Rorschach

Sentirci dire, anche se non è vero, che Einstein fu bocciato in matematica, accrescerebbe senza dubbio la nostra autostima, ma quello che Hermann Rorschach visse durante la travagliata fase dell’adolescenza andava oltre il dubbio lavorativo di un normale diciottenne.

Le sue antitetiche predisposizioni naturali alla pittura e alle scienze generarono in lui un caos schematico che, successivamente, avrebbe tracciato i profili delle più contorte strade del pensiero umano.

La Zurigo del tardo Ottocento giaceva su una culla incastonata di arte e medicina, cortili letterari dove Rorschach non trovava altro sfogo che dilettarsi nella competitiva kleksografia, un gioco che sfruttava piegature cartacee per creare particolari effetti simmetrici. Ma, in fondo, nell’innovativa psichiatria di Rorschach, la simmetria, rispetto agli autorevoli colleghi e compaesani Bleuler e Jung, faceva da contrasto alle tecniche stilistiche di Leonardo da Vinci e Botticelli. Soprattutto dal pittore fiorentino, Hermann ricavò la linea dinamica ed energetica per delineare i tratti caratteriali dei suoi pazienti, descritti per la prima volta come forme espressive e vitali incorniciate dall’essenza del movimento.

L’idea di interpretare disegni ambigui per valutare la personalità di un individuo ha permesso di superare nuove frontiere nella psicanalisi del ventesimo secolo. Il compito del soggetto è fornire un’immagine dettagliata, sorta dall’associazione visiva di specifiche macchie su determinate tavole. Il test proiettivo in questione fa emergere in superficie conflitti interiori ed emozioni recondite. I sentimenti che Rorschach cerca di raccontare sono frammenti confusionari, schizzi inconsci di animi turbolenti. Sono gli incompiuti, i disadattati che inventano il loro domani in relazione alla condicio nella quale sono costretti a vivere. È l’inchiostro che tinge le nostre coscienze, mix di prosa e poesia, versi di una consapevolezza che siamo obbligati a raggiungere, strofe che il medico tedesco Justinus Kerner pubblicò in un popolare libro ispirato proprio alle tavole dell’analista svizzero.

Nel 1945 gli statunitensi Gustave Gillbert e Douglas Kelley furono chiamati a redigere profili psicologici su ventuno imputati nazisti durante il Processo di Norimberga. Seppur mai del tutto riconosciuto in ambiti legali, il test di Rorschach ha svolto un ruolo fondamentale nelle prognosi criminologiche dei più efferati eccidi dell’umanità.

Gnòti seauòon, ci dicevano gli antichi greci, conoscere se stessi per conoscere i contorni della nostra realtà, quella che non si ferma all’apparenza, l’impressione annullata dalla sensibile indagine su chi ci siede accanto, scrutare il particolare per ampliare un punto di vista fatto di ricordi, passioni ed interazioni, sporcarsi le mani per sentirsi davvero liberi di esprimere il talento nascosto.

Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido: Albert Einstein

LASCIA UNA RISPOSTA