Filomena Livrieri

Ad ognuno i suoi regali. Al sottoscritto la Befana ha portato due doni inattesi e speciali.

C’era una volta… Fiabe classiche in versi (Caletti, Villanova di Guidonia 2015) e Arte e Poesia, Emozioni senza tempo (Caletti, Villanova di Guidonia 2014) sono i due regali che una Befana evidentemente dolcissima (perché io non credo di aver fatto particolarmente il bravo) mi ha portato sulla soglia del camino di casa.

E scopri così un’autrice, Filomena Livrieri, dai toni delicati, tenacemente legata ai temi dell’anima, così come ce li hanno donati e rivelati i classici della fiaba, dell’arte, della poesia.

Nel primo testo, C’era una volta, il titolo non è solo una ricerca d’effetto: è invece per davvero la riproposizione delle fiabe che tutti da bambini abbiamo amato, e che ci hanno formato, in una veste insolitamente nuova, proprio perché antica. Filomena Livrieri sceglie, infatti, di riscrivere le fiabe che tutti conosciamo, ma… in versi. Troviamo così Cappuccetto rosso e Biancaneve, Il gatto con gli stivali, Pinocchio, La piccola fiammiferaia, Il brutto anatroccolo, Alice nel paese delle meraviglie e, via via tutte le altre fiabe, ma scandite in versi endecasillabi, per lo più in quartine, ma anche in ottave, in rima quasi sempre alternata, con distico finale.

L’operazione ha una dolcezza sconvolgente: da una parte, ti trovi davanti a storie che hanno costruito la tua memoria, e che dunque ben conosci; dall’altra, la levità, la delicatezza, la scioltezza dei versi ti lega, affascina e conduce in un mondo che, in un certo modo, ti appare del tutto nuovo. Operazione riuscita, riuscitissima: un plauso al coraggio, all’inventiva e alla maestria dell’autrice.

Il discorso potrebbe in gran parte ripetersi per Arte e poesia. Questa volta ci troviamo davanti a una silloge di componimenti che Filomena Livrieri ha composto in viaggio: un viaggio fisico e della memoria. Quasi colpita dalla sindrome di Stendhal, l’autrice ogni volta che scopre una città, vicina e lontana, o un’opera d’arte, celebre o meno celebre, avverte l’esigenza di contemplare a distanza la bellezza che si offre al suo sguardo, di sottoporla alla catarsi della scrittura e di lasciarne una traccia di memoria per sé e per i suoi lettori. Ci si trova, così, ad essere condotti per mano tra gli splendori nostrani di Corato, Andria, Ostuni e Melfi o Potenza, ma anche a visitare (o rivisitare) meraviglie come il duomo di Prato, il castello di Avio, la val d’Orcia e tanti altri posti di fascino immortale.

Un viaggio, anzi una molteplicità di viaggi, che si fa così diario di bordo e invito a ripercorrere il cammino dell’autrice, sulle sue pagine così come tra le vie del mondo, lo stesso che Filomena vuol salvare dall’imperversare del tempo che tutto cancella o anche dalla frettolosa e distratta superficialità che niente apprezza.

Che dire? Bravo non sono stato, ma la Befana deve proprio avermi voluto bene. I regali, però, sono più belli se condivisi. A proposito: di entrambi i testi esiste la versione ebook: qui C’era una volta e qui Arte e Poesia.

Buona lettura.

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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...