“Dio ha creato le terre con i laghi e i fiumi perché l’uomo possa viverci.
E il deserto affinché possa ritrovare la sua anima” (Proverbio Tuareg)

Ci avete mai pensato? Com’è che si cammina? Con un piede per terra e un altro sospeso. E non appena il piede che avanza tocca terra, ecco che l’altro se ne stacca per spingersi oltre. È come se per camminare dovessimo continuamente essere sospesi, un piede su e uno giù, uno che dà stabilità, l’altro che ha fiducia nel progresso…

La stessa cosa vale per gli occhi. Quando si cammina, bisogna stare attenti a non inciampare, attenti a dove si poggiano i piedi, se non si vuol finire in una buca o compiere un passo falso. Eppure, per camminare, bisogna avere anche la testa alta e guardare avanti, per sapere dove andare. Essere dei sognatori coi piedi per terra: pensate un po’…

Credo che sia stupenda questa nostra condizione del cammino. Una vera metafora del nostro essere viaggiatori nella vita. E attraverso la vita.

Chi ha paura di avanzare, resta coi piedi ben piantati per terra. Lui è un realista, sa quanti rischi si corrano lasciando un porto e un posto sicuri. Niente. Preferisce non rischiare. Piedi per terra e non si muove. Solo, muore di sterilità…

Poi ci sono i saltatori. Quelli che vivrebbero per sempre sospesi. Quelli che spiccano il volo ad ogni nuovo ostacolo. E atterrano sempre oltre il fossato. Beati loro. Stirpe di vincitori. Ali nei piedi e cuore allenato. Possono compiere grandi viaggi se un infortunio non interviene a spezzarne la corsa…

Infine, ci sono i cosiddetti normali. Quelli che camminano. Un piede a terra e uno per aria. Un passo alla volta. Con una meta da seguire. Una visione nel cuore e nella mente. Una meta che anima le gambe. Gente normale, niente di che. Ma capace di sconfiggere la noia dell’ordinario. E di vivere bene.

Buon anno a tutti, allora. A chi è fermo e a chi è caduto, a chi corre e a chi cammina, a chi compie un passo per volta e a chi attende una spinta. Buon anno a realisti e pessimisti, a ottimisti e visionari. A chi crede nel prossimo e, soprattutto, a chi non ci crede più.

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FontePhoto credits: Michela Conte
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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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