Il 25 novembre ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne . L’ONU e l’U.E. definiscono “violenza di genere”, quella forma di violenza che si annida nello squilibrio relazionale tra i sessi e nel desiderio di controllo e di possesso da parte del genere maschile sul femminile.

Uno squilibrio relazionale storico, che affonda le sue radici nella nostra cultura. Per secoli è rimasto un problema invisibile, senza nome, massicciamente presente nella quotidianità delle donne tanto da risultare la “normalità” delle relazioni tra i sessi. Diventava motivo di allarme, con attivazione di sanzioni, solo quando andava a sovvertire l’ordine sociale o a ledere i codici di “onore” tradizionali. Oggi, finalmente, invece si inizia a guardare alla violenza di genere come ad una emergenza sociale. In Italia, sempre più se ne discute, sempre più il fenomeno sta emergendo nella sua gravità e nella sua complessità.

Fortunatamente, molte sono le donne che prendono consapevolezza, che si rifiutano di subire passivamente, che iniziano a chiedere aiuto ai servizi preposti.
Sempre di più.
Dal 2006 al 2012, più di 100.000 sono state le chiamate utili arrivate al numero verde nazionale

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Nel 2013, sono salite a circa 63.000.
Non è che i casi di violenza siano aumentati: sono aumentate le denunce, in particolare in casi di “violenza domestica”, quella che, secondo la cultura del passato, doveva restare nascosta perché, si sa, “i panni sporchi si lavano in casa”.

Ed invece, oggi, la maggior parte di richieste d’aiuto arriva da donne, vittime di violenza (fisica, psicologica, sessuale, economica, stalking) da parte dei propri partner e/o ex partner.

Le richieste d’aiuto aumentano non solo a livello nazionale, ma anche a livello locale, ogni giorno di più. Un dato che mi permette di sostenere che si sta prendendo sempre più consapevolezza della gravità del problema. Le donne stanno a mano a mano acquisendo coscienza delle violenze che subiscono o che hanno subìto e stanno imparando a chiedere aiuto, stanno imparando a pretendere l’aiuto.

D’altra parte, credo di poter sostenere che anche le Istituzioni stanno cercando negli ultimissimi anni di far fronte al problema. Il legislatore negli ultimi tempi ha varato diverse leggi importanti, il Governo è impegnato in qualche modo nel cercare di affrontare il problema, coinvolgendo anche le amministrazioni regionali e locali, i servizi territoriali, nonché le realtà del terzo settore.
Certo, le difficoltà non mancano, ma non è azzardato dire che stiamo vivendo un’epoca di vero e proprio trapasso culturale. Di rivoluzione culturale, l’unica che può avviarci verso una autentica parità tra i generi.

Rispetto a qualche anno fa, tante cose sono cambiate. Rispetto al traguardo atteso, tanto deve ancora cambiare.

Patrizia Lomuscio

[Foto di copertina: Dana Zagaria]

 

 

 

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Patrizia Lomuscio
Sono Patrizia Lomuscio, laureata in Psicologia Clinica dello Sviluppo e delle Relazioni e Consulente in Criminologia, Psicologia Investigativa e Psicopedagogia Forense.  Socia fondatrice e Presidentessa del Centro Antiviolenza "RiscoprirSi...", associazione nata nel 2009 ad Andria (BT) per prevenire e contrastare il fenomeno della violenza, in qualsiasi forma essa si manifesti, che dal dicembre 2013 è componente dell'ATI Associazione Temporanea d'Impresa che gestisce il Centro Antiviolenza della Provincia Barletta-Andria-Trani "Futura". Esperta in Progettazione Sociale e Politiche Sociali, in particolare Politiche di Genere, mi occupo di amministrazione, pubbliche relazioni e formazione, prevenzione e sensibilizzazione. Da Gennaio 2013 socia fondatrice di S.A. PSI Studio Associato Psicologico Educativo, studio professionale di promozione del benessere psicologico della persona, della coppia, della famiglia e della collettività, attraverso attività di ricerca, informazione, formazione, prevenzione e intervento psicologico - psicoterapeutico - educativo pensato sulla centralità del cliente come autore principale dell'intervento. 

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