Io non mi ritrovo nel buonismo e nel populismo, nella politica da mentecatti e arrivisti e analfabeti. Io non provo rancore per chi mortifica la gioia e la grammatica italiana, per chi fa il copia e incolla della cultura altrui…

La vita è strana, molta gente le manca di rispetto, la riempie di parole e menzogne, perché la verità ha un suono poco gradevole specie se detta a breve distanza tra due individui di dubbio spessore morale.

Molti preferiscono il pettinarsi alla moda all’indossare un comodo paia di scarpe per affrontare la strada quotidiana.

Taluni praticano la verità e vivono su di una metaforica montagna che hanno raggiunto senza aspettare che avvenisse il contrario.

L’abisso della menzogna chiama e inghiotte quello della verità, abyssus abyssum invocat.

Abbiamo tutti davanti agli occhi i vizi degli altri mentre i nostri ci stanno alle calcagna. Ci manca sempre qualcosa per la felicità, la cerchiamo fuori da una finestra chiusa per timore di un raffreddore.

Aristotele stesso probabilmente non gradì mai l’amicizia del suo maestro Platone, gli preferì la verità che ebbe in insegnamento: “Amicus Plato, sed magis  amica veritas”.

Hegel sosteneva che “la storia è la macelleria in cui vengono fatte a pezzi le speranze, i sogni e tutte le aspettative dei popoli come degli uomini”.

Accadono per fortuna cose strane e sono le migliori. Cose sgarbate, poco educate e profonde, taglienti.

Sorrido pensando che un giorno qualcuno smetterà di pensare a Gramsci come ad un intellettuale di sinistra, solo perché non riuscì mai a laurearsi in Lettere e Filosofia a causa della politica. Oggi non manca l’istruzione ma la grazia e l’educazione.

Qualcuno ha sentito affermare a Palmiro Togliatti in tempi poco sospetti che Freud fosse un autore da bordelli.

Spinoza fabbricava lenti e rifiutò di insegnare all’Università di Heidelberg, visse di una piccola pensione statale, alloggiando in camere d’affitto.

Vogliamo parlare dell’amore? Amor caecus: è cieco. Quasi più nessuno lo cerca e l’uomo si condanna ogni giorno con la propria paura di poterlo perdere e soffrirne.

La pace? Quella è un deserto in cui non ci sono bar e night club. Ci cammina poca gente.

L’avete mai sentita la fesseria che ognuno è artefice del proprio destino? Eppure è la meno fesseria tra le tante, è una mezza verità. Qualche rompicoglioni che ha studiato comunicazione su Wikipedia potrebbe insinuare che il bicchiere è mezzo pieno e talvolta vuoto, ma che significa?

I bambini muoiono su dei barconi, uccisi, gli sparano perché rappresentano un vuoto a perdere per l’economia del traffico di esseri umani, la nuova tratta di schiavi. Muoiono a tutte le età. Il mare dei pirati e delle sirene diventa un cimitero, galleggiano assieme a lattine di gasolio e preservativi.

Qualche sociologo ha scoperto dove si nasconde il male, comodamente seduto sul suo divano di spalle ad una libreria piena di pagine noiose e copertine colorate; qualche casalinga annoiata teledipendente non ha più il coraggio di contare i morti durante il telegiornale che andrebbe vietato ai minoro di anni 14 e forse più.

Un mare di merda sta cadendo dal cielo, Dio forse è morto filosoficamente e in sua assenza gli uomini si sono incattiviti. Le stelle sono belle alla pari di fiamme d’accendino.

Si canta il rap. Si promette al sangue di scorrere per un parcheggio rubato in tutta fretta. Ma voi vi sentite cittadini di qualche luogo?

Io ho deciso di cambiare il mio domicilio, ho comprato una nuvola nell’Isola che non c’è. Ho deciso di raccontare ogni sera ai miei figli che c’è “l’ora muta delle fate”, che le fate un tempo vivevano nei cuori mentre oggi sono in pieno sfratto e raccolgono in cartoni i pizzetti d’amore di tutti i bimbi del mondo. Non piangete, tesori miei, la spensieratezza si è spostata di qualche chilometro verso un luogo che nessun fottutissimo Gps riconosce. Sul display 5.7 del tuo smartphone puoi vedere anche le balene? Io non le ho mai viste! La fotocamera del tuo smartphone può fare una radiografia ai miei polmoni? Fumo qualche sigaretta!

Io non condanno la morte, forse sì chi ha fotografato un bambino a pancia in giù sulla riva di un mare, perduto nel sonno della buia morte incomprensibili e assurda.

Provo pena per chi finge ai colloqui di selezionare nuove intelligenze e non ha il coraggio di ammettere che in realtà lo fa solo per lavoro, senza intento di accogliere nessuno che qualcuno abbia già attenzionato senza meriti.

Io non mi ritrovo nel buonismo e nel populismo, nella politica da mentecatti e arrivisti e analfabeti. Io non provo rancore per chi mortifica la gioia e la grammatica italiana, per chi fa il copia e incolla della cultura altrui. Ci dormo sopra. Distruggessero il mondo, sono disposto a ripulire per chi amo il cesso più sporco. Io mi sono perduto e non chiedo aiuto a nessuno.  Nella strada che separa casa mia dal lavoro, raccolgo la luce e il buio. Voi?

Fontehttps://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/ce/Marcel_Duchamp.jpg
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Damiano Landriccia
Damiano Landriccia nasce ad Andria, nel 1973. Sposato, con tre figli, vive a Trani. Ama leggere e scrivere. Ha scritto e scrive recensioni cinematografiche per il Mensile Culturale milanese “Quarto Potere” (www.quartopotere.com). Ha scritto per la rivista di moda pugliese “City View”. Ha vinto il Festival Teatrale U.A.I. – Atti Unici Italiani – di Reggio Emilia nel 2004. Gli hanno di seguito rappresentato il Testo vincitore “Il Grande Padre” a Reggio Emilia presso “Il Teatro Piccolo Orologio” sempre nel 2004. Edizioni Babila gli ha pubblicato delle poesie nel libro “Ad un passo dell’anima - dal verso all’immagine”. I testi teatrali sono pubblicati su www.dramma.it. Altri testi e poesie sono pubblicate sul sito www.ewriters.it

1 COMMENTO

  1. Hai anche delle soluzioni o ti andava semplicemente di fare un quadro romantico della merda che permea la vita -tipo- da sempre? Qui non si puliscono cessi. Qui si ingoia merda. Puoi condividere la tua merda, convincere qualcuno a ingoiarne per te o decidere di ingoiare quella degli altri. Non ti va di ingoiare merda? Hai sbagliato mondo, come minimo.

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