo ministro della Slovenia, che condannò nel 2013 un blogger a sei mesi di carcere per diffamazione;

18. Enda Kennu, primo ministro dell’Irlanda, dove la “blasfemia” è considerata un reato e un crimine;

19. Kopacz, primo ministro della Polonia, che a giugno ha ordinato un’irruzione dei servizi segreti nella sede di una rivista per sequestrare conversazioni imbarazzanti riguardanti il partito al governo e registrate in un ristorante chic di Varsavia;

20. Cameron, il primo ministro del Regno Unito, dove nell’agosto del 2013 le autorità distrussero documenti in possesso del “Guardian” e forniti da Snowden. Il governo britannico minacciò procedimenti giudiziari contro il quotidiano, che denunciò a sua volta una vera e propria persecuzione;

21. L’ambasciatore del Regno dell’Arabia Saudita, dove un blogger è stato condannato a 10 anni di carcere e a 1000 frustate da eseguire in 20 settimane per aver offeso l’Islam;

22. “Last but not least”, il comunicato di solidarietà di Hamas che picchia a sangue giornalisti a Gaza e avalla i massacri nelle sinagoghe.

Fuori concorso, Matteo Renzi, che non reputo responsabile, ma che ha rappresentato il Paese dell’editto bulgaro, della satira censurata in Rai, tv di stato, e di crimini ancora irrisolti come l’omicidio Pecorelli. Mi e gli auguro che questa manifestazione gli apra gli occhi e la mente.

Chiudo citando una battuta su Facebook del giornalista Alessandro Gilioli: “Orban. Lamara. Lavrov. Davotoglu. Choukry. Ali Bongo. A Parigi. A manifestare per la libertà d’opinione. Goebbels si scusa ma aveva impegni”.

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