Nome: Vito. Professione: gentilezza.       Specialità: offrire un caffè a degli estranei. Tipicità: #benvenutialSud.

Il podismo non è una pratica sportiva che tutti possono comprendere. Per chi ti guarda con occhio estraneo, rimane difficile capire cosa ci sia di divertente nel correre per ore e ore, sudare, fare sacrifici e poi non vincere niente.

Chi, invece, conosce la passione della scarpe da corsa, sa cosa significhi svegliarsi alle 4.30 del mattino, farsi più di cento chilometri in auto, con gli amici, per raggiungere, ad esempio, Monopoli e lì gareggiare unicamente con se stessi: correre per 21km e 95 metri col solo scopo di abbassare di almeno un secondo il proprio record.

Monopoli, appunto: ridente cittadina nel cuore della Puglia, tra ulivi secolari, un mare baciato dal sole di inverno e le incantevoli stradine e chiesette del centro storico. Della gara non vi racconterò nulla. Ve l’ho già detto: capirete quando proverete.

Voglio invece raccontarvi di Vito. Direte voi: e chi è? Risposta: boh!

Io Vito, prima di oggi, non l’avevo mai incontrato e, con me, non l’avevano mai visto neppure i miei compagni di avventura: Luigi e Sabino, inseparabili in gara come in allenamento, Patrizia e Rosa, la prima che si è migliorata di oltre 11 minuti, la seconda, fortissima, che le ha fatto da angelo custode per tutta la gara.

Ma torniamo a noi. Finita la corsa, il tempo di un breve ristoro, ci cambiamo, scattiamo la foto ricordo, mangiamo un pezzo di crostata preparata per noi da mani d’amore e ci rimettiamo in auto alla volta di casa.

Decidiamo, però, di concederci un’ultima coccola: del resto, ce la siamo meritata!

Prima di lasciare Monopoli, lungo la Statale 16, ci fermiamo ad una stazione di servizio per regalarci il piacere di un espresso. Siam terroni, meridioniali, gente del Sud: per noi un caffè espresso è una cosa seria!

Entriamo nel bar della stazione di servizio e, carichi come siamo di adrenalina post-gara, incominciano gli sfottò su chi debba pagare: “Paga chi è arrivato ultimo!”, “No, tocca pagare a chi è arrivato per primo”, “No: a chi si è migliorato…”.

Il barista, simpaticissimo, respira la nostra allegria e si mette subito sulla stessa linea d’onda: “Facciamo così: paga il prossimo che mette piede nel bar…”, “Giustissimoooo!”, rispondiamo in coro, e non facciamo a tempo di finire la frase che Vito fa la sua comparsa dietro la porta a vetro dell’ingresso.

Mentre varca la soglia, lo avviso: “Signore, mi scusi, ma abbiamo deciso che il prossimo che sarebbe entrato avrebbe pagato il caffè per tutti…”, “Non ci sono problemi”, è la risposta.

Ora, voi penserete: è uno scherzo, è stato semplicemente al gioco e ha mostrato di avere battuta e riflessi pronti.

Sapete che c’è? C’è che è esattamente quello che abbiamo pensato pure noi. Perciò non ci abbiamo fatto caso più di tanto, ci siamo fatti un’altra risata, abbiamo gustato il nostro caffè e poi abbiamo mandato Luigi (uno lo dovevamo pure trovare!) a pagare…

Sorpresa: “Caffè pagato”, fa il barista. “Ma da chi, scusi?”, “Dal signore”, “Guardi, apprezziamo il gesto, ma noi il signore non lo conosciamo, non l’avevamo mai incontrato prima d’oggi e stavamo solo scherzando…”.

Il barista fa spallucce, quasi a dire: “Che volete da me? Lui i soldi me li ha dati e io me li sono presi…”.

A questo punto circondiamo il piacevole sconosciuto e ribadiamo il concetto: “Scusi, signore, era solamente uno scherzo. Non facevamo sul serio. Davvero non possiamo…”

Lui ci ferma e ci fa: “Questo è lo scontrino. Tranquilli. Ormai ho pagato. Vi avevo detto che non sarebbe stato un problema…”

Che altro raccontarvi? Questo è il fatto. Mo’ vedete voi se volete crederci…

Nome: Vito. Cognome: Leucci.

Professione: gentilezza.

Specialità: offrire il caffè a sconosciuti.

Tipicità: #benvenutialSud.

Post scriptum: con Vito, abbiamo voluto scattare una foto ricordo. Per la cronaca, lui è quello al centro, in abiti civili. Per ricambiare la sua generosità, il minimo che potessimo fare era metterlo a centro tra le belle Rosa e Patrizia… Uomo avvisato, caffè pagato!

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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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