Nietzsche affermava che il mondo è un caos e vana risulta essere qualsiasi  azione che miri a cercare di ordinare questo caos. Nietzsche faceva l’esempio dei preti che, con la loro morale religiosa molto rigorosa, cercavano di opprimere le passioni umane generatrici del caos. Qualcun altro – Hitler & company – ha persino fatto un uso politico del concetto di “oltreuomo” ovvero di quell’uomo che, compreso il caos del mondo, si eleva al di sopra di esso e vive una vita libera dalle passioni che tormentano l’uomo.

Detto ciò, mi chiedo se realmente esista il caos e se  mai possa esistere un ordine definito. Prima di tutto, dobbiamo capire a cosa alludiamo con “caos” e dunque con il termine opposto ovvero “ordine”.

Le tematiche che queste categorie evocano sono innumerevoli, perciò mi limiterà a prendere in considerazione l’ambito politico. Parto da un presupposto: l’esistenza di un “caos politico” derivante dalla presenza di una collettività che porta con sé diversi interessi e che dunque fa sorgere l’esigenza di creare delle categorie sociali.

In passato, con la continua contrapposizione fra proletariato e borghesia, risultava più semplice creare un ordine sociale. Oggi, dopo la caduta del Muro di Berlino, si è persa quella connotazione classista e ideologica, rendendo difficile rinvenire delle categorie alternative.

In effetti, la classica stratificazione sociale è fra proletariato e borghesia.
È importante comprendere la differenza fra queste due classi sociali. Chi inseriamo in una classe piuttosto che in un’altra? Dividiamo per fasce di reddito o per connotazione comportamentale della gente?

Per quanto concerne la prima categorizzazione, quella relativa alle fasce di reddito, essa risulta molto complicata da farsi. L’esistenza di una consistente classe media rende oggi impossibile una distinzione cosi netta, contrariamente a quanto avveniva prima del boom economico degli anni ’60, quando realmente la popolazione era divisibile in borghesia e proletariato sussistendo una notevole disuguaglianza di reddito.

Per quanto riguarda la seconda categorizzazione, ovvero la connotazione comportamentale, essa rivela delle contraddizioni interne. Essa, infatti, si presenta come una serie di comportamenti, di sensibilità e approcci relazionali che accomunano il modo di essere e di vivere di alcuni gruppi di persone e che dunque potrebbero facilitare l’integrazione di esse in una organizzazione politica, ma non tiene conto della prima divisione (quella reddituale) che potrebbe essere un vincolo insuperabile quando si dovranno prendere delle scelte che concernono fatti economici, facendo entrare  in ballo i diversi interessi economici che portano a una non comunanza nelle scelte da prendere. Questo mio ragionamento vuole mirare a comprendere le contraddizioni insite ad ogni processo di categorizzazione e dunque di ordine del caos. Sono innegabili le difficoltà che si presentano a chi cerca di creare un ordine nel disordine naturale generato dai diversi conflitti di interesse, dai diversi modi di  pensare e dalle difficolta che la gente ha nel confrontarsi con opinioni distinte dalle proprie .

A tutto ciò si aggiunge la credulità popolare che permette ribaltamenti improvvisi degli scenari politici impedendo cosi una seria discussioni su tali tematiche.
Ciò posto: forse Nietzsche aveva ragione?

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